Evelina Santangelo
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Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
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9 luglio 2008
La Repubblica (Cultura)
Quel topo sono io
Di Irene Bignardi

Ormai tutti conoscono o hanno sentito parlare di Firmino. Firmino il «parassita metropolitano». Firmino il topo di biblioteca (in senso letterale). Firmino il topo divoratore di libri (in senso anche letterale). Firmino il topo malinconico. Firmino il topo in testa alle classifiche librarie con il libro edito da Einaudi che porta il suo nome. Nessuno ha mai visto il suo inventore, Sam Savage, lo scrittore che ha debuttato a sessant'anni con quello che è diventato un successo mondiale: lunga barba, e, a giudicare dalla sola fotografia circolante, aspetto emaciato, stile vetero-hippy, recluso e misterioso. Ma gentile. Tanto che dal cyberspazio dell'e-mail, e dal lontano Massachusetts dove si è rintanato, ha avuto la cortesia di raccontarsi in esclusiva per noi. Firmino, dunque, è andato ad aggiungersi a una dinastia di topi celebri, da Topolino a Fievel, da Maus a Geronimo Stilton... «Quando ho cominciato a scrivere il mio libro, non sapevo che la voce narrante sarebbe stata quella di un topo. Potevo sentirla chiaramente – sentimentale, fatua, romantica, autodenigratoria, disperata - ma non sapevo che era la voce di un topo. Quello è arrivato dopo. Un topo è la metafora ideale per l' esilio sociale, qualsiasi ne sia il motivo. Questa metafora permette al romanzo di funzionare come allegoria, dandogli una dimensione simbolica, al di là della normale dimensione narrativa. I topi fanno parte della società umana, sono ovunque in mezzo a noi, eppure sono tra le creature più disprezzate. Gli attribuiamo tutti i tratti che non amiamo negli umani - sono avidi, cattivi, sporchi. Firmino è diverso dagli altri topi famosi perché vuole essere un umano. E questo è ciò che tutti noi, suppongo, vogliamo maggiormente nel più profondo del nostro cuore "topesco"». Anche lei? E lei, Sam Savage, chi è? «Credo di avere molto in comune con Firmino. Ho scritto, o cercato di scrivere, per la maggior parte della mia vita adulta. Mentre mi spostavo di città in città ho lasciato alle mie spalle una scia di romanzi abbandonati. Sono stato giovane a Boston proprio dove vive Firmino. All'epoca conoscevo anche alcuni scrittori che non avevano mai pubblicato, non diversi da Jerry Magoon, e che adesso mi sembrano, con il loro coraggio e la loro indifferenza al successo mondano, come santi della letteratura». Come Firmino, lei ha ovviamente una grande passione per i libri. «Sono nato nelle campagne del Sud degli Stati Uniti, in una famiglia molto colta. Mio padre era un naturalista e uno storico dilettante. Mia madre, dalla sua, aveva una grande passione per la letteratura e una conoscenza della narrativa del passato pari a quella di qualsiasi professore d' università. Da lei ho ereditato l' amore per la letteratura, che non mi ha mai abbandonato e mi ha sostenuto nei momenti peggiori». L'«insaziabile orgia» di Firmino – che «divora» instancabilmente libri (vedi a pagg. 23), da Oliver Twist a L'amante di Lady Chatterley, da Il grande Gatsby a Furore, con eguale goduria, coincide con la sua orgia personale? «Se dovessi stendere la mia lista, comprenderebbe i titoli citati da Firmino, ma sarebbe molto più lunga. Mi piacciono i libri che mi sorprendono. E i libri sorprendenti che sono apparsi dopo i tempi di Firmino comprenderebbero Il tamburo di latta, L'insostenibile leggerezza dell essere, L'amante di Marguerite Duras, Mattatoio 5 – giusto per citare solo alcuni titoli». La letteratura per lei è come la descrive Firmino - una sorta di finestra «attraverso la quale puoi scoprire mondi che non sono il tuo»? «La penso esattamene come Firmino». Anche nel caso di Finnegans Wake, di James Joyce, «il capolavoro letterario meno letto» della storia? «Penso che sia l'opera più sorprendente mai prodotta da una mente umana. Ma, ne sono sicuro, è intraducibile. Ed è impossibile capirla fino in fondo. Il lettore la percorre come un visitatore che erra nei corridoi di un favoloso museo della lingua. Spesso è anche, vorrei