Evelina Santangelo
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Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo

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Scrivo queste riflessioni, qualche ora dopo l’incontro, con una stanchezza addosso che non avevo sentito mentre mi trovavo lì, davanti a quei venti ragazzi circa, seduti nel laboratorio.

Torno con il pensiero oltre i cancelli, oltre le serrature a doppia mandata. Alcuni ragazzi se ne stanno muti, immobili, in fondo alla stanza, altri, i più vicini, hanno le facce atteggiate a una proterva spavalderia. Alle pareti, le domande e le riflessioni emerse durante la lettura di alcuni brani del mio ultimo romanzo, Senzaterra.

Non so bene da dove cominciare, adesso che mi trovo lì dentro (mai ho percepito la preposizione dentro con una tale evidenza, e concretezza) con quei ragazzi che non lasciano trapelare granché. Non capisco ad esempio se abbiano davvero voglia di incontrare qualcuno o imbattersi in qualcosa che sia così estraneo al loro mondo, e così indecifrabile.
«Incontri ravvicinati tra extraterrestri», mi viene da pensare, mentre fatico alla ricerca delle parole che possano intanto colmare la distanza che all’improvviso sento crescere tra me e loro.
«Anche io sono di Palermo», dico. Mi sembra che questo sia un punto importante da chiarire (forse più a me stessa che a loro) per riuscire a gettare un ponte su cui tentare di instaurare un’ipotesi o almeno una parvenza di dialogo.

«Anche io sono di Palermo, siciliana, come voi, e questa storia mi riguarda, come riguarda forse anche voi. Tutti... molti siciliani infatti spesso si ritrovano a chiedersi se sia meglio restare in questa terra o andarsene... come è accaduto a chi è arrivato qua da altre terre». Dico questa frase tutto d’un fiato. Guardo i ragazzi siciliani. Guardo i ragazzi stranieri. Qualcuno sorride, qualche altro scherza con il vicino, incurante, altri mi osservano in silenzio.
Sono lì, anzi, lì dentro, eppure ho la sensazione precisa di non esserci, o meglio di essere ignorata, intenzionalmente ignorata. Non è che mi stiano mancando di rispetto, no. 
È come se ci sia una pellicola tra me e loro, un di qua e un di là, e in mezzo un confine insormontabile. Come se si trattasse di due mondi paralleli che non si incontreranno mai, dopotutto. È questa la prima sensazione. Nettissima. Come se fosse una questione delicata di equilibri, che non possono rompersi, che non devono rompersi. Come se la rottura potesse avere esiti irreparabili.


Qualche insegnante ed educatore interviene, per incoraggiarli, per incrinare almeno l’imbarazzo. Allora qualcuno alza la mano, aprendo come un varco nell’aria spessa della stanza, uno spiraglio. È un ragazzo straniero che, lottando con quel suo italiano stentato, comincia a parlare. Gli altri ridono, sghignazzano. Lui però se ne frega, dice quello che pensa. «Il padre di Gaetano ha ragione. Lo fa per il figlio. E il figlio lo deve seguire... deve ascoltare il padre...».
Si capisce che quelle parole lo riguardano più di quanto non sembri, ma non è il solo a pensarla così. Molti infatti la pensano come lui (me lo hanno detto, prima che entrassi in classe, gli insegnanti che li hanno aiutati nella lettura). Nessuno però ha ancora intenzione di parlare.

«Se uno non parla, non esiste», azzardo. «Lui ha avuto il coraggio di parlare, di dire cosa pensa. Se uno non dice cosa pensa e non si sforza di trovare le parole per dirlo, è come un fantasma. Non esiste. Se voi state qui davanti a me in silenzio, non esistete. Io sono qui e parlo. Ci vuole coraggio, a parlare», dico, non sapendo bene dove finirò per arrivare in questa sfida tra il loro silenzio e la mia ostinazione a voler trovare le parole per gettare questo benedetto ponte, per quanto precario, tra me e loro. Certo, sono un po’ sconcertata da quelle mie stesse parole, dal loro tasso di provocatorietà, che però non mi sembra susciti reazioni, o controreazioni.
Chi ha deciso di stare in silenzio, se ne rimane in silenzio. Chi non l’ha deciso, però, finalmente parla.
«È una storia vera?»
«Un poco sì e un poco no,
– dico. – Ho cercato di raccontare tanti pezzi di storie di tante persone, ma raccogliendole in un’unica persona. Gaetano, il padre di Gaetano, Alì... sono come l’insieme di tante storie».
«Una specie di riassunto di tante persone», interviene un ragazzo.
«Sì», dico.
«Così uno... tutti si possono rivedere in questa storia», interviene un altro.
«Sì, – dico.
Non ho detto mai tanti sì  a raffica come adesso, quasi a voler cogliere all’istante l’occasione di rilanciare quel po’ di dialogo, che sembra un miracolo. – Volevo che molti si riconoscessero in questa storia, – aggiungo, – in questa storia, che mi sta molto a cuore, perché è anche un poco la mia».
Qualcuno cerca di capire quanto mi riguarda. Parlotta con il compagno vicino.
«Che c’è?» chiedo.
«Niente. Ma... parlavo della storia. Davvero. Secondo me la sente dentro, perché... si vede da come parla».
Mai mi è stata posta una domanda del genere in modo così diretto. Mai ho risposto in modo così netto, senza pensarci. «Sì», dico.
«Si vede», fa il ragazzo annuendo.

