Evelina Santangelo
Biografia Parole stampate Parole recitate Parole cantate Rassegna Press Riflessioni News Contatti Narrazioni in viaggio
Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)

0

Un intervento molto serio e pacato dello scrittore Giacomo Sartori su Battisti. Consiglio anche di leggere sul sito di NI il secondo dei commenti, di Fabio Montermini, le cui obiezioni mi sembrano anch'esse degne di esser lette. Anche in questo caso i modi sono quelli che il discorso pubblico ha dimenticato da un bel po'. Serietà, rigore dell'argomentazione, e umana perplessità senza la sicumera del pressappochismo imperante.


Da Nazione Indiana (pezzo apparso sul quotisiano «Trentino del 5/01/2011)

 

di Giacomo Sartori

Ho conosciuto personalmente Cesare Battisti, intendo il Battisti di cui si parla tanto in questi giorni, non il mio eroico concittadino, quando ci hanno invitato entrambi a una fiera libraria di una cittadina dell’hinterland parigino. A quella manifestazione non c’era molta gente, e nessuno sembrava interessarsi ai due autori italiani non troppo conosciuti che eravamo: lui non era ancora la vedette dei media francesi (e italiani) che sarebbe diventata in seguito, e io ero al mio primo romanzo. Quindi ci siamo messi a parlare, bevendo uno scontroso vino rosso messo a disposizione dall’organizzazione. Confesso che all’epoca sapevo molto poco del suo passato, ma avevo letto e apprezzato un paio dei suoi libri. A distanza di tanto tempo non saprei dire con precisione di cosa, ma abbiamo conversato senza sosta per quattro ore. Quando passava di lì l’accigliata organizzatrice ci guardava un po’ strano, perché presi dalla foga della discussione, e forse un po’ anche dall’alcol, del quale Battisti sembrava particolarmente ghiotto, ci eravamo sistemati di spalle ai disattenti visitatori (non era previsto alcun compenso pecuniario, specifico). Siamo poi rientrati in città assieme con i mezzi pubblici, e ricordo molto bene la sua maniera di salutarmi alla stazione della metropolitana. Per un istante mi ha abbracciato con calore, ma irrigidendosi subito in una postura grave e vigile, come chiudendosi di nuovo in se stesso, come concentrandosi su quello che doveva fare. E’ così che salutano i latitanti, mi è venuto da pensare. Lo ho poi guardato sgusciare con passo ostinato tra la folla, senza voltarsi.

 

Racconto questo aneddoto per lo stesso motivo per il quale me lo sono ripassato infinite volte nella mia testa: per avere qualche indizio. La verità è che io non so se Battisti sia colpevole o meno. Certo, i processi lo hanno condannato in modo definitivo, e in questo momento quasi tutti danno per scontato che lo sia. Se però si leggono le argomentazioni di persone anche autorevoli che hanno commentato l’iter della giustizia, e io ho provato a farlo, si hanno devastanti dubbi su come la macchina giudiziaria ha proceduto. Non voglio addentrarmi qui nei dettagli delle incongruenze e delle zone torbide (e in primo luogo la pochissima attendibilità dei pentiti su cui si reggeva l’impianto dell’accusa e l’utilizzo della tortura): dico solo che come semplice cittadino io in coscienza non so se Battisti sia responsabile o meno di tutte le nefandezze che gli sono state imputate. Rispetto a altri fatti che hanno insanguinato l’Italia degli anni sessanta e settanta in questo caso la giustizia ha agito con una relativa velocità, ma restano le analoghe lancinanti ombre. Non sto criticando la giustizia italiana, nella quale credo fermamente (e proprio di questi tempi di crisi se ne hanno consolantissime conferme), intendiamoci bene: esprimo solo i miei dubbi su quel particolare episodio giudiziario, i miei dubbi di cittadino che riflette a quello che legge e che prima di essere convinto vuole vedere delle prove chiare e non contraddittorie.