aggiungere, molto divertente. Forse, dunque, più che un museo è un circo». Firmino dice anche che tutti i libri hanno un sapore e che Jane Eyre ha il sapore della lattuga. «E qui dissento. Jane Eyre ha la fama, immeritata, di essere un libro per signorine, senza sapori forti, come la lattuga. Firmino condivide l'opinione generale. Io no». Firmino non capisce che i romanzi non raccontano la «vera» storia del mondo, confonde Storia e storie. Oppure lei pensa che i libri possono cambiare la storia del mondo quanto i personaggi reali? «Il mondo non è cambiato solo da quello che la gente fa ma anche da quello che le persone pensano e immaginano, da ciò che sono "capaci" di immaginare». Questo ci riporta per un attimo alla Storia con la S maiuscola. Perché ha collocato la vicenda di Firmino negli anni ’60? «Non lo so. Forse solo perché erano gli anni in cui io ero giovane. Era un tempo di grande eccitazione e terrori, in piena guerra fredda. Ma era anche un momento in cui esisteva un mondo underground piccolo sì, ma pieno di speranze ingenuo, anarchico, che poi è diventato parte di un più grande movimento sociale. All'eccitazione, allora, si mescolava sempre il sentimento del disastro - un sentimento che Firmino condivide». Lei ha scritto un solo libro. «L'ho scritto in sei mesi, mentre vivevo da solo in una casa nei boschi. Scrivevo per la maggior parte della giornata. Ho riscritto molte volte ogni capitolo. Non mi chiedevo che cosa sarebbe venuto poi. Non sapevo come sarebbe finito il romanzo fino a che sono arrivato all' ultimo capitolo. Che io non sia stato capace di scrivere di più in questi anni è, comunque, il mio grande e costante rimpianto». Adesso si sa però che ha scritto un nuovo libro. «Un libro completamente diverso. Non è un romanzo in senso stretto. E' una raccolta senza commento di tutto quello che una certa persona scrive nel corso di quattro mesi di una crisi personale – lettere, taccuini, bozze di racconti, lista della spesa. E' come Firmino, una storia sui disastri della solitudine. Quanto a quello che sto scrivendo adesso, non saprei come descriverlo. E non so cosa sarà alla fine». E veniamo a una certa Marta. Dopo il successo di Firmino, una scrittore italiano, Claudio Ciccarone, l'ha accusato di aver tratto ispirazione, per dirla gentilmente, dal suo romanzo La bibliotecaria, dove c'è una tarma, Marta, appunto, divoratrice di libri. «Il mio editore me lo ha comunicato. Ma mi lasci dire prima di tutto che io non parlo e non leggo l' italiano. E che non ho mai sentito parlare di questo scrittore o del suo libro prima che l'editore mi informasse della cosa qualche settimana fa. Ho sentito anche che qualcuno sostiene invece che io non solo leggo l' italiano ma avrei letto il libro in questione nella biblioteca di Yale nel 2003 in quanto insegnante dell' università, e che non ho mai risposto alle e-mail che chiedevano chiarimenti. La verità è che io non ho mai messo piede nel campus di Yale dal 1979, e non ho mai ricevuto e-mail sull' argomento. Penso che nessuno dei lettori di Firmino crederà che io sia così incapace di generare idee personali da dover rubare da uno sconosciuto romanzo scritto in una lingua che non sono in grado di leggere. Quanto agli animali intelligenti che raccontano, risalgono ai tempi di Esopo e sono numerosi come le foglie di un albero. Non parliamo dei topi che anche lei citava. In America c' è un famoso romanzo raccontato da uno scarafaggio che vive in un ufficio e la notte scrive poesie su una macchina per scrivere. Io, tuttavia, non ho pensato per un attimo che la persona che mi accusa di plagio abbia rubato il suo insetto dalla storia dello scarafaggio americano. E lo stesso mese che Firmino è uscito negli Stati Uniti è stato pubblicato un altro romanzo il cui narratore è una tartaruga. Qualche critico ha citato la coincidenza. Nessuno ha parlato di plagio. La questione è troppo sciocca perché se ne parli seriamente».

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Sam Savage - Firmino. Avventure di un parassita metropolitano
Data pubblicazione
2008
Editore
Einaudi
Collana
Stile Libero Big
Prezzo
€ 14,00
ISBN
978-88-06-19258-7
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