Evelina Santangelo
Biografia Parole stampate Parole recitate Parole cantate Rassegna Press Riflessioni News Contatti Narrazioni in viaggio
Parole cantate
Liuba
Savino
Il meraviglioso segreto del Biondo
Parole cantate
Il meraviglioso segreto del Biondo
(11/12)
Forse acqua, forse vento, forse un orso
che ti fa giovane il petto, se lo prendi con rispetto.

Su, avanti, tutti quanti lo spettacolo riprende.
Non si può buttar via un sogno sol perché,
sol perché ci è caduto addoss'il mondo.

Non si può lasciarsi andare, ce n'è di strada da fare.
I miracoli son belli, ma bisogna meritarli,
aiutarli, o anche solo incoraggiarli.
Fare ognuno la sua parte: l'arte, il pubblico, la sorte.

I miracoli son belli, ma bisogna ottenerli.
Aiutarsi con le mani e con i piedi,
con le unghie, con la forza delle reni,
con il cuore e con la testa e con tutto ciò che resta.

Su avanti, tutti quanti lo spettacolo riprende.
Non si può buttar via un sogno, sol perché,
sol perché ci è caduto addoss'il mondo.

Fu così che il Biondo trovò il coraggio di tirarsi su, si pulì con il palmo della mano la polvere dai pantaloni. Parlò all'orso, a lungo, in quell sua lingua strana.
Ed era ormai notte quando quello sollevò una zampa, poi l'altra, tornò a ergersi dritto sulla piazza. Un gigante dal pelo bruno biancastro di polvere e sassolini nel gran chiarore traslucido della luna. La catenella al collo che riempiva il buio di bagliori, accendeva gli occhi della vecchia, che adesso guardava in silenzio il Biondo tirare appena la catenella e condurre quel suo grande animale verso la bicicletta, poi dire ancora qualcosa, che era come un invito o una supplica forse, una cosa che fece sollevare le zampe all'orso, poggiarne una su un pedale, un'altra sul manubrio, cercare un punto d'equilibrio, e poi, così, a un tratto, prendere a pedalare e pedalare, mentre già una piccola folla si stringeva intorno e in mezzo alla folla... il Rosso, che si chinava, raccoglieva il capello, lo porgeva al Biondo: — Tieni, — sussurrava, toccandogli appena la spalla, mentre forte uno dei suoi figli gridava: — Col cappello sembri più alto, sai, Biondo? Altissimo!


Un miracolo sarà. E il mercato tutt'intero, dritto in cielo lancerà...
Tutto il mondo parlerà del polacco e del suo orso
e di questo nostro posto, ché anche Dio si girerà,
un'occhiata ci darà. — Che spettacolo, — dirà.
Un miracolo, un miracolo sarà...

Pedalò tutta la notte, dicono, l'orso del Biondo. Gli occhi di carbone di Slesia fissi sulla vecchia, che chinava il capo a ogni giro, le mani, immobili, incrociate strette sul ventre, come a non voler spezzare quell'incantesimo, a non voler fermare la corsa di quel gigantesco fantasma bruno, che era proprio un sogno da pazzi in quella notte stellata e lunare di Ferragosto. E, a un tratto, la notte era come una mano gigantesca e scendeva nerissima e lucente di stelle sulla piazza, vorticava al ritmo delle ruote, a girare e girare intorno all'orso, alla sua bicicletta e al Biondo, che allungava un braccio, tirava dentro quella notte liquida e rotante bassa bassa sul selciato anche il piccolo corpo della vecchia che, a sua voltà, allungava il braccio e tirava dentro il corpo leggero di un bambino, che allungava il braccio e tirava dentro un altro bambino e un altro ancora e, quando l'ultimo bambino era già lì a vorticare insieme all'orso, fu la volta delle donne, di tutte le donne della piazza, che allungarono le braccia e tirarono dentro quella notte
top     << 11/12 >>
Concerto degli auguri
Privacy Policy