Evelina Santangelo
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26 Aprile 2015
www.ilvolatore.it (inchieste in Sicilia. Il blog di Giacomo di Girolamo)
“Non va sempre così” di Evelina Santangelo, e una generazione che non sa più sognare… “Non va sempre così” di Evelina Santangelo, e una generazione che non sa più sognare…

Giacomo Di Girolamo

C’è sempre un’ossessione che accompagna i narratori  siciliani: la mafia. Che non è loro, il più delle volte, è un’ossessione dell’antimafia. Nel senso che tu, scrittore siciliano, hai un tuo piccolo pubblico, che più o meno la pensa così: puoi fare ridere, puoi far finta che parli d’altro, puoi anche pubblicare un libro di ricette, ma in qualche modo devi essere uno scrittore “impegnato”, e  la mafia deve entrarci, nelle cose che scrivi, come metafora, anche come non-detto, deve lasciare le sue tracce. Se non c’è un boss, ci deve una città naturalmente mafiosa, o tu stesso devi venire da una forte esperienza personale di lotta alla mafia (hai denunciato il tale che voleva due euro per il parcheggio del motore, bravo!), o ci deve essere il patrocinio di una qualche associazione o fondazione o movimento, o ci deve essere quanto meno qualcuno di arrogante,nel romanzo, da subire e poi zittire, in modo che il lettore possa riconoscersi e dire: ecco, lo stile mafioso, e la società civile che trionfa,  e quindi ci deve essere il bene, da una parte, e anche se non vince (perchè va di moda che il bene perda, ogni tanto) ci deve essere la morale, bisogna edificare. Un libro, in Sicilia, non è un libro, se non contribuisce con il suo piccolo mattoncino ad edificare il grande muro della coscienza antimafia. 

Che delusione. Evelina Santangelo,  ha scritto un libro che non parla di mafia. Non solo, non c’è nulla di criminale, non ci sono città sfasciate o umanità “mafiogena” come nel suo precedente “Cose da pazzi”. Santangelo – che mi onora della sua amicizia – mi aveva anticipato l’uscita di questo suo nuovo romanzo: “Non va sempre così” (Einaudi, 2015). E mi aveva detto, quasi a mettere le mani avanti: guarda che è diverso dagli altri, non è la solita cosa che uno si aspetta. Era cosciente, lei, che non parlare di mafia, in un romanzo scritto da una siciliana doc, significa non fare la “solita cosa”. E chissà quanta gente lo ha visto in libreria pensando: ah, ecco una bella storia di mafia, e rimanendo accigliata leggendo già la quarta di copertina.Che parla di quello che c’è dentro al romanzo, e cioè un’insegnante precaria senza lavoro, un’invenzione bizzarra – una bicicletta di cartone e altri pezzi riciclati, e tutto quello che gira intorno ad un’idea così pazza, portata avanti da persone che non hanno più fiducia in loro stessi, conoscendo bene l’andazzo del Paese dove è vietato sognare. (continua a leggere)


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