Sembra che questo, il fatto che si veda, dia credibilità a tutto quello che ho scritto.
Guardo i ragazzi in fondo, che continuano a rimanere in silenzio, come delle sfingi indecifrabile e distanti. Indifferenti o solo chiusi in un mondo impenetrabile. Non ci provo neanche ad arrivare fino a loro. So già che non ce la potrei mai fare. Provo però con quelli più vicini, quelli delle prime file, i più turbolenti, i più recalcitranti, i più esibizionisti forse, e dunque anche i più reattivi.
«E voi... cosa pensate di Gaetano? Del ragazzo che non vorrebbe andarsene...»
«Che sbaglia».
«Che deve seguire il padre», fa il ragazzo straniero.
«Ma Gaetano, – dico, – non è che non vuole andarsene, dopotutto, vuole solo provare a restare, chiede solo di poter vivere nella sua terra con dignità, studiando, lavorando come si deve, con tutti i diritti riconosciuti... Vuole provare. Magari poi se ne andrà, ma prima...»
«Lo capisco. Lo capisco, – dice un ragazzo, uno dei più loquaci,
adesso che è stato spezzato l’imbarazzo di parlare, nel timore di essere presi in giro, dai compagni soprattutto. – Ma se uno qui non si trova, è meglio che se va. Che significato ha stare qui e protestare. Protestare per fare cosa... Io, per esempio, me ne vado. Che sto qua io! Che m’interessa di stare qua».

Tento un accenno al fatto che ognuno di noi è parte di una comunità, che se lui potrà andare in un posto migliore, come dice, è perché la gente, tutti coloro che ci abitano, hanno contribuito a renderlo migliore. Dico che una città, un paese è anche fatto da chi ci vive, che tutti siamo responsabili. So benissimo che mi sto avventurando in un vicolo cieco. Mi guardano muti. Poi quello stesso ragazzo di prima si decide a rispondermi. Dice che non gli interessa. E lo esprime soprattutto con i gesti, levando la mano, girandosi quasi.
È evidente che espressioni come «essere parte di una comunità», «essere cittadini», «essere responsabili tutti»... non significano granché per nessuno di loro, indistintamente.
Allora provo un’altra strada. «Il padre di Gaetano, – dico, – non se ne è andato perché in Sicilia non trovava lavoro, se ne è andato perché sapeva che la sua dignità sarebbe stata calpestata se avesse accettato di lavorare in nero, alle condizioni di qualche mafioso della zona, perché ci sono leggi uguali per tutti che regolano il lavoro... È una questione di dignità.... Per questo ha preferito andarsene».
Quelli che hanno deciso di parlarmi annuiscono, come se avessi detto la cosa più sensata del mondo. Tutti loro sanno che cos’è «la messa in regola» e me lo dicono con convinzione. Questa «messa in regola» però non sembra la precisa espressione di un «diritto» sacrosanto, il riconoscimento minimo della dignità del lavoro. Annuiscono, sì, ma nessuno sembra convinto che questo possa davvero accadere, in Sicilia almeno.

«Se uno la pensa così, è meglio che se ne va».
«Fa bene il padre ad andarsene. E fa male Gaetano a non seguirlo».
A pensarla così sono soprattutto i ragazzi stranieri, che condannano Gaetano senza mezzi termini, mentre i nostri parteggiano sì per il padre, ma capiscono anche Gaetano, le sue ragioni, che per loro sono sopratutto il fatto che è nato qua e qua ha le sue abitudini.


Qualcuno pronuncia anche la parola «futuro». L’ha scritta pure sul cartellone delle riflessioni. «Il padre vuole dare un futuro al figlio».
«E cosa vuol dire per te futuro?» Lo dico così, senza pensarci. E quando mi rendo conto è già troppo tardi. Il ragazzo rimane in silenzio, la bocca sigillata, lo sguardo sfuggente.
Così questa parola, «futuro», rimane sospesa, ad aleggiare nella stanza come un oggetto misterioso, un simulacro di una cosa importante che però non si sa bene cos’è. Solo dopo un po’, quando torna a intervenire il ragazzo loquace, quella parola si fa espressione di una voglia rabbiosa non tanto di riscatto, ma di «levarsi da qui», da una terra dove, «non c’è niente da fare, le cose vanno come devono andare...»
«Perché vanno come devono andare?» chiedo.
«Perché qui è così».

«Gaetano, il protagonista del romanzo, – insisto, – è uno che cerca di capire come è fatta la sua terra, cos’è che non va, per questo vuole studiare, per  conoscere le cose, per capire, ma anche per avere le parole e farsi ascoltare. Se uno non sa niente, se uno non dice cosa pensa, se uno non ha le parole per dire le cose, come può far valere le sue ragioni...»
Mi guardano, poi fanno spallucce.


