Evelina Santangelo
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Riflessioni
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo

Pubblicato in Nazione Indiana con una foto Totò Bongiorno

 

 

Carlo Levi: «L’uomo è uno e libero solo se non respinge da sé una parte di sé» (aprile 1960, «Convegno sulle condizioni di vita e di salute in zone arretrate delle Sicilia occidentale», organizzato da Danilo Dolci)

 

Evelina Santangelo

«Gli alberi! ci sono gli alberi!». È questo il grido che si leva dalla prima carrozza quando, nel Gattopardo, il Principe di Salina con la famiglia sta per entrare nelle terre del suo feudo di Donnafugata. Un entusiasmo spropositato… Quegli «alberi» erano soltanto tre, «i più sbilenchi figli di Madre Natura» dirà subito dopo Tomasi di Lampedusa, tre creature stralunate che «si sbracciavano» in un paesaggio di «colline avvampanti di giallo sotto il sole», il paesaggio estivo di un paese che nella realtà si chiama Palma di Montechiaro, un pezzo di provincia agrigentina che per molti oggi è un miraggio appunto, «la terra! la terra!» cui approdare su barconi di fortuna salpati dalle coste nordafricane inseguendo un qualche sogno o fuggendo via da un qualche incubo. E «la terra!» verso cui annaspano centinaia di uomini donne bambini quando, come spesso accade, si ritrovano in balia delle onde, della salsedine e del sole, è proprio quella «terra arsa che alla fine di agosto aspetta invano la pioggia» di cui racconta Lampedusa, una terra che d’inverno, quando i più impavidi, o forse i più disperati, affrontano il mare grosso, ammanta colline e dirupi di un verde talmente fitto e selvaggio da ricordare l’Irlanda o certe scogliere a picco sul mare della Bretagna, con tanto di castello e torre d’avvistamento.

Vorrei cominciare da qui, da questa insospettabile mutazione del paesaggio nel naturale ciclo delle stagioni, per raccontarvi questo pezzo di Sicilia remota, eppure al centro di molte contraddizioni del nostro tempo. Un crocevia di uomini, eventi, contesti (naturali e innaturali) in cui ciò che dovrebbe collidere e deflagrare, o comunque negarsi a vicenda, finisce invece per assestarsi in un equilibrio impensabile. E questo perché molte cose, qui, convivono con il loro contrario in solidale antitesi.

Così dunque, mentre tu – viaggiatore capitato lì per caso o clandestino approdato lì non meno per caso – ti guardi intorno con la sensazione di aver scoperto un qualche angolo di Nuovo Mondo (costoni rocciosi selvaggi bianchi a picco su unghie di spiaggia, dorsi di colline gialle o verdi o calve, dove il terreno argilloso si spacca in fessure lunghe e profonde), poco più insù o più in là ti aspetta un paesaggio diverso, più nuovo, anzi moderno.

Modernità di serre sconfinate che dilagano nella campagna come un mare finto, luccicante, ed evocano, o dovrebbero evocare, un’economia fatta di produzioni intensive, di export, affrancamento dal lavoro ingrato di una terra troppo avara e asciutta. Modernità in cui, quasi in un’assurda nostalgia del passato, certe sere d’estate vedi levarsi di tanto in tanto fumi neri, pestiferi, in cui sembra rivivere l’antica usanza di bruciare le stoppie nei campi di grano. Solo che qua, in questa campagna post-agricola, contro ogni ordinanza del sindaco, ogni buon senso, a bruciare non sono le stoppie o la sterpaglia, ma cumuli di plastica: serre dismesse.

Più in là, invece, lungo la costa abitata… modernità di case… palazzine da suburbio, affiancate le une alle altre… modernità di persiane, avvolgibili, portoncini di anodizzato o finto-legno per far fronte compatto contro la salsedine, la spiaggia e il mare, che – oltre lo stradone, oltre i locali notturni febbricitanti di luci, oltre le giostre, oltre i cumuli bruni di alghe – affiora abusivo per poi allungarsi clandestinamente verso l’orizzonte. Sì, perché in questo stradone di lungomare punteggiato di locali stagionali prefabbricati, in questa marina suburbana che d’inverno langue in una squallida solitudine, l’unico abusivo nel paesaggio abusato è proprio il mare.

