Evelina Santangelo
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Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)

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Questo testo (fatto di tanti testi) di Orsola Puecher è una delle riflessioni più potenti che abbia mai letto sull'olocausto e sul dolore della memoria.

«La retorica ha sempre buone intenzioni, o forse le buone intenzioni trovano sempre retorica disponibile: ogni ricorrenza sciorina la serie degli aggettivi per definire quel male, ma la definizione fatica a trovare attributi – male assoluto – la sua banalità – parole che non esauriscono l’incommensurabilità sistematica, capillare, l’officina del suo attuarsi, la sua geometrica modalità, pari alla disposizione rigorosamente a cardo e decumano delle baracche dei campi. Gli aggettivi di tipo etico sono inapplicabili, insufficienti, qualsiasi altra cosa a cui lo si paragoni non raggiunge la misura reale. Perché quel male fu un male minuzioso. Nella sua minuzia, nell’organizzazione logica, esatta, dei particolari sta uno speciale tipo di orrore che non trova requie, più la minuzia è precisa, più aumenta lo sgomento...» (Orsola Puecher)

Da Nazione Indiana

 

Un sopravvissuto di Varsavia

oratorio per voce recitante, coro maschile e piccola orchestra
Testo e Musica di Arnold Schoenberg
op. 46 [ 11 - 23 agosto 1947 ]

Spartito in PDF

Video di Saskia Boddeke & Peter Greenaway

 
I cannot remember everything.
I must have been unconscious most of the time.
I remember only the grandiose moment
when they all started to sing, as if prearranged,
the old prayer they had neglected for so many years
the forgotten creed!
But I have no recollection how I got underground
to live in the sewers of Warsaw for so long a time.
 

Non posso ricordare ogni cosa
Devo essere rimasto privo di conoscenza il più del tempo.
Ricordo soltanto il grandioso momento
quando tutti cominciarono a cantare,
come si fossero messi d’accordo prima,
l’antica preghiera trascurata per così tanti anni
il credo dimenticato!
Ma non ho memoria di come riuscii sotto terra
a vivere nelle fogne di Varsavia, per un tempo così lungo.


The day began as usual:
reveille when it still was dark.
Get out! – Whether you slept
or whether worries kept you awake
the whole night.
You had benn separated from your children,
from your wife, from your parents;
you don’t know what happened to them -
how could you sleep?
The trumpets again – Get out!
The sergeant will be furious!
They came out; some very slow;
the old ones, the sick ones;
some with nervous agility.
They fear the sergeant.
They hurry as much as they can.
In vain! Much too much noise,
much too much commotion – and not
fast enough! The Feldwebel shouts
“Achtung! Stillstanden!
Na wird’s mal? Oder soll ich mit dem
Gewehrkolben nachhelfen?
Na jutt; wenn ihr’s durchaus haben wollt!”
The sergeant and his subordinates
hit everybody: young or old, strong or sick,
quiet or nervous, guilty or innocent.
It was painful to hear them groaning
and moaning. I heard it though
I had been hit very hard,
so hard that I could not help
falling down. We all on the ground,
who could not stand up were then
beaten over the head.
 

Il giorno cominciò come al solito:
sveglia quando era ancora buio.
Venite fuori – Sia che dormiste
o che le preoccupazioni vi tenessero svegli
per tutta la notte.
Eravate stati separati dai vostri bambini,
da vostra moglie, dai vostri genitori;
non sapevate che cosa era accaduto a loro
– come potevate dormire?
Le trombe ancora – Venite fuori!
Il sergente sarà furioso!
Vennero fuori; alcuni molto lenti;
quelli vecchi, quelli ammalati;
alcuni con agilità nervosa.
Temono il sergente.
Si affrettano più che possono.
Invano! Molto troppo rumore,
molta, troppa confusione – e non
svelti abbastanza! Il sergente urla:
Attenzione! Attenti! Beh, ci decidiamo?
O devo aiutarvi io con il calcio del fucile?
E va bene; se è proprio questo che volete!”
Il sergente e i suoi sottoposti
colpivano tutti; giovani o vecchi, sani o malati
calmi o nervosii, colpevoli o innocenti.
Era doloroso sentirli gemere
e lamentarsi. Sentivo tutto sebbene
fossi stato colpito molto forte,
così forte che non potei evitare.
di cadere. Noi tutti al suolo,
chi non poteva reggersi in piedi
era allora colpito sulla testa.

