Evelina Santangelo
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Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.

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Il Fatto Quotidiano

Propongo di iniziare una conversazione sulla crisi non della democrazia bensì dello Stato italiano.
di
Barbara Spinelli

Caro Direttore, ho letto lo straordinario commento di Bruno Tinti, il 9 ottobre sul Fatto, e vorrei tentare non un risposta alla sua domanda – ci sono domande che somigliano a una chiamata profetica più che a un quesito – ma una conversazione a distanza. Come siamo arrivati fin qui? si chiede Tinti, per concludere: “La domanda non è, non deve essere: “Questo Lodo Alfano è giusto o no?”, ma piuttosto: “Come siamo arrivati a tanto? Dove abbiamo sbagliato?” Penso che siamo arrivati a questo punto – il rispetto delle leggi che diventa secondario, l’indifferenza a dettati costituzionali come l’uguaglianza di fronte alla legge, l’oblio dei sottili equilibri fra pesi e contrappesi su cui si fonda lo Stato– perché l’idea stessa di Stato è come se non avesse più radici nelle nostre menti, come se non fosse parte della nostra identità nazionale. Più o meno tutti sentono il male e se ne lamentano, ma sulla natura del male si soffermano di rado, preferendo concentrarsi sui suoi effetti: la litigiosità, la disputa. Anche qui, urge la domanda-chiamata: come siamo arrivati a desiderare tregue, pacificazioni, addirittura la fine del conflitto politico, senza chiederci neppure un attimo su cosa gli italiani si stanno dividendo, su quale idea della repubblica, della democrazia, dello Stato, dell’informazione indipendente?

Parole come tregua o fine dell’antagonismo occultano quel che succede, e che rende l’Italia un’invalida in Europa. Anche l’unità della nazione, di cui ci si appresta a celebrare il cento cinquantesimo anniversario, è pensata più all’insegna di armistizi verbali e di retoriche nazionali falsamente unanimi che di una seria disamina delle malformazioni italiane. Se la nazione minaccia di disgregarsi, è perché la costruzione dello Stato italiano s’è a un certo punto interrotta, degenerando. È un disfacimento in atto da decenni, che permea la repubblica quasi fin dalla nascita, e di questi tempi è più che mai palese. Le vicende del presidente del Consiglio gettano una luce specialmente cruda su di esso, e stanno producendo una vera mostruosità dottrinale: al postulato di Bruno Tinti (“Oggi, nel nostro Paese, siamo arrivati a discutere seriamente della non applicabilità della legge penale al presidente del Consiglio, cioè a un cittadino cui è affidato un pubblico servizio, probabilmente il più importante che ci sia in un paese democratico. Siamo arrivati a teorizzare che è giusto che questo cittadino possa corrompere giudici, falsificare bilanci, commettere frodi fiscali, e che però non possa essere processato”) si risponde che la legittimità del governante non viene dal rispetto della legge e non è confutabile in caso di reato o sospetto di reato, ma scaturisce esclusivamente e definitivamente dal verdetto delle urne, dall’unzione del popolo.
È una legittimazione non molto diversa dall’unzione divina, quando il monarca regnava per diritto di Dio. Il popolo ha sostituito Dio, è lui soltanto che acclama, consacra, e questo dà facoltà al capo di ignorare altre fonti di legittimazione, altri poteri che istituzionalmente son chiamati a vegliare sugli abusi di potere dell’esecutivo e di frenarli se necessario. È una sorta di patto del sangue che viene accampato, fra il leader e la maggioranza del popolo, preminente su ogni altro patto e in particolare sui patti che preesistono la nascita delle singole legislature. Al fondamentalismo teo-cratico si affianca un fondamentalismo non meno intollerante, demo-cratico al massimo grado. Il dèmos, o meglio la maggioranza del dèmos, si erge a Dio.

LA CULTURA DELL’ANTI-STATO
Il punto è questo: non è Berlusconi soltanto ad aver corrotto in tal modo la democrazia liberale, dando forma alla democrazia estremista in cui viviamo. Una democrazia nella quale il popolo esercita una sovranità assoluta, non condivisa, refrattaria a controlli da parte di poteri indipendenti: giudici o Corte costituzionale, presidente della Repubblica, organi di garanzia o mezzi di comunicazione. Non è il fondatore di Forza Italia ad aver creato questa cultura dell’anti-Stato, che corrode l’Italia e la rovina. E finché l’esame critico dell’Italia non investirà in maniera approfondita e libera le radici non berlusconiane del berlusconismo, la stessa opposizione sarà disarmata e sterile.

La cultura dell’anti-Stato è antica, nella storia dell’Italia postbellica. Nasce come frutto avvelenato della lotta al fascismo e al modo in cui quest’ultimo ha pensato e guidato lo Stato: esaltandone il peso ipertrofico, e al tempo stesso pervertendo la sua vocazione a essere stato di diritto. Questa torbida combinazione è all’origine del fatto che l’antifascismo si sia in gran parte nutrito di anti-Stato, di anti-patria, giungendo fino a sospettare quasi istintivamente l’esistenza di malvagità nascoste nel senso e nel servizio dello Stato. È un fenomeno che i costituenti nella Germania postbellica hanno accuratamente scansato, ben conoscendo i disastri derivanti dal potere eccessivo del popolo (rifiuto dei referendum) e dall’estrema debolezza dei governi e dell’equilibrio dei poteri nella Repubblica di Weimar. Malgrado un’esemplare costituzione, le classi politiche e imprenditoriali italiane hanno tratto la lezione opposta: i governi andavano indeboliti e tenuti al laccio in vari modi, con effetti rovinosi sulle strutture statuali, sulla loro tenuta e sul loro controllo del territorio.