 

Io capisco benissimo la reazione dei parenti delle vittime. Capisco il loro dolore, capisco il loro bisogno di giustizia, la loro volontà che chi ha fatto loro tanto male paghi. Lo capisco per una mia naturale empatia con le vittime, di qualunque natura e estrazione esse siano, testimoniata dal fatto che la maggior parte dei miei testi letterari narrano vicende di vittime (come ha sottolineato qualche critico). Credo che le vittime vadano rispettate e ascoltate, credo che sia giusto che le loro emozioni pesino. Però credo anche che le vittime vedono solo il particolare, quel particolare che le ha devastate, mentre le istituzioni e chi le rappresenta dovrebbe avere invece una visione più articolata e più generale, non influenzata dalle emozioni. Per il bene della nazione e della democrazia. Per rispettare le ragioni di tutte le parti, perché in futuro quei fattacci non si abbiano a riprodurre. Perché è solo prendendo le distanze con equanimità e senso storico (troppo bello se tutti i torti stessero da una parte sola!) da ciò che è avvenuto che si può voltare pagina e andare avanti, affrontando serenamente le nuove emergenze.

 

Se c’è una cosa che proprio non si può dire degli anni di piombo, mi sembra, è che le persone che sono state coinvolte nella lotta armata non abbiano pagato. Ricordo che moltissimi protagonisti all’epoca dei fatti erano molto giovani (sempre più giovani mano a mano che la diabolica parabola del terrorismo avanzava), moltissimi venivano da situazioni di subcultura (a questo proposito si veda per esempio l’illuminante Storie di lotta armata di Manconi). Si sono lanciati nella violenza anche perché (sottolineo: anche) nessuno ha spiegato loro in modo convincente le ragioni per non farlo, perché nessuno li aveva educati. La riprova: nei paesi dove quegli stessi giovani in rivolta respiravano un clima culturale che costituiva una potente barriera nei confronti delle grettissime e obsolete farneticazioni teoriche degli ideologici teorici della lotta armata, presenti ovunque, il terrorismo non ha attecchito. Questa naturalmente non può essere una giustificazione, ma è pur sempre una verità che non può essere ignorata. La chiusura e l’arretratezza culturali dell’Italia di quegli anni e della sua classe dirigente, e i retaggi legati alla fine del fascismo, sono stati il substrato sul quale il terrorismo ha prosperato. Ignorare questo mi sembra altrettanto grave che sminuire le ragioni delle vittime della violenza.

 

Ma lasciamo stare, non voglio addentrarmi in questo discorso che richiederebbe, per evitare fraintendimenti, ben altro spazio. Quello che voglio dire è invece che moltissimi di quei giovani terroristi, la stragrande maggioranza, sono stati in carcere, in condizioni molto dure, hanno poi intrapreso lunghi e umili percorsi di reinserimento. Le testimonianze scritte, più o meno valide sul piano letterario, sono molto numerose. Certo, come sempre succede qualcuno l’ha fatta franca, ma nel complesso i responsabili di fatti di sangue hanno pagato, c’è stata giustizia. E’ un dato di fatto molto importante, sia sul piano oggettivo (in particolare proprio nei confronti del dolore e delle rivendicazioni delle vittime) che sul piano simbolico, per la salute della nostra democrazia. Una democrazia non può permettersi che chi l’ha ferita non paghi.