 
I must have been unconscious.
The next thing I knew was a soldier
saying: “They are all dead”,
whereupon the sergeant ordered
to do away with us.
There I lay aside half-conscious.
It had become very still – fear and pain.
 

Devo essere rimasto privo di conoscenza.
La prima cosa che percepii fu un soldato
che diceva: “Sono tutti morti”,
al che il sergente ordinò
di sbarazzarsi di noi.
Io giacevo da una parte – mezzo svenuto.
Era diventato tutto tranquillo – paura e dolore.

 
Then I heard the sergeant shouting: “Abzählen!”
They started slowly and irregularly:
one, two, three, four – “Achtung!”
the sergeant shouted again, “Rascher!”
“Nochmal von vorn anfangen!
In einer Minute will ich wissen,
wieviele ich zur Gaskammer abliefere!
Abzählen!”.
Then began again, first slowly: one,
two, three, four, became faster
and faster, so fast that it
finally sounded like a stampede
of wild horses and all of a sudden,
in the middle of it
they began singing the Shema Ysroël.
 

Poi udii il sergente che gridava: “Contateli!”.
Cominciarono lentamente e in modo irregolare:
uno, due, tre, quattro – “Attenzione!”
il sergente urlò di nuovo, “Più svelti!”
“Cominciate di nuovo da capo!
Fra un minuto voglio sapere
quanti devo mandare alla camera a gas!
Contateli!”.
Ricominciarono, prima lentamente: uno,
due, tre, quattro, poi sempre in fretta,
sempre più in fretta, così in fretta che
alla fine risuonò come un fuggi fuggi
di cavalli selvaggi e all’improvviso
nel mezzo di questo
essi cominciarono a cantare lo Shema Ysroël.

 

Shema Ysroël
Adonoi, Elohenu,
Adonoi echod;
Vehavto et Adonoi elohecho
bechol levovcho,
uvchol nafshecho
Uvchol meaudecho.
Vehoyù had e vorim hoéleh
asher onochi metsavacho
hajom al levovechò
veshinantòm levonechò
vedibarto bom
beschitechò, bevetecho
uv’lechetecho vadérech
uvshochbecho
evkumechò.
 
Ascolta Israele,
il Signore è il Dio nostro,
il Signore è uno.
Amerai il Signore tuo Dio
con tutto il tuo cuore
con tutta la tua anima
e con tutte le tue forze.
e saranno queste parole
che io ti comando oggi,
sul tuo cuore
le ripeterai ai tuoi figli
e ne parlerai con loro,
stando nella tua casa
camminando per la via,
quando ti coricherai
e quando ti alzerai.

 

[ all'arte che sa essere nervo scoperto, monito&memoria
alle vittime di tutte le dittature
a mio nonno Giorgio (Mauthausen)
e alla prozia Alice (Ravensbrück)
con il triangolo rosso dei politici cucito sul petto
radici strappate del mio albero ]

 

