Evelina Santangelo
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La storia di Vian
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– È che... c'è troppa luce qua dentro, – dice, e poi prova a distendere il viso, i muscoli del corpo. Si lascia pettinare i capelli, che sono quasi biondi e ancora più sottili nel chiarore, appena rosato, che adesso filtra dalle persiane. – Non ti faccio male, vero? – No. Assolutamente, Vian –. E lui torna a cercare ancora e poi ancora la sua bocca, si ferma... una goccia piccola di sangue a imbrattarle le labbra, con un dito gliela tira via. – Vero che non ti faccio male? – No, Vian –. Le mani di lei che gli sfiorano il petto, poi prendono a seguire come un solco che gli divide al centro la cassa toracica, gli scava in due ali di muscoli sottili l'addome, se le preme forte contro il ventre, a coprirlo quel solco, farlo scomparire del tutto... e poi spinge appena la testa indietro, abbassa un po’ il mento, le sue labbra che premono sulle labbra di lei, s'increspano, l'addome che si contrae... Si puntella con una mano sul muro, l'ombra del suo braccio che cancella un pezzetto di luce gialloarancio dalla parete, disegna con il gomito un cuneo... sposta rapido il braccio, che adesso è un'ala storta e larga, come palmata, un velo d'ombra tra le due stecche nere di braccio e avambraccio stampate sulla parete... inghiotte saliva... – Vian... – la voce di lei che come da lontano, un’apprensione dolce nel tono, lo chiama, e lui stacca la mano dal muro, lascia cadere il braccio sul letto, una sensazione bella, di fresco: – Io... – sussurra accanto al suo viso. – Anch'io, Vian... – La testa appena indietro, il mento basso, la gola ben aperta, le mani chiuse ermeticamente sotto la nuca tra i capelli sottili di lei, l'addome che torna a contrarsi, il diaframma che si solleva, la lingua che è fiato e scivola dentro e scorre in un soffio sullo smalto scandito di solchi sottili dei denti, mentre già il diaframma si abbassa pianissimo, dà forza ai polmoni... si gira, la sua ombra che cresce sul muro, china sul profilo di lei... i polmoni che continuano a contrarsi, spingono sul diaframma, che ancora si abbassa... la sua ombra sul muro che... la gola che lascia scivolare dentro un filo di fiato, mentre già il diaframma torna a sollevarsi, l'addome a contrarsi... la sua ombra che... e la lingua che torna ancora a scorrere sullo smalto bianchissimo dei denti in un soffio lungo lungo, che dura... mentre l'ultima luce del sole sgronda giù dalle persiane... il diaframma che piano si abbassa, tiene ancora quel soffio... sgronda giù e si spalma, rossa e uniforme, dentro tutta la stanza... il diaframma che... a lisciare l'intonaco delle pareti.
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La lucertola color smeraldo
Voce recitante
Gabriella De Fina
Musica composta
ed eseguita da

Giuseppe Milici
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