 

Il fatto che sugli anni di piombo si sia fatta giustizia non è per niente scontato. Viviamo in un paese che ha vissuto recentemente una dittatura che è durata più di un ventennio, responsabile della morte, per non considerare solo il crimine più infame, di molte migliaia di ebrei. Questo episodio drammatico della nostra storia è stato archiviato prima ancora di cominciare a fare i conti, visto che un anno dopo la fine della guerra è stata fatta un’amnistia. Certo, qualche rara autorità fascista ha pagato con la vita o con la prigione, o con l’esilio, ma la maggior parte dei responsabili non ha affatto pagato. Decine di migliaia di persone che avrebbero dovuto rispondere dei loro atti (e qui non si trattava di ragazzi) sono usciti completamente indenni. Molti mali dell’Italia attuale, e della debolezza della nostra democrazia, possono essere a mio avviso legati proprio a questa mancata presa di distanza dal fascismo. E’ il caso opposto a quello della stagione della lotta armata. E anche qui, mi permetto di ricordare, ci sono vittime le cui piaghe sono ancora aperte. Io ne conosco personalmente più di una. Sono discendenti di oppositori del fascismo, o di ebrei, costretti a sorbirsi l’incredibile benevolenza con cui si tratta, a cominciare proprio da molti rappresentanti del governo e delle istituzioni, il fascismo.

 

Ammettiamo che Battisti – io in coscienza non lo so, l’ho già detto – sia responsabile di tutti i delitti per i quali è stato condannato, ammettiamo che sia il sordido e sinistro figuro che molti dipingono (a me non ha fatto quest’impressione). Perché queste dichiarazioni inconsulte e questa concitazione da periodo di emergenza, perché queste reazioni per molti versi isteriche? Il fatto che questa buia vicenda della nostra storia si sia conclusa, e che per una volta l’Italia abbia fatto le cose piuttosto bene, non dovrebbe spingere a impiegare toni più pacati, non dovrebbe incitare a parlare con il piglio di chi ha la coscienza a posto, di chi intende guardare con fiducia e con ponderatezza al futuro? Non parlo delle vittime, ripeto, che hanno pieno diritto di gridare la loro rabbia e il loro dolore, parlo dei rappresentanti del governo e delle istituzioni dello stato. Perché non protestare con composta fermezza, se non si ritengono legittime le decisioni delle autorità brasiliane? Perché non approfittare dell’occasione per ricordare che nella maggioranza degli altri casi la giustizia è stata fatta, invece di soffiare sulle braci? Perché non mostrare serenità e equilibrio e equanimità storica, che sarebbero molto salutari in questo momento nel quale alcuni sintomi ci dicono che purtroppo il terrorismo potrebbe risorgere dalle sue ceneri? Perché denigrare l’intellighenzia e i media esteri, che proprio in questo periodo sono così attenti alle vicissitudini della nostra democrazia? (senza contare l’oggettiva ridicolaggine delle avventate affermazioni, per chi conosca un minimo le realtà di cui si vaneggia).

 

Un’ultima cosa. L’esilio. A mio modesto parere l’esilio è pur sempre una punizione. Una separazione dalle cose, dalle persone, dalla lingua madre. Che sia colpevole o meno (anche un assassino può scrivere dei buoni libri, si sa) per me Battisti è un autore non meno talentuoso di tanti giallisti nostrani di cui si parla tanto. Un autore che scriveva in italiano sempre più incerto, dal quale i suoi libri venivano poi tradotti in francese. E che adesso non scrive più. Certo l’esilio non può essere paragonato con la durezza della prigione, e soprattutto l’esilio non redime, tende piuttosto a fossilizzare, a “bloquer sur image”, a differenza dei percorsi di carcerazione e reinserimento di cui sopra. Probabilmente quello che è successo a Battisti, e che spiega molti suoi comportamenti è proprio questo: è restato agli anni settanta. Non dimentichiamo che l’Italia di quel periodo era piena di personaggi con il suo linguaggio e la sua boria. Dall’una come dall’altra parte. Ma Battisti ha pur sempre vissuto per tanti anni in esilio, e in condizioni difficili (chi afferma il contrario non conosce la realtà, o mente). E da qualche anno è in carcere. Qualcuno può ritenerlo un prezzo troppo basso, e può aver ragione (nel caso che i processi abbiano appurato la verità), ma non dimentichiamo che è anche questo un prezzo. E forse in questo momento non è poi così importante accanirsi su un singolo caso, perdendo l’occasione per dichiarare finalmente quel periodo concluso.

