Evelina Santangelo
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Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Uomini e topi - La storia
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Copertina della Coffee House Press
Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Uomini e topi - La storia
Uomini e topi - La storia

di Evelina Santangelo

Boston, inizi anni Sessanta. L'America su cui «incombe una catastrofe nucleare, un progressivo accorciarsi delle gonne, e una gran quantità di nuovi film». Un negozio di libri nel cuore del centro storico della città del Massachusetts, con le sue palazzine cadenti a quattro piani. Un ratto sui generis intento a rievocare la storia della sua breve esistenza mentre fuori dal quel rifugio confortevole si profilano i segni di un'altra più modesta ma non meno devastante catastrofe, un piano di «ristrutturazione» destinato ad annientare il quartiere e, con esso, anche quel negozio di libri dove per una circostanza fortuita Firmino si è ritrovato a nascere.
Tredicesimo di una famiglia numerosa di ratti sgravati tra i brandelli di classici come Moby Dick e i Finnegans Wake, che la madre Flo ha utilizzato per costruirsi il suo nido, Firmino sconta, fin dall'inizio, le conseguenze della sua inadeguatezza nella lotta per la sopravvivenza che lo vedrebbe soccombere dinanzi alla famelica aggressività dei fratelli se non scoprisse di poter ovviare all'assenza del tredicesimo capezzolo di Flo, nutrendosi dei libri che abbondano in quel seminterrato di Pembroke Books. È così, per caso, che comincia a «incamerare» nel suo corpo  una quantità spropositata di nozioni: «la storia del mondo in quattro parti, frammenti di filosofia, psicoanalisi, linguistica, astronomia, astrologia, centinaia di fiumi, canzoni popolari, la Bibbia, il Corano, il Bhagavad Gita, il Libro dei Morti, la rivoluzione francese, la rivoluzione russa, centinaia di insetti, segnali stradali, annunci pubblicitari...» Sarà proprio questo primo approccio con la cultura di tutti i tempi che, dopo un po', lo porterà a fare un'ulteriore scoperta che gli cambierà la vita: «Quel che è buono da mangiare è buono da leggere».
Così, mentre fuori dal suo adorato negozio il mondo gli si profila come «tutto un divorarsi a vicenda in una feroce competizione, un si salvi chi può», Firmino sperimenta la vita e il mondo degli uomini attraverso l'opera dei Grandi di tutti i tempi, innamorandosene. Ma quello «sviluppo mentale» che «con una certa modestia», definirà «fuori dal comune» lo porterà anche a diventare consapevole della propria bizzarra eccezionalità, spingendolo a cercare il senso della sua vita, come accade sempre anche alle creature più ridicole o insulse nelle storie dei libri che divora, non più solo in senso letterale.
Come da neonato ha cercato quell'inesistente tredicesimo capezzolo, così da adulto cercherà il suo Destino che, ahimè, si profilerà sempre più incerto e illusorio. Una ricerca ridicola fatta dal più ridicolo degli esseri viventi: un ratto che aspira a essere uomo. Tanto più che quell'umanità – incarnata prima dall'infido libraio Shine («il  primo essere umano che F. abbia mai amato» come scriverà in un ideale cartello affisso al centro della sua mente) e poi dallo scalcinato scrittore Magoon (l'uomo più «in gamba» che lui abbia mai conosciuto, e il più rattesco anche, con quella sua camera piena di cianfrusaglie e libri che la rendono simile a una tana di ratti) – si rivelerà sempre più dolente e insensata come nei catastrofici romanzi del suo amato e rivoluzionario Magoon. «Un gigantesco canyon di solitudine» che solo le Bellezze riescono a far dimenticare. Quelle Bellezze che Firmino ammira in un cinema di quart'ordine, il Rialto (soprannominato «La Casa del Prurito»), dove scopre il fascino di Fred Astaire e Ginger Rogers, nonché la sensualità incommensurabile di quelle creature meravigliose che, dopo mezzanotte, si dimenano nude «tra il puzzo di vecchi e di poveri, di sudore e di sborra, mescolati al cattivo odore di pesticidi e disinfettanti buttati lì dentro una volta a settimana». «Un piccolo prezzo da pagare», dirà Firmino completamente rapito, mentre cresce in lui la consapevolezza della propria mostruosità. Un essere reietto e bizzarro, uno «scherzo di natura», che troverà un suo sodale in Don Chisciotte.
«Guardatelo, il Cavaliere dalla Trista Figura: fatuo, cocciuto, clownesco, ingenuo sino alla cecità, idealista sino al grottesco – e chi è costui, se non la sintesi di me stesso? La verità è che non sono mai stato a posto con la testa. Solo, non combatto contro i mulini a vento. Faccio di peggio: sogno di combattere contro i mulini a vento, muoio dalla voglia di combattere contro i mulini a vento, e talvolta, persino, immagino di aver combattuto contro i mulini a vento». Ed è proprio questa spropositata immaginazione a scaraventarlo fuori dal mondo e dalla sua logica inoppugnabile, crudele, dove i ratti, «come le pulci e gli ebrei», dice Firmino «infestano» e basta, mentre «le persone normali non potrebbero infestare nemmeno se ci tentassero». Parole amare certo che, però, non rinunciano mai all'ironia, ora corrosiva ora dolente, di cui sono pervase le pagine di questo romanzo che è tante cose insieme: una storia di formazione sui generis e paradossale; uno sguardo sul mondo fatto dagli occhietti neri e guizzanti di un extraterrestre, un ratto a passeggio sulla Terra come se questa fosse Giove; un inno a tutte le manifestazioni dell'ingegno umano sublimi e non, dai libri amatissimi ai film irrinunciabili, dai Grandi artisti di tutti i tempi a quelli più ordinari, ma non meno ammirati. In questo libro si ride spesso «per non piangere», come dice il ratto Firmino, cui non è dato piangere né ridere (come tutti i ratti d'altro canto), ma cui è capitato in sorte il dono di saper toccare le corde più intime dell'ironia e della commozione raccontando di destini che accomunano uomini e topi, pardon, e ratti.

Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Data pubblicazione
2008
Editore
Einaudi
Collana
Stile Libero Big
Prezzo
€ 14,00
ISBN
978-88-06-19258-7
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