E tu allora, viaggiatore capitato lì per caso, devi fare qualche passo indietro e guardarlo a distanza, quel mare, per vederlo di nuovo, oltre i frangiflutti, incombere sulla costa come una vertigine azzurra, magnifica, proiettata verso una qualche lontananza.

La lontananza da cui, se si ha un po’ di fortuna (o non troppa sciagura) si arriva clandestini, di notte o alle prime ore dell’alba, fino ad aggrapparsi alla costa e slanciarsi in una corsa concitata, lasciandosi alle spalle un mare pesante e infinito (per chi lo affronta così) e… sulla spiaggia, cumuli informi di abiti zuppi d’acqua, scarpe, sacchetti di plastica… miriadi di sacchetti e bottiglie di plastica disseminati lungo una via di fuga che tra gli sterpi s’inerpica verso le campagne e le serre, mentre il barcone è ormai dileguato lontano o langue a pezzi nell’acqua bassa tra gli scogli: un grosso pesce arenatosi su una spiaggia troppo piccola. Una piccola spiaggia che veglia sugli annegati (decine di annegati ogni anno tra i clandestini che arrivano in Sicilia per mare, decine di lapidi al profugo ignoto in un angolo del cimitero, testimonianza di un culto dei morti incondizionato), dà un attimo di ristoro a quanti saranno rimpatriati, sospinge quelli che hanno un po’ più di fortuna o un po’ meno sventura verso l’unica immediata via di fuga: «le serre! le serre!»

Così tu, viaggiatore capitato lì per caso, ti immagineresti di vederne in quantità, di stranieri, in questo pezzo di provincia. E invece ne vedi pochi, meno che altrove, come se, una volta arrivati dove agognavano arrivare (sapendo poco e fantasticando molto), si perdessero del tutto in quella geometria plastificata di tunnel che scandisce il paesaggio in poligoni regolari ma non sembra mantenere le promesse, se, come accade, insieme a chi arriva clandestino dal mare per perdersi nei labirinti di serre, c’è chi, in un paradossale movimento uguale e contrario, parte – via terra – inseguendo un altro miraggio: un lavoro in Germania. Regione della Ruhr. Essen, Dortmund, Duisburg, Mülheim an der Ruhr.

E di questo movimento uguale e contrario, di questo esodo nostro, te ne accorgi da tanti indizi: certe conversazioni nei bar dove riecheggia puntuale qualche nome di città tedesca, pronunciato magari con un accento puro-agrigentino ma con piglio sicuro, di chi ha dimestichezza con luoghi e lingua; certe tappezzerie di pelliccia che rivestono a volte i sedili delle macchine, anche se si è in piena estate a 40 gradi all’ombra; certi assembramenti umani che si rinnovano a orari precisi, in giorni precisi, in piazza dell’Emigrante, non lontano dalla via Germania.

Toponomastica del viaggio in cerca di fortuna…

«Un’altra delle nostre antiche usanze», si potrebbe dire con una certa dose di autoironia… come quell’altra usanza, propria dei vecchi (vecchi emigranti spesso, rientrati infine in paese), di starsene eternamente seduti davanti ai bar o su qualche panchina in un angolo di piazza, quasi a presidiare ostinati un territorio che si spopola piano di uomini in età da lavoro e si popola rapido di case, palazzine, villette conquistate mattone su mattone con i soldi delle rimesse e quasi sempre lasciate così, non-del-tutto-finite, a presidiare anch’esse il territorio in una disordinata selvaggia disperata occupazione del suolo natìo contro ogni piano urbanistico, ogni principio di salvaguardia del patrimonio architettonico, ogni sforzo dell’amministrazione pubblica che, in un movimento uguale e contrario, ristruttura chiese, monasteri, torri, castelli, palazzi ducali, quel che resta della «Donnafugata prediletta» del Gattopardo, nel tentativo di salvaguardare «la memoria! la memoria!»… e la Storia, con i suoi antichi fasti e i recenti trascorsi ne-fasti: antichità di città santa costruita secondo un’ideale via crucis, con tanto di Golgota e di indulgenza plenaria garantita ai pellegrini; passato anni Sessanta di città-emblema della «tragedia meridionale» nella sua più «negativa perfezione» (come ebbe a dire un esperto di questioni meridionali e mafiose qual era Giuseppe Fava), in puntuale e ironica controtendenza con quel boom economico che intanto lanciava l’Italia verso il primo assaggio di benessere post-bellico.

