Evelina Santangelo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
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Il meraviglioso segreto del Biondo
(10/12)
E non appena anche la vecchia si lasciò tirare su dalla sedia, sussurrando: — Bravo, però, il ragazzo... — e ripetendo: — Questo caldo ammazza... — al genero che con una mano le portava la sedia e con l'altra la sorreggeva, anche Peppe si decise a girare le spalle, si accese una sigaretta e, aspirando forte, si diresse piano verso casa, la schiena curva, come avesse un peso grande là sopra.

Che miracolo è un miracolo che, ti volti, e già non c'è.
Che miracolo è un miracolo che, ti volti, è già non c'è.
Che miracolo è un miracolo che, ti volti, e già non c'è.

E poi, a un tratto, si dovette fermare, Peppe, perché la vecchia aveva sfilato via la mano dal braccio piegato del genero e lo chiamava, indicando, con il suo dito a uncino, magrissimo, la piazza. Mentre il genero, la tirava via, diceva: — Non c'è niente da vedere! Non vedi che non c'è più niente! — E lei: — L'orso è ancora lì, no? — ripeteva e continuava a dimenarsi, a chiamare Peppe, a gridare che voleva andare lì, di aiutarla, ché doveva assolutamente tornare nella piazza, parlare con il Biondo, e non c'era tempo da perdere, perché alla sua età si faceva in fretta a morire da un giorno all'altro, da un momento all'altro persino. E che gli costava accompagnarla nella piazza, un minuto. Giusto il tempo, sì... giusto il tempo di scambiare due chiacchiere con il Biondo. E con quella bestia lì, magari. Niente, no! E allora? E guardava Peppe, gli tendeva il braccio, che sembrava lì lì per spezzarsi, tant'era sottile, di cartilagine, mentre il genero si portava una mano sulla tempia. — S'è bevuta il cervello! — diceva, guardando con due occhi rossi Peppe, — S'è bevuta il cervello! Completamente! — che piegava il capo: — Gliela porto io, — sussurrava. — Così, stasera va a letto contenta, no? — e la prendeva sottobraccio. — Andiamo —. E lei: — Prendi la sedia pure, Peppe. — Perché? — Non si sa mai, — mormorava, tirando le rughe della faccia in un sorriso, che nessuno l'aveva vista sorridere così da anni. — Non si sa mai, a questo mondo.

Quando arrivarono vicino al Biondo, che era ancora lì, immobile, con la testa incassata nelle scapole. — Lasciami, — disse la vecchia. Mise una mano sulla spalla del Biondo: — Eh, giovanotto! — Quello alzò appena il capo, gli occhi, come due pugni blu, persi sotto l'arco fragile delle sopracciglia, i capelli biondi bianchi bianchi di polvere. — Vedi di alzarti, tu e... quel tuo animale. Non ho nessuna intenzione di morire senza aver visto quel coso lì fare quello che deve! — disse poi sforzando la voce, che pareva sul punto di franarle in gola. — Nessunissima intenzione! — E lui, il Biondo, con un filo di fiato, guardandola dritta negli occhi: — Non è possibile. Tutto questo caldo... Non è proprio possibile. — E che miracolo è una bestia che stramazza al suolo. Su, tirala su, Biondo. L'hai promesso, no? E le promesse si mantengono... ai vecchi soprattutto! — Poi, girandosi verso Peppe: — Metti qua la sedia —. Si lasciò aiutare a sedersi, incrociò le mani sul ventre: — Sto aspettando, — disse. — E aspetterò sino a domani mattina e... tutto il tempo che mi resta da vivere, se è il caso. E almeno io, per quel che mi riguarda, farò la mia parte. Il pubblico c'è, Biondo. Adesso tocca a te. Alzati, dài, dài, dài!


Non si sa mai a questo mondo cosa ti porterà il giorno.
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