Evelina Santangelo
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La storia di Vian
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E poi, un giorno, Vian si fa un po' di coraggio e le accarezza con due dita il collo:— Era meglio se non ti venivo a trovare, —dice. Lei sorride:- Non sono mica appestata... È una cosa lieve, —gli mostra una macchiolina rosa, un'eruzione minima nascosta sul palmo della mano. Vian ci fa scorrere su i polpastrelli, —Come si chiama questa cosa che hai? —E lei:—Herpes zoster…—E che roba è? —Un virus, che, se ho capito bene, ti lavora dentro, sulle terminazioni nervose, e poi affiora fuori, sulla pelle, e s'espande, un dolore in tutti i muscoli, le ossa... come una gran febbre, ecco. Però è quasi passato ormai, vedi? —aggiunge in fretta, mentre Vian continua a far scorrere un dito, leggero, sulla piccola eruzione, un rilievo minuscolo sulla pelle, poi comincia a seguire una linea del palmo che piega un po' di lato, e va a morire sul polso. —È la linea della vita, Vian, quella, credo, sai? — e libera, ma piano, la mano dalle dita di Vian, che la lasciano scivolare via e rimangono schiuse e sospese, quasi temessero di stringere l'aria, mentre lei: — Fuori è proprio bello, oggi, — dice. Va piano verso la finestra.
Il profilo scuro delle sue spalle, strette nella maglia blu, che vibra, come a trattenere un respiro da espirare piano, perché tutto, dentro, non si sfasci. Lui rimane a osservarla per un po', fermo al centro della camera, poi: — Vuoi che me ne vada? — sussurra. Una luce castana dentro la stanza, che ammorbidisce i contorni delle cose, gli addolcisce la voce.

Lei rimane girata a guardare la sfera chiara del cielo, che ha già dentro un principio di tramonto. — No, — dice. Un quieto vegetare come di minuscole spore gialle davanti ai suoi occhi, e alle spalle, un po' più vicina, la voce di Vian che: — Possiamo anche andare fuori, se preferisci, a fare due passi —. Lei si volta, gli sfiora la linea fragile, appena scavata e increspata di barba, della guancia: — È che... —continua a guardarlo, torturandosi con piccoli morsi le labbra, poi: — Ti va di andare a respirare – dice, spezzando il silenzio — un po' d'aria al fiume? eh, Vian?
Lui rintana le mani nelle tasche dei pantaloni, abbassa la testa, un diluvio di capelli sugli occhi, il cuore a pulsargli forte nel ventre: — Non mi piace il fiume, — dice.

E lei: — Perché?
— Non mi piace e basta.
— Ma come fa a non piacerti...
— Non ho voglia, va bene?
— Ma è il posto più bello...
— Ognuno ha le sue cose belle... e brutte.
— Anche il cimitero in fondo, da lì, sembra una cosa
   bella, dove si riposa.
— Lo so.

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La lucertola color smeraldo
Voce recitante
Gabriella De Fina
Musica composta
ed eseguita da

Giuseppe Milici
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