Evelina Santangelo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
(3/12)
Quella storia durò giorni, poi settimane, con il Rosso che, ogni volta, scuoteva la testa, e Peppe che: — A me mi fa solo un piacere! — E quando ormai era passato un mese buono da quella prima volta, non mostrò di farci caso quasi più nessuno al Biondo che, una sera sì e una no, spuntava da dietro l'angolo con la sua carretta, — Grazie, — diceva, e ripuliva sano sano il mercato, trascinandosi quel suo carico di roba con una corda grossa che gli segava la spalla e il petto. E: — Certo fatica, il ragazzo! — diceva una vecchia seduta davanti il negozio del genero ad aspettare l'ora di alzarsi e andarsene a casa. — E domani vieni, Biondo? — E lui: — Dopodomani —. Salutava con un cenno lieve del capo e prendeva la strada di casa, faticando sopra le basole, che tremavano sotto le ruote, mentre i vicoli rimbombavano di cigolii e barriti per qualche minuto, poi tornavano quieti a dormire nel buio, inghiottendo le voci dei bambini, che non si davano pace, gli correvano come grilli matti intorno per un pezzo lungo di strada, finché durava la voglia.

Perché il Biondo ha un esercito da sfamar…
un esercito, che vuole mangiar!
Anche immondizia, se non c'è di meglio in gir da trovar.

E poi, un giorno, il figlio piccolo del Rosso: — Biondo, ci hai cani nel magazzino? Gatti? Se me lo dici, ti do una mano! — E lui: — Grazie, no. Tiro da solo. — Ci hai topi? — Lui aveva alzato appena la testa: — Quelli ce li hanno tutti, no? — aveva detto ridendo e passandosi una mano davanti agli occhi a scacciare nugoli di mosche verdi. — Non ho bisogno di aiuto, grazie, — era tornato a chinare il capo e a tirare, un somaro biondo, la forza tutta concentrata sul collo e sulle braccia gonfie di muscoli e peli. — Allora ci hai un segreto, vero, Biondo? — E lui aveva alzato con uno scatto potente del collo la testa, lo aveva guardato dritto negli occhi, poi aveva fatto uno sforzo ancora più grande come per fare la strada in fretta, più in fretta possibile, senza più rispondere.

Ehi! Biondo? Hai un segreto da ingrassar
e nessuno lo deve scovar?
E nessuno, nessuno lo deve scovar?
E nessuno, nessuno lo deve scovar!

Fu così che quella cosa del segreto, in un niente, prese a fare, sul serio, il giro di tutto il mercato. La urlarono prima i bambini, correndo tra i budelli scuri dei vicoli e sparando con le loro pistole ad acqua a tutti i mostri grassi e biondi nascosti dietro i muri di tufo annerito delle case, l'ascoltarono le madri, la sera, dai figli tra una sgridata e l'altra, ché tornavano sempre troppo tardi, e poi la circumnavigarono, la mattina, in discussioni infinite filate da un balcone all'altro, facendo attenzione a non dire troppo scopertamente, per non spaventarsi a vicenda, la valutarono in giochi brevi di botta e risposta, le parole tutte smozzicate tra gli angoli della bocca, i commercianti tra i banchi del mercato, e quando, infine, la rese pubblica, a suo modo, e con tono serio stavolta, il venditore ambulante di sale e pentole affidandola alla voce metallica e impersonale del megafono: — Compratevi il sale e conservatelo, prima che se ne carica chilate il Biondo, che ha bestie da sfamare, donne! — la gente di tutto il mercato prese la decisione. Non si poteva vivere con quel segreto lì, a un passo. E che era a casa sua, che poteva fare quello che voleva, il Biondo! Meglio ingoiarsi l'immondizia che sfamare...
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