Evelina Santangelo
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L'occhio cieco del mondo
La «carriola», come la costruì mamma Mattia.
La «carriola», come la costruì mamma Mattia.
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quando l'ho vista arrivare in casa con quattro rotelle in mano, un po' di giornaletti quasi nuovi e la faccia allegra.

Si è seduta a terra con chiodi, martello e tutto il resto alle due del pomeriggio. Non mi manca più niente, adesso, ha mormorato.

Sono le otto di sera e lei è ancora lì, sul pavimento, a tagliare.

E continuerà per chissà quanto tempo ancora, perché le lampazze non sono spesse come il tavolone, ma ce ne vuole lo stesso di forza a segarle con il coltello da cucina che sembra squagliarsi nel legno.

Due bacchette tagliate e quattro coltelli finiti nel catino dell'immondizia. Io dico «Basta, andiamo a dormire». Lei alza la testa, mi guarda. Il coltello sguscia fuori dal legno e le spacca il palmo della mano sinistra.

Mi dispiace moltissimo, mamma.

Ancora lampazze per tutto il giorno e segatura dovunque dentro la stanza, nelle orecchie, nel naso, a colazione, a pranzo, a cena. La stoffa annodata tutt'intorno al palmo di mamma che puzza di sangue e io non so cosa fare per aiutarla.

Sto zitto per non farla tagliare di nuovo. Leggo.

Ho letto i cinque numeri di Topolino che mi ha portato ieri mattina. Mancavano solo due, tre pagine, nella storia delle piramidi, ma la fine no. Una fortuna che non mancava la fine. C'hai avuto culo di ferro stavolta, Savino, mi dico, e culo di ferro pure ad averci una madre in gamba così. Mi viene da ridere quasi al pensiero di com'è in gamba mia madre: mi ha trovato persino due numeri di Martin Mystere, in gamba anche quello, come quasi tutti d'altronde. Meglio riderci su. E così mi sono fatto pure un po' di giri del mondo con Martin. L’ultimo giornaletto me lo conservo qualche giorno ancora; perché non è così facile trovarli nei sacchi del riciclaggio della carta, i giornaletti di Martin, mi dice sempre mia madre quando torna a casa e io le guardo le mani, poi gli occhi.

Prendo uno dei primi numeri che mi ha portato, me lo leggo di nuovo; e ormai le so tutte a memoria le storie come mia madre, che sa a memoria tutte le strade del paese e dei dintorni anche. «E ne sanno di strade più le mie gambe che i postini e gli ambulanti insieme», mi dice alcune volte, quando arriva con un sacco pieno di roba e la faccia di chi ha voglia di parlare un po'.

Triturare di denti di lama sopra il legno, poi il pezzo si stacca. «Fatto», dice mamma. Si asciuga il sudore del collo con la stoffa ormai appiccicata come carne viva alla mano sinistra.

«Ceniamo, Savino», mi dice. Io alzo gli occhi dal giornaletto e guardo il lavoro di mamma.
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L'occhio cieco del mondo
Prima edizione
2000
Editore
Einaudi
Collana
I coralli
ISBN
880615463X
Pagine
151
Prezzo
€ 9.30
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