Evelina Santangelo
Biografia Parole stampate Parole recitate Parole cantate Rassegna Press Riflessioni News Contatti Narrazioni in viaggio
Parole Stampate
Non va sempre così
Cose da pazzi
Senzaterra
Il giorno degli orsi volanti
La lucertola color smeraldo
L'occhio cieco del mondo
Pesci
Deandreide
Ragazze che dovresti conoscere
Principesse azzurre
Disertori
La realtà nelle parole
I racconti delle fate sapienti
Dieci decimi
FAQ Domande e risposte sulla narrazione
Liberare il futuro
Cura
Vincenzo Rabito - Terra matta
Traduzioni
Tom Stoppard - Rock 'n' Roll
Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Uomini e topi - La storia
Rassegna stampa
Copertina della Coffee House Press
Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Rassegna stampa
Rassegna stampa
28 aprile 2008
La Repubblica (Prima pagina)
Il topo di biblioteca che divorava i libri
Di Pietro Citati

Il protagonista di Firmino, lo straordinario romanzo di Sam Savage (Einaudi, nell'ottima traduzione di Evelina Santangelo, pagg. 180, euro 14), è un topo, anzi un ratto. Non crediate che ricordi Topolino di Walt Disney: un topo completamente umanizzato - un americano, intelligente e coraggioso, del tempo di Roosevelt. Firmino è un vero ratto: tutto il libro è intriso del suo profumo; con immenso piacere, noi odoriamo, squittiamo, mangiamo, guardiamo, ci avventuriamo nel mondo, come se fossimo ratti anche noi. Quando Firmino prende in mano la penna invisibile, che Sam Savage gli ha prestato, scrive estrosamente, brillantemente, con un appassionato amore per la letteratura e uno squisito dono della variazione. Come i veri topi, non ride: ma il suo romanzo è spiritosissimo e divertentissimo ed eredita tutte le corde del riso: shakespeariano, cervantino, swiftiano, dickensiano, carrolliano, stevensoniano, chapliniano. La madre avventurosa ed ubriacona di Firmino - Flo - si era rifugiata in una oscura, calda ed umida libreria, a Boston, Scollay Square. Doveva partorire. Guardava con stupore rattesco gli scaffali di legno stipati di file di libri, mentre altri libri erano infilati di piatto tra gli scaffali, ed ancora altre enormi ziggurat di volumi stavano ammonticchiate sul pavimento. C era di tutto: vecchi tomi rilegati in pelle, spaccati e ammuffiti, e volumi recenti ed economici. Flo non era colta: non aveva nessuna idea di cosa fossero i libri; per lei erano soltanto soffice, morbidissima carta. Afferrò una copia di Finnegans Wake, ignorando che era il capolavoro meno letto della letteratura universale: ne estrasse un cumulo di carta, lo pestò al centro, lo rialzò lungo i bordi, e lo trasformò in una tana. Poco dopo, beatamente, senza soffrire, scodellò in quel testo illeggibile tredici piccoli ratti. Tutto sarebbe andato nel migliore dei modi, e Sam Savage non avrebbe scritto questo bellissimo romanzo - se Flo non avesse avuto soltanto dodici capezzoli. Ma i ratti erano tredici: Firmino era il più gracile, e i robusti e violenti fratelli non lo lasciavano avvicinare ai capezzoli della madre. Così Firmino dovette rinunciare al latte materno – cosa che avrebbe avuto effetti disastrosi sul suo equilibrio psichico. Appena nato, diventò l'escluso. Per non morire di fame, cominciò a rosicchiare libri. Li masticava per ore, come se fosse gomma. Avevano un sapore gradevole, e mangiarli divenne presto per lui un' abitudine. Da principio non distingueva: un boccone di Faulkner era, per lui, come un boccone di Flaubert. Poi imparò a conoscere le cose chiamate reali – i grattacieli, i cavalli, i fiori, un letto disfatto, il fischio di un treno, una zattera – e si rese conto che Eisenhower era una persona, mentre Oliver Twist era un personaggio romanzesco. La lattuga sapeva di Jane Eyre. Dopo anni, venne illuminato dalla verità: un libro buono da mangiare era anche bello da leggere. Intanto, non sappiamo come, Firmino aveva imparato a leggere. Diventò un vizio: un terribile dipendenza. Lesse di tutto: filosofia, psicoanalisi, linguistica, astronomia, astrologia, la Bibbia, il Corano, la Bhagavad - Gita, il Libro dei Morti, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa, Kant, Hegel, Swedenborg, storia irlandese, ricette, barzellette, malattie, nascite, esecuzioni... Quando si specializzò in narrativa europea dell'Ottocento, il suo amore per la letteratura toccò il culmine. Fece amicizia con tutti i personaggi di Jane Austen, Balzac, Stendhal, Dickens, Flaubert, Tolstoj, Dostoevskij, Henry James, Thomas Hardy. Visse con loro. Strinse la vita sottile di Natasha Rostova: sentì la mano di lei posarsi sulla sua spalla, e danzò con lei, trascinato dal valzer. Costrinse Baudelaire a salire sulla zattera di Huck Finn. Continuò i romanzi lasciati a metà: nell'estate del 1929, mentre Wall Street stava per crollare all' insaputa di tutti, che vestiti indossavano i personaggi? Che tipo di scarpe? Che genere di mutande? E i capelli, che taglio avevano? * * * Mentre i suoi fratelli si perdevano nelle piazze, nelle gallerie e nei rivoli del mondo esterno, Firmino diventò un ratto-libro. E con un atroce dolore, pieno di venerazione per la lettura, comprese che non poteva più rosicchiare e divorare libri. Doveva