Evelina Santangelo
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Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)

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Da Nazione Indiana (postato da Gherardo Bortolotti)

 

da Nord Operaio : lavoratori, sindacato, politica tra globalizzazione e territorialità

[Da parecchie settimane, è scoppiato in provincia di Brescia il caso della scuola di Adro, il nuovo complesso scolastico della cittadina franciacortina tappezzato di simboli della Lega Nord come fosse la scuola di un regime totalitario. Il sindaco, Oscar Lancini, ha difeso e sta difendendo questa operazione continuando a richiamarsi al concetto di identità territoriale, espressa anche dal massiccio consenso popolare della Lega alle ultime elezioni amministrative.

Per spiegare il successo della Lega, d’altra parte, si ricorre spesso a concetti come identità, comunità, radicamento e così via. Tutti strumenti ideologici che appaiono adeguati eppure insufficienti. Sarebbe interessante cercare di capire di quale realtà effettiva sono espressione e, al tempo stesso, strumento questi concetti.

Nord Operaio: lavoratori, sindacato, politica tra globalizzazione e territorialità è un libro edito nel 2008 da Manifestolibri e raccoglie i materiali di una giornata di discussione tenuta a Brescia in quello stesso anno e promossa da Associazione per il rinnovamento della sinistra e Centro riforma dello stato. Tra i vari interventi trovo quello di Matteo Gaddi, da cui ho selezionato i passaggi che riporto in questo post - estremamente utili, mi sembra, per capire di che cosa si parla, in effetti, quando si parla di identità, comunità, radicamento e “piccole patrie” in casi come questi.

Ringrazio per la disponibilità Manifestolibri e ringrazio anche Matteo Gaddi, che purtroppo non sono riuscito a contattare e che, magari, qualche lettore di NI può avvertire.]

Da tempo la Lombardia, come evidenziano molti indicatori economici, “segna il passo”. Ce lo indicano i dati relativi alla riduzione della spesa per investimenti delle industrie lombarde, la diminuzione del valore aggiunto prodotto nei settori a tecnologia medio alta, il basso numero di brevetti a confronto con le regioni europee più sviluppate ecc.

In questo quadro di declino economico si colloca l’attuale tendenza del capitalismo alla mercificazione del territorio lombardo: si tratta di una vera e propria messa a valore del territorio e delle sue risorse. Per questo accolgo volentieri l’invito di Vittorio Rieser di concentrare la mia comunicazione su quelle che stiamo indagando come le trasformazioni del capitalismo di territorio, che hanno ovviamente ricadute e conseguenze immediate sulla composizione della forza lavoro, sulla sua distribuzione territoriale, sul tessuto sociale, sulle forme di organizzazione e di rappresentanza del mondo del lavoro e della società.

Nel fare questo, cercherò di utilizzare alcune di chiavi di lettura.

La prima: si tratta di indagare e verificare come si è riorganizzata la produzione economica capitalistica in Italia, in particolare nel centro-nord, attraverso la struttura dei cosiddetti distretti territoriali produttivi, in alcuni casi esplicitamente teorizzati; cito, ad esempio, il libro di Beccattini sui distretti produttivi e il Capitalismo molecolare di Bonomi.

In particolare nel testo di Bonomi viene presentata una ipotesi, e una proposta, sul capitalismo di territorio secondo la quale il territorio stesso viene riarticolato e riorganizzato in piattaforme produttive.

Per limitarci alle regioni del Centro Nord sono almeno sette (su dodici complessive) le piattaforme produttive individuate da Bonomi che si sono strutturate nei territori e che da questi pretendono investimenti, servizi e infrastrutture per poter competere:

  • l’asse Torino-Ivrea (meccanica ed elettronica);
  • il Piemonte del lavoro autonomo e della logistica da Cuneo ad Alessandria, con il porto di Genova come porta territoriale; in quest’area si collocano le multinazionali tascabili e il distretto agroalimentare;
  • la città infinita della pedemontana lombarda (da Varese a Brescia) dove operano transnazionali, medie imprese globalizzate e un pulviscolo di subfornitori;
  • la pedemontana veneta, anche questa caratterizzata da multinazionali tascabili e una miriade di piccoli produttori;
  • la via emiliana allo sviluppo caratterizzata da un capitalismo di comunità fatto di un mix tra distretti e multinazionali;
  • l’area adriatica che da Venezia, passando per Rimini e Ancona, arriva a Pescara e intreccia cultura dei servizi e modello produttivo;
  • la piattaforma tosco-umbro-marchigiana con medie imprese competitive campioni nel made in Italy.

