23 maggio 1992. Per non dimenticare...
«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana» (J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso fare) Inizi anni ’80: Rocco Chinnici costituisce un gruppo di lavoro, che passerà alla storia come il pool antimafia (Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta). Il 29 luglio del 1983: Rocco Chinnici viene ucciso con un’autobomba sotto casa (con lui muoiono: Mario Trapassi, Salvatore Bartolotta, componenti della scorta, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi). Novembre 1983: nasce formalmente il pool antimafia, guidato da Antonino Caponnetto, deciso a continuare il lavoro di Chinnici. Tra il 10 febbraio 1986 e il 16 dicembre 1987: il pool riesce a istruire il maxiprocesso, che fece luce sull’intera cupola e sui legami mafia politica. 474 imputati vennero rinviati a giudizio (119 di loro in contumacia). Tra i condannati presenti in aula, Luciano Liggio, Pippo Calò e Michele Greco. Gennaio 1988: Antonino Caponnetto lascia la procura di Palermo. Il Consiglio Superiore della Magistratura preferisce a Falcone, successore naturale di Caponnetto alla guida del pool, Antonio Mele (un vecchio magistrato che esautorò di fatto il pool). «Quella notte Giovanni Falcone cominciò a morire, anche per la violenta campagna di delegittimazione attuata contro di lui», dichiarerà Caponnetto. Sono gli anni della feroce polemica sui «professionisti dell’antimafia», secondo una definizione di Leonardo Sciascia («Corriere della Sera»). 20 giugno '89: il fallito e oscuro attentato dell'Addaura. Una settimana dopo l'attentato il Consiglio Superiore decide la nomina di Falcone a procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo. 1990: in seguito agli aspri dissensi con l'allora procuratore Giammanco, Falcone accetta l’invito del vice-presidente del Consiglio Claudio Martelli (che aveva assunto l'interim del Ministero di Grazia e Giustizia). Si trasferisce a Roma per dirigere gli Affari Penali del ministero. Tra il 1990 e il 1992: Falcone ispira una nuova legislazione che porta all’istituzione della Procura Nazionale Antimafia. Ma l’Associazione Nazionale Magistrati teme un’ingerenza della politica nell’autonomia dei giudici (anche Antonino Caponnetto e Paolo Borsellino non nascondono le loro perplessità). 23 maggio 1992: mentre divampa la polemica tra il ministro Martelli e il Csm (che non vuole candidare Falcone per la nomina di procuratore nazionale antimafia), Falcone viene ucciso nella strage di Capaci (oltre al giudice, muoiono la moglie Francesca Morvilio, e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro). 25 giugno 1992: Paolo Borsellino interviene a un dibattito organizzato dalla rivista «Micromega» presso l'atrio della Biblioteca Comunale di Palermo. Sarà il suo ultimo intervento pubblico. 19 luglio 1992: Strage di via D’Amelio. Il giudice Paolo Borsellino viene ucciso da un’autobomba (con lui muoiono 5 agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) I giudici della procura distrettuale di Palermo danno tutti le dimissioni per protesta contro il procuratore Giammanco. Al suo posto verrà nominato Giancarlo Caselli. Ilda Boccassini chiede di essere trasferita a Caltanissetta, città competente per le indagini sui delitti Falcone e Borsellino. In memorie di Giovanni Falcone. Un brano del discorso che Paolo Borsellino tenne il 25 giugno 1992: «In questo momento, oltre che magistrato, io sono testimone... Sono testimone perché, avendo vissuto a lungo la mia esperienza di lavoro accanto a Giovanni Falcone... questi elementi che io porto dentro di me, debbo per prima cosa assemblarli e riferirli all'autorità giudiziaria, che è l'unica in grado di valutare quanto queste cose che io so possono essere utili alla ricostruzione dell'evento che ha posto fine alla vita di Giovanni Falcone, e che soprattutto, nell'immediatezza di questa tragedia, ha fatto pensare a me, e non soltanto a me, che era finita una parte della mia e della nostra vita». |