Evelina Santangelo
Biografia Parole stampate Parole recitate Parole cantate Rassegna Press Riflessioni News Contatti Narrazioni in viaggio
Parole cantate
Liuba
Savino
Il meraviglioso segreto del Biondo
Parole cantate
Il meraviglioso segreto del Biondo
(5/12)
e così slabbrata che sembrava fosse dimagrito dieci chili in una notte, la faccia pallida, una specie di luna piccola e tutta allungata, le braccia a penzolare sui fianchi, e i gomiti che affondavano, bianchi, nel buio. Gli occhi di un azzurro così scuro alla luce oleosa e spessa della luna, così scuro e liquido che: — Scusa, Biondo, sai... — e le parole gli s'erano ingarbugliate in gola. — Posso entrare? — E il Biondo: — È notte! — aveva detto e si era spostato di qualche passo, per lasciarlo passare, esitando, perché lo sentiva fortissimo nelle narici quell'odore d'urina ed escrementi che impregnava quel suo stanzone adesso che aveva respirato un po' d'aria buona di fuori.

Perché il Biondo ha un segreto da ingrassar...
Perché il biondo ha un segreto da ingrassar! ...

Peppe s'era fermato a mezzo metro dall'ingresso, s'era girato a cercare i suoi occhi: — Che è? — aveva quasi urlato, indicando una montagna di pelo in fondo, appena illuminata dalla gran luna bianca conficcata proprio nell'angolo in alto dell'entrata. E lui: — Pelli. — Pelli? — Di... orso. Pelli di orso. — E che te ne fai? — Li... concio, — aveva detto il Biondo, mentre quello già s'avvicinava al fondo della stanza e, a un tratto, faceva un balzo indietro. — Ma sono vive? — E il Biondo: — Veramente... Sì. — È un orso vivo, Biondo! — Sì, però... dorme, — e gli aveva mostrato una boccetta, poi una gran siringa. Lo aveva guardato con quei suoi occhi azzurri e liquidi. — Non fa male. Ti giuro. Si chiama... Iuri... uguale all'atleta italiano. Quello bravo, — un sorriso sulle labbra a fargli ancora più bionda e pesta la faccia. E Peppe: — Ah —, mentre il Biondo già riprendeva a parlare, con una specie di frenesia nella voce: — Lui pure è un atleta, sai? E io gli insegno a fare cose, ad andare su questo, per fare un esempio, — gli aveva mostrato una specie di bicicletta. — L'ho fatta io, adatta per lui, Peppe, — e stava già ricominciando a macinare parole una dietro l'altra, quando Peppe: — Da quanto tempo l'hai... — aveva tagliato corto. — Da un po', ma che importa. — Com'è che è qua? — Me l'ha portato un amico. — Quando? — Da un po'. — Ma come... come... — Che importanza ha! Adesso è qua. E... non fa male. È buono. Addomesticato, ecco. Ti giuro. E farà miracoli. Che ne parleranno tutti. Un giorno. E... — aveva accarezzato il pelo dell'animale con il palmo della mano. — Allora può stare! —... Non... lo so, ecco. Ci devo… ci dobbiamo pensare, — e aveva fatto come per andar via, poi si era girato, aveva osservato il Biondo, che continuava ad accarezzare quel suo grande animale, disteso, quieto, sul pavimento sporco di polvere e resti di cibo. — È... è come un cavallo, no?, vero, Biondo? — Quello si era voltato, era rimasto a guardarlo in silenzio, e Peppe: — Lo alleni, no?, Biondo, come si fa con i cavalli da corsa? — ... Sì, gli insegno cose —. Poi: — Può stare, vero? — Peppe si era stretto tra le dita il mento sporco di barba, se l'era tormentato un po': — Certo, i cavalli ci stanno... — Quelli del Rosso, dici? — Peppe aveva abbassato la testa: — Ci stanno... e nessuno si lamenta —. Aveva guardato ancora l'orso. — È una bella bestia, — aveva masticato tra i denti, così all'improvviso, mentre il Biondo già si alzava, gli andava vicino: — Il mio orso farà miracoli. Te lo giuro, Peppe!
top     << 5/12 >>
Concerto degli auguri
Privacy Policy