 

 

Commento di Fabio Montermini

pubblicato il 10 gennaio 2011 alle 12:23

 

Anch’io, come lei, non so se Battisti è innocente o colpevole, totalmente o parzialmente, di tutti i reati che gli sono imputati. Non sono un giurista e non ho passato mesi a studiare le carte processuali, come d’altronde la maggior parte della gente che discute del caso. Sono d’accordo anche con il fatto che in una società sana le vittime, dirette o indirette, dei crimini non devono occuparsi di giudicarne e punirne i colpevoli. Proprio per questo, perché ci sono persone cui la società delega il giudizio sui colpevoli e la loro punizione, devo credere alle decisioni della giustizia del mio paese. Magari è vero che Battisti è vittima di un drammatico errore giudiziario o di una persecuzione, ma, non essendo io un esperto di diritto non posso dirlo, come non posso dirlo di nessun altra sentenza emessa dai tribunali italiani, comprese quelle a carico di colui che, a sentire lui, è il più grande perseguitato della storia giudiziaria d’Italia, ossia il nostro Presidente del Consiglio. Insomma, nel dubbio, e se non ci vogliamo improvvisare i giuristi che non siamo, è più sano accettare che Battisti sia, per la giustizia italiana, colpevole. Tutto il resto è una questione di dignità: se è davvero un perseguitato, la risonanza mediatica che il suo caso ha avuto e il suo (vero o presunto che sia) talento di scrittore sarebbero degli ottimi strumenti per cercare di dimostrare la sua innocenza e contemporaneamente far sì che simili clamorosi errori non si ripetano mai più. Converrà con me che dall’esterno l’attitudine che Battisti ha mostrato è soprattutto quella di voler, anziché mostrare la propria innocenza, trovare qualsiasi sotterfugio e complicità per sfuggire alla giustizia italiana. E’ sicuramente seccante finire in carcere a vita. Se l’adesione di Battisti, seppur in una forma completamente distorta, ad un’idea di progresso e di uguaglianza era sincera, sarebbe non solo suo diritto, ma suo dovere, esprimersi pubblicamente – ne avrebbe la possibilità, anche dall’estero – e cercare di fare in modo che le cose progrediscano. Lo ha fatto? Si è posto, in un qualsiasi momento della sua latitanza, nell’atteggiamento di chi dà qualcosa all’Italia? No.

 

Ritengo comunque, come mi sembra fare anche lei, che l’aspetto puramente tecnico-giuridico della vicenda Battisti sia quello meno centrale. Il caso Battisti è anche e soprattutto un caso politico per l’Italia del 2011. E il problema dell’Italia del 2011 non è certo, sarà d’accordo con me, la troppa giustizia. Sarà vero che la stagione del terrorismo è uno dei rari esempi di giustizia che ha effettivamente agito e funzionato nel nostro paese. Che molti ex terroristi degli anni ’70 hanno pagato e si sono, per così dire, “redenti”. Un atteggiamento “rivoluzionario” (quello sì per davvero) consisterebbe allora ad estendere questo aspetto virtuoso al resto delle vicende giudiziarie che ancora aspettano giustizia in Italia, non il contrario. Si chiede una risposta “politica” alla vicenda degli anni di piombo, una risposta che chiuda definitivamente quella stagione (anche se alcuni tristi emuli sono ancora in giro, lo si è visto proprio oggi a Torino). Ebbene che questa risposta sia “responsabilità”, un’altra parola che, nell’Italia di oggi è rivoluzionaria. I terroristi degli anni ’70 si sentivano in guerra, contro il capitale, contro lo stato. Ebbene, la guerra – se guerra è stata – è finita, e chiedere una risposta “politica” vuol dire riconoscerlo. Per i protagonisti di quella guerra, ci sono allora solo due strade. O ci si sente degli sconfitti, riconoscendo che lo stato ha vinto perché era più forte, ma, implicitamente, ammettendo che si aveva ragione. La posizione di Battisti assomiglia terribilmente a questa. Bene, se è così, lo stato ha ancora il diritto, nei confronti di Battisti, di chiedergli di pagare, se lo considera colpevole, e il dovere, nei miei, nei suoi e nei confronti di tutti gli italiani onesti e che attribuiscono un significato alla parola giustizia, di farlo pagare. Oppure si riconosce che non di guerra si è trattato, ma di una storia di delinquenza. (Quali che ne siano le cause, perché se molti giovani, all’epoca “Si sono lanciati nella violenza anche perché (sottolineo: anche) nessuno ha spiegato loro in modo convincente le ragioni per non farlo, perché nessuno li aveva educati”, molti altri non lo hanno fatto). In questo caso, l’accettazione dello stato, della comunità che un tempo si voleva combattere deve essere piena. In questo caso, ci si deve rallegrare che un reo vada in galera per quello che ha fatto, non si scappa in Brasile.