Si tratta di un’ideologia economico-produttiva che al Nord è assolutamente trasversale, tanto al centrodestra che governa le regioni di Veneto e Lombardia, quanto al centrosinistra impegnato in numerose amministrazioni locali.

L’idea che sta alla base della riorganizzazione territoriale del capitalismo è la cancellazione di ogni forma di conflittualità verticale, di classe, la classica contrapposizione proletariato/padronato.

A questa cancellazione ha fatto seguito un processo di sostituzione. Invece della conflittualità, della frattura, si è progressivamente affermata una doppia saldatura: la saldatura lavoratore/padroncino nei piccoli luoghi di lavoro; o addirittura la saldatura più ampia, quella di territorio, intendendo come territorio un contesto non solo geografico, ma economico, sociale e politico in competizione con gli altri.

Ora, intanto, cos’è successo nei distretti produttivi territoriali, che come tali vivono fortune alterne? Dopo il 2001 sembrava che fossero in grave difficoltà, messi all’angolo dal processo di internazionalizzazione delle grandi aziende, mentre dopo il 2005 appaiono in grande ripresa. La realtà attuale è fatta di luci ed ombre come mette ben in evidenza l’ultimo rapporto della Fondazione Nord Est sulla congiuntura del primo semestre 2008 e altri studi riferiti alle altre aree del Nord del Paese.

Nei distretti territoriali è avvenuta una grande frammentazione e riorganizzazione della produzione, quella che nei decenni scorsi era individuabile come una produzione, soprattutto a livello industriale, verticalmente integrata (stava tutto nella stessa unità produttiva, dalle attività manifatturiere ai servizi) si è distribuita – quasi polverizzata – sul territorio.

Il modello mantiene, in genere, una medio-grande azienda come capofila di una filiera, che costruisce attorno a sé quella che Bonomi chiama una ragnatela di relazioni con piccoli o piccolissimi produttori, spesso in precedenza espulsi da quello che era il ciclo produttivo originario.

Si tratta di veri e propri “sistemi a grappolo”, scrive Bonomi, “in cui poche medie imprese controllano la produzione di tante imprese minori” arrivando a raggiungere il risultato, per quanto concerne le medie imprese leader, di aver “verticalizzato molti dei sistemi produttivi locali, come ad esempio i distretti industriali”.

Insomma, quella che prima era una integrazione verticale del ciclo produttivo, a livello di singola fabbrica, adesso si ricrea a livello territoriale attraverso le filiere da cui prendono i nomi i vari distretti a seconda della specifica specializzazione produttiva.

Si tratta delle circa 4.000 medie imprese leader censite nel Rapporto redatto da Union Camere e Mediobanca, attive nei settori storici del made in Italy (tessile, abbigliamento, calzature, legno-arredo, meccanica leggera, meccatronica) con filiere composte in media da 244 fornitori.

Le prime undici province italiane per numero di medie imprese sono concentrate nel Nord: Milano, Brescia, Vicenza, Treviso, Padova, Modena, Bologna, Bergamo, Varese e Torino.

In questa espulsione, dal ciclo produttivo verticalmente integrato nella grande fabbrica, di singole lavorazioni o segmenti, la sinistra, soprattutto di governo, ha avuto un ruolo attivo nell’accompagnare, con sostegni finanziari e con incentivi, la nascita e la diffusione di attività economiche autonome. Con queste scelte si è favorito e accompagnato il processo di frammentazione e la distribuzione territoriale del ciclo produttivo. Mantenendo e quasi incentivando dimensioni d’impresa piccole e piccolissime che trovano conferma nei dati attuali relativi alle strutture produttive di molte aree del Nord.

