Evelina Santangelo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
(6/12)
Il mio orso ha il respiro di un bambino,
quando dorme e mi ci siedo vicino.
Ha un cuore piccolino, che fa un rumore lieve in petto.
E bisogna che ci poggi lì l'orecchio, per sentirlo
mormorare, quando è buio e lui sta, quieto, a riposare.
E quando poi è sveglio e s'alza, il mio orso ha
come una rara grazia lì, sepolta nel suo pelo,
che ti dici: non è vero.

Il mio orso ha per occhi il carbone della Slesia
e ti guarda da lontano e, se gli dai un po' la mano,
lui ti porta nel suo mondo, giù nel folto del suo bosco,
che è, sì, di pelo bruno, ma non mangia mai nessuno.

Il mio orso ha un accento duro duro, che ha nel fondo
un rumore d'acque grandi come fiumi, acque quiete di pianure.
E ha il coraggio di Sobieski, che mandò via i turchi pesti.
Ha un gran cuore polacco e un triciclo malfatto,
che, se saprà tenere duro, gli cambierà il futuro.

Ha un gran cuore polacco e un triciclo malfatto,
che, se saprà tenere duro, gli cambierà il futuro.
Perché ha un sogno qui nel petto, il mio orso.
Diventare un atleta perfetto.

Perché ha un sogno qui nel petto, il mio orso.
Diventare un atleta perfetto.
E se saprà tenere duro, cambierà il nostro futuro.
Se saprà tenere duro, cambierà il nostro futuro.
Con quel suo cuore polacco appeso a un triciclo malfatto,
con quel suo cuore polacco, appeso a un triciclo malfatto.

Che con queste mie mani gli ho fatto,
che con queste mie mani gli ho fatto.

E se saprà tenere duro, ci sarà un futuro.
Se saprà tenere duro, ci sarà un futuro.
Per i mori e per i biondi, e per Peppe e tutti quanti.
Per i rossi e per i biondi, e per Peppe e tutti quanti.

L'indomani sera il Biondo era arrivato con la sua carretta, aveva visto occhi, tanti, che lo guardavano e tutti con la stessa espressione come di ammirazione. E poi, a un tratto, proprio il Rosso gli s'era fatto incontro, con la mano tesa: — Complimenti, Biondo. So che hai un bell'animale. — Sì. Si chiama Iuri, come l'atleta italiano. Quello bravo —. E il Rosso: — Mangia molto, eh! — Abbastanza. — Ma... quant'è grosso? — Molto. Non lo so di preciso. Qualche quintale, credo. — E... balla! — Ancora no, ma tra un po'... — e aveva fatto un segno con la mano, come a dire: aspetta, Rosso, e vedrai! Ed era una cosa pazzesca che il Rosso gli parlasse così, senza girarsi a fare le sue cose, lasciando aspettare la gente, che doveva comprare, mentre tutti cominciavano già a chiedergli cose, a dargli pacche sulle spalle. E la vecchia seduta all'ingresso del negozio lo chiamava alzando appena la mano, gli chiedeva: — Morde? — No. È affezionato. — E quando ce lo fai vedere... — Quando è ora. — Presto, Biondo. Prima che muoio, vero? — E lui aveva fatto sì con la testa, e ci aveva tutt'un'allegria in corpo...
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Concerto degli auguri
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