A survivor from Warsaw, composto da Schoenberg dall’esilio americano, captando con un oceano di mezzo lo spirito terribile della prima metà del novecento europeo, immaginandolo nelle minime pieghe di sofferenza, come e più che se le avesse vissute in prima persona nei suoi minuti istanti, traccia un brivido che sale quasi senza volerlo. La prima rappresentazione ad Albuquerque nel ‘48 fu accolta, dopo l’ultima nota, da un lunghissimo silenzio, lo si dovette eseguire una seconda volta per scuotere il pubblico dall’attonita sensazione di gelo e di meditazione.
Il racconto della giornata nel ghetto, le semplici parole del testo, le domande urlate, il tedesco ostile, aspro, degli aguzzini sono vivi davanti a chi ascolta. Così lo stato di non coscienza per le percosse, quasi rifugio all’incomprensibilità di tanta paura e dolore. Il procedere ritmico della musica sottolinea il clima emotivo e narrativo con una forza che nessuna parola sarebbe in grado di esprimere. Gli scoppi – le piccole pause di lirismo turbato – squilli e dissonanze – l’incalzare convulso della conta fino al sollevarsi finale nel canto unisono in ebraico di speranza e fede, andando verso la morte – la ritrovata identità dimenticata da anni sull’orlo del baratro – tutto nel breve spazio di sei minuti o poco più.
Un ascolto che non lascia indenni. Cosi le immagini di Saskia Boddeke e Peter Greenaway, che sono state materia per diverse rappresentazioni in giro per i teatri del mondo, immagini che sono esse stesse trama e tessuto narrativo parallelo.
Il lento inabissare di corpi: gli abiti che fluttuano fra le bollicine in un lunghissimo tuffo di annegati, che ancora continua, non ritrovati non restituiti, inceneriti, dispersi che ancora vorticano in quell’abisso affondando, continuando ad affondare. La carne rosa dei corpi che si immaginano invece solo nel lungo bianco e nero del tempo storico. I bambini macilenti, i gesti quotidiani del ghetto, una donna che fa l’uncinetto, stivali e file di soldati. La marionetta di Hitler e il gesto di un vagone chiuso, quasi lubrico di un mezzo sorriso. Visi e visi, capelli, cappelli, occhiali, pose sorridenti di foto ritratto. Acqua per lavare via, che spazza e purifica. La ripetizione di un corpo scheletro che scivola lungo un toboga, un altro di rimbalzo lanciato su di un camion a simulare l’iterazione, il meccanismo quasi industriale della fabbrica dell’eliminazione nazista. E anche immagini degli olocausti odierni, sempre volti, occhi, implorazioni, Africa, Iraq, Afghanistan e Palestina – Palestina, sì, anche – e bambini e bambini, ché la storia non insegna e si perpetua, forse in forme meno vaste per numero, ma con lo stesso identico spirito.
 
Per chi ha il fardello di avere fra i suoi cari qualcuno scomparso in un campo di concentramento, per chi è sopravvissuto, non c’è ricorrenza, non serve un giorno della memoria, il ricordo non lascia mai, ed è dolore ma anche desiderio di non dimenticare e di non essere dimenticati, per non tradire il senso del sacrificio, per esserne eredi attraverso le generazioni e trovare parole per dire le cose, per scavare di più le ferite e contemporaneamente medicarle.
La retorica ha sempre buone intenzioni, o forse le buone intenzioni trovano sempre retorica disponibile: ogni ricorrenza sciorina la serie degli aggettivi per definire quel male, ma la definizione fatica a trovare attributi – male assoluto – la sua banalità – parole che non esauriscono l’incommensurabilità sistematica, capillare, l’officina del suo attuarsi, la sua geometrica modalità, pari alla disposizione rigorosamente a cardo e decumano delle baracche dei campi. Gli aggettivi di tipo etico sono inapplicabili, insufficienti, qualsiasi altra cosa a cui lo si paragoni non raggiunge la misura reale. Perché quel male fu un male minuzioso. Nella sua minuzia, nell’organizzazione logica, esatta, dei particolari sta uno speciale tipo di orrore che non trova requie, più la minuzia è precisa, più aumenta lo sgomento.
Che alle ragazze di Ravensbrück i medici strappassero l’utero da vive per osservarlo è terribile, ma che poi l’operazione e questi reperti fossero filmati, fotografati e catalogati, cinque minuti prima di avviarle alla camera a gas, non ha definizione.
Che dire poi della altrettanto maniacale classificazione di insegne sulle divise a righe, che prevedeva e catalogava quel che quell’uomo-numero era, così da definirlo a prima vista, come i gradi di un esercito analogo e disperato?
 