Per fare un esempio: in Lombardia in vent’anni – cioè dagli anni ‘80 agli anni 2000 – il numero di imprese e il numero di addetti, a conferma dei dati che citava Montanari, è continuamente cresciuto. Ma dal 1981 al 2001 la dimensione media di impresa ha continuato a scendere, passando dai 6,51 addetti del 1981 al 4,95 del 2001.

Si è assistito, quindi, alla crescita del numero di imprese, all’aumento del numero di addetti, ma al tempo stesso si è verificata una significativa riduzione delle soglie dimensionali delle imprese. Con tutto quanto ne consegue – in termini fortemente negativi e peggiorativi – in tema di investimenti in ricerca e sviluppo, in innovazioni di processo e di prodotto, di lavorazioni ad elevato contenuto tecnologico ecc.

Quindi, quella che era la produzione integrata prima in una fabbrica, adesso si integra in maniera diversa sul territorio, e costruisce una filiera produttiva, che spesso coincide con quelli che sono i distretti produttivi territoriali, riconosciuti per legge, soprattutto per legge regionale.

Altrettanto spesso origina i distretti produttivi che, anche se non dispongono di un riconoscimento normativo, di fatto costituiscono realtà produttive immediatamente percepibili, tasselli del tessuto produttivo locale.

E attorno alla filiera si strutturano anche tutti i servizi: la logistica, i servizi amministrativi, quelli di supporto, quelli finanziari , di comunicazione, di marketing, quelli gestionali, ecc.

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Appare interessante indagare dove e come si realizza quella doppia saldatura, la saldatura lavoratore/padrone (come passa, si afferma e si radica l’idea che le singole imprese e impresine per reggere la competizione nell’attuale fase di globalizzazione debbano realizzare questa saldatura di comunanza di interessi tra produttori, siano essi proprietari o lavoratori dipendenti) o addirittura la saldatura più ampia di territorio in competizione con altri territori. Non entro nel merito di questo, ma nei documenti di programmazione economico-finanziaria e nei programmi regionali di sviluppo della Regione Lombardia, il concetto dell’attivazione di tutte le risorse di territorio in funzione di competizione con gli altri è esplicitamente teorizzata, e alla teorizzazione sul piano economico-sociale segue anche una strutturazione istituzionale che cancella il governo pubblico con il concetto di governance.

Attraverso la governance ci si propone di costruire decisioni politiche con la compartecipazione di tutti questi attori, de-istituzionalizzando le decisioni e costruendo circuiti di produzione della decisione politica che vedono come partecipi poteri politici, istituzionali, economici, su un piano di pariteticità, ma al riparo da pericolosi processi di partecipazione delle comunità locali e, addirittura, delle stesse assemblee elettive (consigli comunali, regionali ecc.).

Ma torniamo al ragionamento sui distretti, al loro rapporto con il territorio, con i poteri e le istituzioni locali. Torino, Brescia e Vicenza sono i tre territori su cui si è deciso di focalizzare l’inchiesta: tra questi Brescia e Vicenza sono territori molto ricchi di distretti.

Vicenza, infatti, annovera i distretti del tessile abbigliamento, dell’elettromeccanica, dell’oreficeria, dei metalli e della ceramica (quindi almeno quattro).

A Brescia esistono almeno quattro distretti espressamente previsti per legge regionale (lavorazione metalli, tessili e calza, cuoio-calzature e confezione abbigliamento). Nel caso di Brescia, a conferma dell’esistenza di distretti di fatto anche se non riconosciuti sul piano normativo, andrebbe aggiunto, per dimensioni territoriali e impatto sociale, un distretto che per legge non verrà mai riconosciuto, cioè il distretto del rifiuto, che vede la convergenza tanto di aziende ex municipalizzate col ciclo dei rifiuti solidi urbani (ex Asm Brescia, ora A2A) che vede la propria chiusura con l’inceneritore, tanto la filiera della ferriera e acciaio, che anche sul piano dell’impiego, cioè della stratificazione dell’occupazione, sembra presentare dei profili molto interessanti – e preoccupanti – nell’ambito dell’inchiesta sociale. Cioè, nei segmenti più duri, meno qualificati e meno pagati del ciclo del rifiuto ovviamente lavorano gli ultimi della scala sociale, a partire dagli stranieri, meglio se irregolari.

