Evelina Santangelo
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22 Dicembre 2008
La Repubblica R2 Cultura
«Senzaterra» il nuovo romanzo di Evelina Santangelo
Se la Sicilia mostra la sua faccia feroce
di Stefano Giovanardi


È la terra la vera protagonista del nuovo romanzo di Evelina Santangelo (Senzaterra, Einaudi, pagg. 174, euro 12,50): luogo d´origine, basamento delle radici, heimat, ma anche zolle cavate fuori da una motozappa, sterpi, rovi, sabbia di spiagge su cui si va a morire. La terra come paradiso perduto, che in quanto tale mostra la sua faccia feroce agli scacciati, agli esclusi, ai reietti dalla spada vindice di un qualche dio.

È un libro addolorato e durissimo, ambientato in un paese di mare della Sicilia divenuto ormai uno straniato crocicchio di emigrazione e immigrazione, una sorta di non-luogo in cui i personaggi parlano in siciliano stretto (o magari appena addolcito, quel tanto che serve perché tutti i lettori italiani capiscano), oppure non parlano affatto come Alì, salvatosi a stento dal naufragio di uno dei soliti barconi, e destinato a correre per sempre senza meta, negli anfratti di una Terra Promessa che sa solo umiliarlo, sfruttarlo, e semmai castigarlo.

Parla invece Gaetano, un diciottenne che vorrebbe solo studiare, laurearsi e lavorare, e che invece è pressato dal padre, operaio specializzato in Germania, perché lo raggiunga lì per aiutarlo ad aprire e avviare un bar.

Ma lui di bar vuole frequentare solo quello del paese, coi suoi amici un po´ sbruffoni e un po´ balordi, i videogiochi e magari una puntata all´autoscontro. E vuole un lavoro subito, lì, per stoppare le pretese del padre e mantenersi eventualmente agli studi senza il suo aiuto. Lo trova il lavoro, eccome: seppur riluttante, in totale mancanza d´altro, si impiega come ragioniere da don Michele, un possidente mafioso che nelle sue lunghissime serre utilizza un buon numero di clandestini, tra cui Alì, strettamente controllati da una pattuglia di gorilla. Ma poi un giorno il più violento dei sorveglianti uccide un clandestino, Alì si ribella e fugge, Gaetano chiama di nascosto la polizia e decide di seguire il padre in Germania. Sembrerebbe lo scioglimento finale, la catastrofe a suo modo purificatrice, ma non è così: il ragazzo scenderà all´ultimo momento dal pullman che dovrebbe portarlo via, e Alì riprenderà a correre e correre per quella terra ingrata che lo vuole solo come carne da macello.

Un romanzo durissimo, dicevo. E lo è soprattutto perché dichiara a chiare lettere che non c´è via di scampo. Nella Sicilia di oggi, mai così opportunamente utilizzata come metafora universale, la libera scelta si converte in coazione, la libertà in prigionia, l´onestà in complicità col crimine. Né c´è modo di invertire il processo, di scorgere alla fine del tunnel (i lunghi tunnel delle serre, appunto) un barlume di luce. Su questa affannata disperazione si plasma perfettamente la prosa della Santangelo, incessantemente animata dalla sistole di uno stile secco e preciso, arroccato su un dialetto petroso, e dalla diastole di un´immaginazione visionaria e quasi lirica, con un pronunciato leitmotiv musicale. È un impasto originale e profondo, che ti resta dentro, e ti fa sperare che almeno nell´etica e austera bellezza delle forme qualcuno si possa salvare.

 

Un libro addolorato e durissimo

amibientato in un paese di mare

divenuto ormai uno straniato crocicchio di emigrazione

e immigrazione, un non-luogo

 


 

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