 

 
Di questa minuzia esiste in Germania un preciso riscontro nell’anonima palazzina che ospita l’archivio dell’olocausto, a Bad Arolsen, dove, con altrettanta precisione, dopo la guerra furono raccolti e catalogati tutti i reperti provenienti da tutti i campi nazisti: camion e camion di carte.
Gli aguzzini facevano annotare tutto delle loro vittime, in bella calligrafia su appositi moduli, conservavano anche oggetti, qualora non fossero di valore, occhiali, portafogli vuoti, cose scritte dai deportati. Chi spariva ha lasciato l’unica traccia in questa vecchie carte pedanti degli archivisti del male. Chilometri e chilometri di scaffali e corridoi di fascicoli, sulle costole le scritte della geografia dei luoghi di sterminio. Ora tutto in via di scannerizzazione e digitalizzazione, aperto al pubblico e consultabile da chiunque lo voglia, i parenti innanzitutto, gli storici e i ricercatori.
L’Italia, per inciso, è stata l’ultima delle nazioni europee a dare il permesso affinché gli archivi fossero consultati non solo dai parenti delle vittime, accampando questioni di privacy, forse per la paura che fra le carte dei singoli casi ci scappassero, magari, i nomi di qualcuno che gli ebrei o i dissidenti aveva denunciato per soldi, per vendetta, e che per anni ha vissuto con quel segreto indegno. Chissà. Abbiamo la specialità a mantenere i segreti delle stragi, noi. Forse sarà per questo che nell’homepage del sito

www.its-arolsen.org

non c’è da cliccare un BENVENUTI! scritto anche in Italiano, fra le altre lingue europee – fra Welcome! – Bienvenue! – Willkommen! – Witajcie – добро пожаловать! – ברוכים הבאים
 
Così la Germania ha trovato il coraggio di uscire dalla sua vergogna storica: con la Verità. Una cosa meritoria, sovvenzionata ampiamente e per la maggior parte ad opera di volontari, che pare incredibile se se si pensa che qui da noi l’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna fatica a trovare 30000 euro per scannerizzare i faldoni, in via di deterioramento cartaceo di quel processo. Perche “restino”.
L’ITS di Bad Arolsen, gestito dalla Croce Rossa Internazionale è luogo di tutte le nazioni europee, zona franca del dolore e della memoria condivisa. Esiste un ufficio anagrafico che stila i certificati di morte dei deportati di cui sia richiesto il riscontro. Al posto del certificato di morte presunta che, non vedendone il ritorno, molti furono costretti a far stilare dai Comuni.
Perché di quel male minuzioso, per chi resta, la caratteristica davvero dolorosa è quella di avere cenotafi, tombe vuote, sui cui piangere: non sono tornati e nulla è tornato dei loro resti. Non la civiltà che da Antigone in poi restituisce i corpi del nemico perchè abbiano degna sepoltura e compianto.
 