soltanto leggerli. Di quel piccolo ratto avido e squittente, non rimase quasi più nulla. Siccome leggeva romanzi dell' Ottocento, si trasformò in un personaggio malinconico e disperatamente romantico, con venature di follie e di stravaganze, incerto tra i due mondi ai quali apparteneva. Imparò a conoscere i sentimenti degli esseri umani. Come Dickens e Dostoevskij, comprese che la vita è una farsa tragica, insieme straziante e ridicola. Immaginò di essere simile a Don Chisciotte: fatuo, cocciuto, clownesco, ingenuo fino alla cecità, idealista fino al grottesco. Quando lesse Henry James, tutta la sotterranea disperazione e la rassegnazione nascoste nei suoi romanzi vennero a galla, riversandosi come bollicine nei suoi occhi, e velandogli la vista. Non osava guardarsi negli specchi. Ora che non masticava più libri, Firmino fu costretto a uscire dalla bottega, e a procurarsi il cibo come poteva. Dopo tanto tempo di clausura si accorse che il quartiere andava degradandosi rapidamente. Malgrado le proteste degli abitanti, il comune di Boston voleva abbattere le case e la libreria. La sera, la piazza era vuota: nessuno percorreva di giorno le strade vicine; e nelle case c'erano sempre più finestre spalancate o con i vetri rotti. L' immondizia era disseminata per le strade e nei canali di scolo, oppure sollevata da camion di passaggio che la facevano volare via in mulinelli. Un vecchio teatro andò a fuoco: ne rimase una rovina fumante in mezzo a strade piene di cenere. Come rifugio, a Firmino restò il Rialto Theater, dove poteva dormire indisturbato. Durante il giorno proiettavano vecchi film: Firmino amava moltissimo Joan Fontaine, Paulette Goddard e Fred Astaire; mentre, ogni sera, la vecchia macchina da presa faceva apparire sullo schermo creature nude e gigantesche come Amazzoni, imprigionate in pellicole pornografiche. In quel tempo di disastri, Firmino cambiò casa. Lasciò la libreria, dove il libraio aveva cercato di avvelenarlo, e venne adottato da uno scrittore di dubbio talento, Jerry Magoon. Per la prima volta, conobbe una tenera vita famigliare. Il vecchio scrittore lo curava come una madre: la sera, gli preparava il letto, avvolgendolo in un maglione e sistemandolo in fondo a una scatola: la mattina faceva colazione con lui - caffè forte e latte -: a pranzo gli offriva burro d' arachide, latte, toast, riso; e se usciva di casa, lo portava sulle spalle, avvinghiato alle ciocche dei suoi capelli. Poi gli regalò un piccolo pianoforte, dove Firmino suonava Gershwin e Cole Porter. Firmino avrebbe voluto ricambiare tanto affetto. Avrebbe voluto parlare a Jerry Magoon, e discutere con lui sulla vita e sulla letteratura. Ma non riusciva. I suoi squittii erano incomprensibili e i segni dei sordomuti non comunicavano il suo bisogno d' amore. Così tacque, chiuso in un soffocato silenzio. Quando lo scrittore morì, Firmino rimase completamente solo, e si trascinava per le strade carico di dolore e di tedio. Durante il giorno, trascorreva la maggior parte del tempo disteso supino con tutti i quattro piedi in aria, oppure suonava il piano, abbandonandosi ai sogni e ai ricordi. I sogni erano diventati dolci, nostalgici, con una specie di indistinto chiarore crepuscolare lungo i margini. Non viveva più avventure emozionanti. Sentiva nostalgia del passato, senza dimenticare nulla della sua vita e delle letture. Il suo cervello era un gigantesco deposito di ricordi - e dentro poteva perdersi, smarrire la percezione del tempo, vagare immerso nella polvere, senza trovare la via d' uscita. Per distrarsi, si esercitava a dare nomi alle cose: il tavolo, sempre carico di cose, diventò il Cammello: la scatola dove dormiva, l' Hôtel; e la finestra, La fontaine lumineuse. Come un narratore dell' Ottocento, un giorno cominciò a raccontarsi la storia della sua vita. Iniziava così: «Questa è la storia più triste che abbia mai sentito». Rimase disteso tutta la mattina sulla poltrona, con i piedi all' aria, mentre le frasi si susseguivano come folte carovane arrivate dal deserto. Intanto, sulla piazza, un immenso Caterpillar del comune di Boston radeva al suolo la libreria, dove, nel bagno, c'era ancora la copia del Finnegans Wake, che tanti anni prima era stata il suo nido. Ho cercato di raccontare come potevo il sottilissimo romanzo di Sam Savage, al quale auguro, anche in Italia, i molti lettori che ha avuto nel mondo. Non ho detto nulla di Savage. So soltanto che è venuto al mondo nel 1940, in South Carolina, vivendo dove l'estro lo trascinava. Ha insegnato filosofia, venduto biciclette, e composto versi parodistici. Firmino è il suo primo libro: scritto, come nessuno immaginerebbe, a sessantaquattro anni. Non so cosa augurargli. Da un lato, spero che Sam Savage, ubiquo come il suo topo, scriva molti romanzi, per la gioia dei suoi lettori. D'altra parte, vorrei che Firmino rimanesse solo. Vorrei ascoltare esclusivamente il suo squittio doloroso, nel quale si riflette la voce di tutta la letteratura.

Torna all'elenco
Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Data pubblicazione
2008
Editore
Einaudi
Collana
Stile Libero Big
Prezzo
€ 14,00
ISBN
978-88-06-19258-7
Privacy Policy