Questa è la lettura, quindi, del capitalismo territoriale, che si intreccia con un secondo aspetto di piattaforme territoriali, che curiosamente, ma non troppo, trovano una loro intersezione col secondo elemento di proposta dell’inchiesta, che è la questione delle multiutility, cioè le ex aziende municipalizzate di servizi. Perché lo trattiamo? Primo: per l’evidente intreccio col territorio e con le ovvie conseguenze, negative, di carattere ambientale.

È la società A2A che gestisce l’inceneritore più grosso in Europa (750.000 t/anno di capacità di incenerimento) a Brescia e due inceneritori a Milano e le cui strategie nel settore dei rifiuti risultano completamente condizionate da questo approccio “inceneritorista”; è la società Iride (asse Torino-Genova) che propone continuamente di potenziare la produzione di energia elettrica attraverso nuove e più potenti centrali termoelettriche nell’area del Nordovest; sarà la futura multiutility del Nordest, che gestirà i rigassificatori di Trieste, gli impianti di produzione di energia e gli inceneritori del Veneto. Quindi, l’intreccio con le trasformazioni del territorio e gli impatti ambientali è fin troppo evidente.

Ma è anche uno snodo di quello che Tronti diceva questa mattina: le trasformazioni del capitalismo. Anche qui è evidente: gruppi industriali storici che dismettono le produzioni originarie – o almeno le ridimensionano fortemente – e si orientano su quello che si va strutturando come il mercato delle utilities, mercato che si va costituendo, più o meno forzatamente “grazie” ai numerosi provvedimenti di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e territoriali.

Cosa significa per i gruppi industriali riorientare la propria attività di impresa?

Significa, ad esempio, che tra il 2001 e il 2007 il numero di imprese manifatturiere a partecipazione straniera, nel settentrione, ha visto una contrazione di 385 operazioni di dismissione manifatturiera industriale. Su 385 operazioni soltanto 100 hanno coinciso con la cessione della proprietà in mani italiane, mentre in 185 casi si è trattato di vera e propria cessazione di attività. Nel Nord Est le cessazioni, su 206 dismissioni, sono state 142 e a queste dismissioni di attività manifatturiere da parte di gruppi societari stranieri ha corrisposto una analoga dinamica degli occupati: in sette anni nel Nord Ovest nelle imprese a controllo straniero gli addetti sono scesi da 312.000 a 279.000; mentre nel Nord Est la riduzione è stata da 96.000 a 93.000.

Contemporaneamente, però, sono gli stessi gruppi stranieri che stanno mettendo le mani sulle reti del Nord, cioè gli impianti fissi di trasporto pubblico, le reti di distribuzione di energia, le reti di distribuzione del gas, presto le reti di distribuzione dell’acqua. Quindi, una trasformazione forte che riguarda il capitalismo di territorio e un orientamento della sua produzione da quella che era la tradizionale attività manifatturiera-industriale, alla produzione e alla distribuzione di servizi pubblici.

È bene ricordare che si tratta di servizi dalla domanda fortemente anelastica: senza acqua, senza energia, senza servizio rifiuti, senza trasporto nelle città spesso non si vive.

Questi tre poli che abbiamo individuato, e che coincidono anche con i territori della ricerca, Iride, A2A, le multiutility del Nordest, presentano forti elementi comuni: processo di aggregazione e fusione societaria, di forte privatizzazione – cioè con l’ingresso di privati – e di finanziarizzazione di quelle che erano originariamente attività organizzate, gestite e prodotte in chiave prettamente industriale.

Su queste scelte la politica ha un ruolo decisivo. Altro che, come diceva qualcuno fino a qualche tempo fa, “crisi della politica”.

Ma quale crisi della politica? Nella ridefinizione del capitalismo di territorio, la politica, come produzione di decisioni efficaci, concrete, che determinano conseguenze immediate, visibile e percepibili, ha un ruolo di primo piano. E anche in questo noi scontiamo le cosiddette “idee ricevute”.