 

E’ vero, l’indignazione bipartisan che si è creata attorno al caso Battisti mette a disagio. Soprattutto in un paese che ha la destra più antigiustizialista del mondo occidentale. Mai come in questo momento bisogna chiedere che la giustizia sia applicata, a Battisti come a chiunque altro. I sostenitori della causa battistiana (soprattutto quelli francesi, e ne so qualcosa della conoscenza che i francesi hanno dell’Italia, ci abito insieme…) lo considerano un perseguitato, il capro espiatorio di un regime parafascista. A me, invece, il desiderio di impunità di Battisti, fino al sotterfugio, alla fuga, ricorda dannatamente la parte più oscura del nostro paese. Non abbiamo più bisogno di condoni, di legittimi impedimenti. Neanche per reati di trent’anni fa. L’Italia onesta non sta comoda tra l’incudine del lodo Alfano e il martello di Battisti.

 

Al contrario di lei, ritengo che “accanirsi”, per riprendere il suo termine, su un singolo caso non è ininfluente nell’Italia di oggi. Una risposta collettiva non può prescindere dalla responsabilità individuale. Non a caso i difensori di Battisti, e degli altri protagonisti degli anni di piombo ancora “in esilio”, cercano di sminuire l’aspetto pubblico della questione. Battisti ci viene presentato come una persona “anonima” (si veda la lettera scritta da Bernard Henri-Lévy al presidente Lula), un individuo preso in meccanismi più grandi di lui. Versione attualizzata della visione brigatista per cui si era semplici guerriglieri, strumenti della rivoluzione, e in cui l’anonimato era insieme una necessità e un valore, perché quello che contava era la sigla. E’ ora che, trent’anni dopo, usciamo da questa logica, e che ci rendiamo conto che l’uomo, ogni uomo, “è quello che si fa”, come diceva un certo Sartre, che i suoi emuli odierni hanno letto, evidentemente, troppo rapidamente. Che la responsabilità collettiva non è un magma in cui si sciolgono le responsabilità individuali, ma ne è la somma. Che non ci può e non ci deve essere un legittimo impedimento per Battisti e gli altri ex terroristi, ma ci si deve riconoscere nella stessa comunità, in cui valgono gli stessi valori, le stesse regole. Molti ex terroristi degli anni di piombo ne sono usciti, hanno avuto percorsi dolorosi e dignitosissimi, meritano, se non la nostra simpatia, il nostro rispetto. Non Battisti, non con le sue parole, i suoi atti, quelli dei suoi avvocati, dei suoi amici. Che, ancora una volta, i “furbi” beneficino del travaglio degli altri sarebbe un modo molto italiano per uscire dagli anni di piombo. Il più insopportabile.

 

 

 

 

 

Riflessioni
Privacy Policy