Un benessere che oggi, a suo modo, almeno nei suoi aspetti più esteriori è arrivato fin qui: tra i capannelli di ragazzi e ragazze in sella ai motorini davanti alle sale gioco, ai locali febbricitanti di luci, ai bar… una birra o un long drink in una mano, un cellulare o una sigaretta nell’altra… le cuffiette dell’iPod in un orecchio, due, tre piercing sul labbro, sul sopracciglio, o dovunque vada di moda farlo… Come se, quei ragazzi, fossero tutti, o quasi tutti, appena saltati fuori da un videoclip o da qualche angolo, qualche provincia, qualche sottoprovincia virtuale di Second Life, in cui magari si parla dialetto o si mastica un italiano gergale, ridotto all’osso, mentre ci si veste in una sorta di global style, che a volte sa addirittura di drag queen, di trasgressività transgender divertita o frustrata, e più spesso, di voglia di fuga… verso qualcosa che non sia, che non debba necessariamente essere, la Germania dei padri, ma piuttosto «il mondo! il mondo! nella sua globale modernità!»

Forse per questo, chi ha i mezzi, appena può, se ne va (da qualsiasi altra parte). Forse per questo c’è chi invece si è ostinato a realizzare proprio qui, in quest’angolo remoto d’Italia, una delle più belle biblioteche multimediali della regione.

Così tu, viaggiatore capitato lì per caso, alla fine, non riesci a far combaciare più nulla: immigrati che arrivano; emigranti che vanno; vecchi mummificati nei loro riti sociali fatti di giocate a carte e chiacchiere al bar; giovani transnazional-mediatici proiettati verso un qualche surrogato di modernità o in fuga verso un qualche futuro; biblioteche che tentano il più possibile di colmare distanze culturali; sistemi di produzione all’avanguardia forieri di uno sviluppo economico che non c’è; pratiche agricole ataviche rivedute e corrette a costo di appestare campi e colture; architetture monumentali che evocano antichi fasti e recenti scempi; agglomerati, coaguli, sfilze di case nuove che, nell’insieme, hanno tutta l’aria di un improbabile monumento all’incompiuto o alla casualità; scorci di eden; scorci di spiagge-purgatorio; scorci di Nuovo Mondo; scorci di cimiteri di profughi ignoti , di culto dei morti incondizionato, di civiltà antica; scorci di vite da fantasmi; scorci di esistenze da emigranti; scorci di inquietudini giovanili; scorci di «antichi riti» e illegalità radicate; scorci di mafia; scorci di «terre promesse!», di «serre!», di «germania!», di «memoria!», di «mondo!», di «modernità!» dove l’esclamativo si porta dietro sempre una coda, un contrappunto ironico, amaro… Come quegli «alberi!» del Gattopardo avvistati dalla prima carrozza, «i più sbilenchi figli di Madre Natura»… Come quel cielo superbo rossazzurodorato, in cui si stagliano i profili delle facciate di cemento grezzo che ti lasci alle spalle mentre tu, viaggiatore arrivato lì per caso, ti allontani da quell’agglomerato spettrale che, a distanza, ha tutta l’aria di un miraggio assurdo, improbabile: un paese fantasma intrappolato, come per un bizzarro incantesimo, nell’euforia del cielo.

 

Questo articolo è stato scritto da evelina santangelo, e pubblicato il 17 Settembre 2009 alle 10:01 in Nazione Indiana.