Se fatalismo, indifferenza per le sorti collettive, non-speranza, irredimibilità avessero un volto, credo che quel volto avrebbe un’espressione molto simile a quella impressa sulle facce di alcuni di questi ragazzi, mentre parlano della Sicilia, dove le cose vanno così e basta...  dove si può rimanere solo alle condizioni imposte... non si sa bene da chi o da che cosa...
alle condizioni «connaturate» a questa terra. Nessuno dice «connaturate», certo, ma è evidente che è questa la parola più vicina al sentimento che cercano di esprimere con i gesti e le facce. E allora: «Meglio farsi i fatti propri». La frase arriva puntuale. Però detta da quel ragazzo ha qualcosa di diverso, di più radicale dentro. Un senso di rabbiosa solitudine e dissimulata disperazione. È come se attorno a quella frase, ripetuta, ci fosse solo vuoto, una mostruosa solitudine. «Uno da solo che può fare,va’!
«Ma non sei da solo...» dico.
«Sì, invece. E poi... che m’interessa, a me... Di nessuno, mi interessa...»
Mi giro verso il cartellone. Leggo qualcosa del tipo: «A me, Palermo mi piace». L’ha scritto uno dei ragazzi in fondo, che lo ribadisce impassibile: «A me Palermo mi piace. È il posto migliore».
«L’unico posto dove vivere?» chiedo.
«Sì».
«Qui... non si può rimanere, – insiste un ragazzo straniero. – Qui non c’è futuro...» Ma lo dice senza nessuna intenzione di contrastare il pensiero di nessun altro, come una cosa che pensa lui. E infatti nessuno ribatte, neanche il ragazzo in fondo. Così le sue parole rimangono anch’esse sospese ad aleggiare sopra le nostre teste come quel «futuro» che non si sa bene cos’è.


«Vorrei leggere un passo del libro che mi piace molto,  – dico, – perché qui il padre abbraccia il figlio e il figlio si lascia abbracciare, anche se la pensano in modo diverso... Qualcuno mi aiuta?»
Dinieghi. Imbarazzo. Poi un ragazzo che per tutto il tempo ha fatto finta di niente, mostrando sommo disinteresse, all’improvviso, si alza. Senza dire una parola, decide di darmi una mano. Prende il libro. Comincia a leggere. Con tutta la fatica del mondo. Come se dovesse conquistarsi ogni singola parola. Come se stesse combattendo una guerra.
Non mi è mai capitato prima, ma in quel momento, mentre lo aiutavo a pronunciare qualche espressione più difficile, mi rammaricavo di una cosa insensata... mi rammaricavo di aver usato parole così difficili appunto... parole che sembravano tutte sbagliate, assurde, inerti, mentre uscivano smozzicate dalle labbra di quel ragazzo.
È una sensazione davvero straniante percepire l’inerzia delle parole, delle proprie parole. Eppure, in quella lettura c’era qualcosa di diverso, qualcosa che aveva a che fare con lo sforzo straordinario che il ragazzo stava facendo per leggere delle parole che sicuramente, in quel momento, non poteva comprendere, concentrato com’era a computare sillaba dopo sillaba. E il fatto straordinario era che quello sforzo rendeva assolutamente irrilevante il fatto che le mie parole, in quel momento, venissero decifrate, comprese. Era come se quella fatica insomma bastasse da sé a colmare tutto il resto.

Ecco, io non lo so cosa resterà di questo incontro ai ragazzi stranieri e italiani con cui ho trascorso un paio di ore oltre quei cancelli azzurri, oltre le doppie mandate delle serrature.


Se qualcosa è accaduta, è accaduta non certo mentre spiegavo come Gaetano guardasse i tetti pieni di serbatoi di Eternit... e pensasse come fosse spaventoso quel paesaggio punteggiato di amianto... anche questo, per tutti loro, rientra nelle cose che devono andare così, secondo un cieco determinismo, che è un carcere dentro il carcere. Il vero, inconsapevole carcere che nessuna parola, per molti di loro, potrà spezzare.


Se qualcosa è accaduta, è accaduta prima probabilmente, mentre leggevano quei pezzetti di una storia che raccontava di un ragazzo che voleva tanto una cosa che si chiama «futuro»... non altrove, ma lì... in quella che è anche la loro terra...


Se qualcosa è accaduta, è accaduta oltre l’ingombro delle parole abissali, quando un ragazzo cui probabilmente non importava granché di trascorrere due ore a parlare con la sottoscritta, si è alzato, ha preso un libro e, fregandosene del giudizio di tutti, me compresa, si è messo a leggere parole impossibili senza che si levasse una risatina, né un applauso di scherno o di sufficienza.


Se qualcosa è accaduta, ha a che vedere con quel gesto finale di alcuni che, senza applaudire, si sono avvicinati a darmi la mano tra mezze parole di compiacimento.

 

Evelina Santangelo

Riflessioni
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