Mia padre era uomo di lunghi silenzi, nei quali pensava a suo padre. Non c’era giorno che non ci pensasse. Una volta credette di riconoscerlo in una foto dietro un filo spinato. Gli nascondemmo a lungo il libro di un sopravvissuto che descriveva la morte di suo padre. Lo trovò e pianse come un bambino. Di stenti morì il nonno: a un certo punto si lasciò andare, non si alzò più e via. E mancavano pochissimi giorni alla liberazione del campo. Come per la zia di mia madre Alice. Sempre di aprile.
A volte lui diceva che ci sarebbe andato a Mauthausen. Non lo fece mai. Andò ad Auschwitz per delle riprese per L’istruttoria di Peter Weiss. Quel dolore non trovò mai pace, nei suoi ultimi giorni ne parlava sempre.
Così dopo aver letto di Bad Arolsen – aperto al pubblico dal 2006 – ho deciso di scrivere e di avviare la ricerca.
Si fa online, senza formalismi, con un modulo.
Bastano pochissimi dati, nome, cognome, date, campo, nome della moglie, ultimo indirizzo.
E la prima sensazione nel compilarlo è quante cose già non si sanno, non si ricordano, ad una sola generazione di distanza, così vicina, eppure quanti spazi vuoti.
In quel momento nemmeno la data di nascita sapevo, dove trovarla? Metto quel poco che ricordo, pochissimo, e clicco invio.
Dicono che risponderanno in tre mesi nella sollecita, immediata, mail di risposta.
Non ci credo quasi.
Non ci penso più.
Allo scoccare della scadenza arriva un plico del Ministero della Difesa Italiano.
Ci sono poche cose, le fotocopie anastatiche dei moduli che schedarono il nonno nella sua permanenza al campo, uno verdino, molto ordinato, calligrafia da vecchia maestra elementare puntigliosa, con altezza, peso, segni particolari, spostamenti, numero di matricola, un modulo generale dei suoi compagni di blocco di baracche. Una riga nera sopra gli eliminati e uno sgorbietto che pare una croce. Anche sopra il suo. Accanto, nell’apposito spazio, la data e ora di morte.
Il nonno alle 11 di sera, in quegli ultimi momenti della soluzione finale le camere a gas e i forni funzionavano 24 ore su 24.
Faccio una enorme fatica a leggerli, a riprenderli in mano. Penso agli originali, fra le file di raccoglitori, fra milioni di altri, alle mani per cui sarà passato, alle impronte digitali impresse a qualche scaglia, gocciolina di DNA, polvere – pollini.
Tutto si fa ancora più concreto e doloroso.
C’è un modulo per avere il certificato di morte.
Ancora non l’ho compilato.
Ancora non riesco a mandarlo.
Credevo fosse importante.
Lo sarà.
Lo farò di certo.
Senza consolazione.
Che cose sono quelle poche parole, i nomi, le date?
Lo scarno Giorgio Puecher Passavalli arrivato il… contiene tutto quel viaggio sul vagone – la data e ora della morte momenti che non c’e nessuno a poter descrivere.
 
Ma lo farò anche per la prozia Alice, ora. Di certo.
 
Per farli tornare ad essere, anche se solo in un certificato, esistenti, per ridare loro la dignità annientata di persone e non il nulla di numeri su di un braccio.
 
La cosa più ridicola – ma è un ridere per non piangere – la cosa al limite del disdicevole è la lettera di accompagnamento a quel poco che resta del nonno Giorgio, vergata da un tale ufficiale italiano che, con prestampata cortesia da la notizia che il nostro congiunto è deceduto, e aggiunge un improbabile sentite condoglianze alla vedova, che se solo nel suo ottuso, indelicato, burocratico procedere avesse letto le date, avesse cercato di capire che cosa era la pietosa pratica che stava svolgendo, si sarebbe reso conto che ella avrebbe oggi quasi 120 anni. Ma è volere troppo. Cose così: cose di un paese di distratti e smemorati.
Orsola Puecher
 

 

Questo articolo è stato scritto da orsola puecher, e pubblicato il 27 Gennaio 2010 alle 08:00, archiviato in Moysikh!, allarmi, carte e contrassegnato 27 Gennaio Giorno della Memoria, Archivio dell'Olocausto di Bad Arolsen, Arnold Schoenberg, Giorgio Puecher Passavalli, Orsola Puecher, Peter Greenaway, Saskia Boddeke, Un sopravvissuto di Varsavia. Salva nei segnalibri il permalink. Seguine i commenti qui con il feed RSS di questo articolo. Scrivi un commento o lascia un trackback: Indirizzo per il trackback.
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