Qualche giorno fa ero a fare un seminario per i compagni di Rifondazione comunista dell’Emilia Romagna. Questi compagni mi dicevano che, a loro avviso il processo di aggregazione della maxi utility, Hera-Iride, era comunque inarrestabile e difficile da contrastare sul piano del senso comune perché nella testa della gente avrebbe prodotto economie di scala, vantaggi in termini di bollette e di riduzione dei costi. Questa è una classica idea “ricevuta”, rispetto alla quale la sinistra deve recuperare una piena autonomia di analisi e di giudizio. Andiamo a verificare cosa concretamente hanno comportato, non solo per i costi all’utenza, ma per la democrazia locale, per gli impatti ambientali e territoriali, e infine per gli impatti sul lavoro, questi tipi di aggregazioni e di privatizzazioni.

Sul lavoro abbiamo cominciato ad indagarli ed è bene farlo visto che in due città comprese nella presente ricerca/inchiesta, la platea dei lavoratori dei servizi pubblici risulta molto significativa: secondo i dati della ricerca condotta dall’Ufficio Studi di Mediobanca per la Fondazione Civicum a Brescia i dipendenti di queste aziende risultano essere 2.831 e a Torino addirittura 10.633.

Primo elemento: si determina la rottura dell’unità contrattuale, e chi fa sindacato sa bene cosa significa rompere l’unità contrattuale dei lavoratori di una medesima azienda, sia in termini economici che normativi . Prendiamo, ad esempio, il comparto energetico; nel quale magari erano in vigore i contratti tipici e ordinari, quello dell’energia, quello di Federgas-acqua . Per conseguire l’obiettivo della rottura dell’unità contrattuale si è proceduto alla segmentazione del ciclo produttivo e, attraverso la segmentazione del ciclo, alla individuazione di alcuni segmenti di questo ai quali applicare contratti che niente avevano a che fare col comparto tradizionale di Federgas-acqua e dell’energia, chiaramente svantaggiosi in termini salariali, in termini di contrattazione, di relazioni sindacali, sulla parte normativa ecc.

Secondo elemento: si è proceduto ad una vera e propria esternalizzazione di pezzi di servizio – spesso quelli che presentano il minor valore della produzione, quelli scarsamente qualificati sul piano tecnologico, della qualità e dell’organizzazione del lavoro ecc. – sui quali viene meno qualsiasi capacità di controllo da parte degli Enti locali proprietari. Una volta esternalizzati, su questi segmenti gli Enti pubblici non controllano più niente.

Terzo elemento: un uso smodato della procedura di subappalto. Basti pensare all’esempio più clamoroso, quello del Trasporto pubblico locale. Dove il subappalto viene esplicitamente teorizzato come un elemento di contenimento dei costi (del lavoro, ovviamente) e codificato per via normativa.

Il decreto Burlando che liberalizza il trasporto pubblico locale consente di arrivare fino al 15% di servizi di trasporto pubblico locale in subappalto. Tutte le leggi regionali, tutte le amministrazioni locali, a prescindere dal colore politico, hanno fatto ricorso al massimo di subappalto possibile per abbassare il costo del lavoro.
Cosa vuol dire? Che gli autisti di autobus o di tram, gli autoferrotranvieri, potevano fare anche 12 o 16 ore di orario continuato perché le ditte in subappalto non garantivano loro le medesime condizioni di lavoro stabilite dai contratti dei dipendenti diretti delle società di trasporto pubblico locale.

E allora, attraverso questi elementi di indagine sulla struttura del capitalismo, di indagine sul territorio, di inchiesta sui lavoratori, crediamo che si possano riprodurre degli elementi di conoscenza e di approfondimento migliore, ma anche di intercettazione di lavoratori che ci sfuggono.

Nella filiera del distretto produttivo, pensate a quanti lavoratori sono impiegati in piccole o piccolissime aziende in cui il sindacato non è nemmeno presente e non c’è nemmeno un lavoratore sindacalizzato. Pensiamo a quanti lavoratori formalmente autonomi di fatto lavorano in condizioni di piena, se non peggiore, dipendenza del lavoratore dipendente ordinario. Si tratta di ditte piccolissime, a conduzione famigliare, che lavorano in condizioni di monocommittenza, con tempi, orari, costi definiti dalla grande e media impresa leader del distretto, quelle 4.000 famose censite da Unioncamere, da cui si diparte la struttura a ragnatela (o a grappolo) di produzione.

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Riflessioni
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