Evelina Santangelo
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L'occhio cieco del mondo
La «carriola», come la costruì mamma Mattia.
La «carriola», come la costruì mamma Mattia.
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Non è una che ruba mia madre. Gliel'ho detto con tutta la voce che c'avevo in gola a quei signori del cantiere di fronte. Bussavano alla persiana di casa, quasi la sfondavano, e gliene dicevano tante, come avesse sradicato il palazzo intero, fondamenta e tutto il resto, e se lo fosse portato via.

Poi entrano, mi guardano, tornano a urlarle che non si deve permettere di prendere neanche un chiodo, capito? E si può sapere dove l'hai presa quella sega, Mattia? Io intervengo gridando ancora di più e dico che non è affare loro. Quelli neanche si girano. Battono il pugno sul tavolo che trema tutto, pure mia madre trema, e sbraitano di farmi stare zitto una buona volta, e che è affare loro la sega, il martello, i chiodi, le lampazze schiodate dal vano-porta del primo piano, due giorni fa, vero Mattia?

È affare loro il tavolone dell'impalcatura, l'ultimo furto della serie, non è così? Che adesso è lì, fino a prova contraria, sul pavimento: segato in due. Hai intenzione di smantellarci il cantiere, Mattia?
Mia madre alza solo le spalle, come a dire che lei neanche sa di cosa stiano parlando. Quelli c'hanno tutta la rabbia che gli bolle nelle teste e si guardano intorno come volessero smantellare loro, pezzo a pezzo, la nostra casa, caricandosi sulle spalle tutta la stanza: letto, tavolo, cucina. Con me dentro, magari? Gli urlo dal mio angolo vicino la persiana.

Non dicono più neanche una parola, strappano la sega di mano a mia madre e se ne vanno, mentre io grido ancora più forte che non è una che ruba mia madre, perché lo devono sapere tutti nel quartiere che non è una che ruba, pure quelli che hanno fatto la spia al capocantiere del palazzo in costruzione di fronte.

Mia madre è uscita presto stamattina. «Mi manca ancora una cosa», ha detto. È da giorni che dice che le manca una cosa, e ogni volta torna, alza le spalle come a dire non l'ho trovata e si mette a lavorare di coltello sul tavolone che ha preso al cantiere. Quattro metri di roba almeno, che si prende tutta la stanza e deve pesare un accidenti anche. Ora si spacca penso ogni volta che si abbassa e fa per sollevarlo, e invece no, perché mamma deve averci ferro nella spina dorsale. Serra i denti e tira su, un secondo che non finisce e mi viene da urlare, poi le braccia cedono. Io respiro. Ce l'ha fatta anche stavolta Mattia.

Ci ha messo quattro giorni quasi per tagliarlo dopo che quelli le hanno portato via la sega. «Perché ci vogliono due pezzi giusti, – continuava a dirmi. – Un metro per quaranta e un metro per quaranta». Ci ha lasciato pezzi di pelle delle mani su quella tavola per tagliarla giusta, e io non ho avuto il coraggio di chiederle niente, perché mia madre è così, non le piace spiegare.

«Troppo complicato spiegare ogni cosa, – mi ha detto stamattina, – e troppo tempo perduto in chiacchiere»,
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L'occhio cieco del mondo
Prima edizione
2000
Editore
Einaudi
Collana
I coralli
ISBN
880615463X
Pagine
151
Prezzo
€ 9.30
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