Per molto tempo la forma Stato, nel partito comunista, era vista come proprietà e terra di conquista dei padroni borghesi. La borghesia imprenditoriale e finanziaria, a sua volta, ha prodotto lungo i decenni personaggi che verso lo Stato nutrivano una sfiducia radicale, desiderandone spesso la sovversione: Cefis, Calvi, Gelli, Sindona. Senza essere un sovversivo, EnricoCucciagiocòspessoles

uepartiteascacchi “senza il senso dello Stato, lui banchiere sommo dello Stato” (Corrado Stajano, Un eroe borghese, Einaudi 1991, p. 210). Alcuni di questi (Cefis, Cuccia) si erano formati nella Resistenza. Negli anni ‘60-’70 l’anti-Stato diventa cultura ancor più diffusa, pervasiva. In nome dell’anti-Stato si formano numerosi gruppuscoli del ‘68, a cominciare da Lotta Continua, e anche gruppi della destra violenta e della mafia che patteggiano azioni criminose con elementi sovversivi presenti nel potere politico e nei servizi. Lo Stato è da abbattere in quanto soggetto congenitamente criminoso, prima negli articoli di Lotta Continua poi nei comunicati brigatisti. È così fino al rapimento Moro, nel1978. Lo slogan più malefico di quell’anno –Né con lo Stato né con le Br rappresentò il culmine del disfacimento e venne purtroppo coniato da un uomo-simbolo della lotta anti-mafia quale Leonardo Sciascia (in seguito lo scrittore si corresse, disse che non intendeva lo Stato in sé ma “quello Stato”. Tuttavia il maleficio restò).

LO STATO COME INTRALCIO
Una disamina coscienziosa della situazione odierna mostra che non c’è vera rottura di continuità fra quel modo di pensare e agire e l’estremismo democratico incarnato da una singola persona che senza remore privatizza lo Stato. Per gli uni come per gli altri lo Stato è qualcosa che intralcia e che entra in conflitto con gli imperativi del governare, a meno di non trasformarlo in una proprietà di un uomo (Berlusconi) o di una parte della società (la classe). Nella dottrina marxista “il potere statuale non è altro che un comitato d’affari che consente alla classe borghese di amministrare i propri comuni interessi”, affermazione che l’attuale capo del governo ricuserebbe, ma senza rinunciare alle virtù e ai vantaggi del comitato d’affari. Qui è la più inquietante analogia con gli anni ‘70, e non in quello che Giampaolo Pansa chiama, sul Corriere della Sera del 13 ottobre, il clima di odio che regna fra politici, tra giornali, tra schieramenti opposti. L’autonomia operaia rivendicata trent’anni fa non è diversa dall’autonomia della sovranità popolare invocata oggi dal Popolo della Libertà. Per l’estremismo di allora lo Stato era “dei padroni”: andava disarticolato. Per quello di oggi esso è dell’eletto, a favore del quale va disarticolato.

Scrive Aldo Cazzullo nel suo libro su Lotta Continua che il momento era a quei tempi specialmente propizio, perché coincideva “con una forte domanda di politica” che saliva da chi politica non aveva mai fatto, e quindi ne respingeva le mediazioni ed era “pronto a irrompere sulla scena con la rabbia della propria condizione e la virulenza –ma anche l’apertura, la disponibilità, l’afflato sociale –propria dei tempi” (I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, Mondadori, 1998, pp. 118,9). Per il giornale di Lotta Continua, bisognava “fare da sé” in tutti i settori della vita, dalla sanità all’amministrazione della giustizia. I proletari dovevano “imparare a farsi giustizia da sé: non sarà certo la magistratura, in questa società, a rendere giustizia agli sfruttati. Governare significa e significherà sempre lottare, direttamente e in prima persona, senza affidare nessuna delega ai professionisti della politica” (Lotta Continua 14-2-70). Deluso, Giorgio Pietrostefani confessa nel ‘76: “Io voglio fare la rivoluzione, non la politica”. Questo lo spinse ad approvare e favorire l’uccisione di Luigi Calabresi, nel 1972. I servitori dello Stato, fossero commissari o magistrati o dirigenti politici, erano nemici da punire, pregiudizialmente sospetti. Non erano solo i comunicati della Brigate Rosse a volere la disarticolazione dello Stato.

Per il leader del Popolo della Libertà le cose non stanno molto diversamente. Anche lui denuncia uno Stato in mano a magistrati, a servitori della cosa pubblica non assoggettabili, a poteri forti che gli sfuggono. Anche lui risponde a una “forte domanda di politica che sale da chi politica non ha mai fatto, e quindi ne respinge le mediazioni”. Anche lui vuol fare giustizia da sé, rivendica l’Autonomia irresistibile di un particulare, preferisce la rivoluzione e le scosse violente al professionismo politico, diffida del sistema istituzionale dei “controlli e contrappesi”(checks and balances). Proteiforme, il pensiero degli anni ‘60-‘70 rivive oggi nelle menti di chi governa –e nella maggior parte delle menti di chi è governato– e qui è il vizio d’origine di cui l’Italia fatica a liberarsi.

GLI ERRORI DELLA STAMPA
Il vizio non è la conflittualità intensa che domina la vita politica e che ultimamente è divenuta disputa, aspra, fra giornalisti e testate. Quel che fa scandalo è la tendenza di gran parte della stampa e della televisione a ignorare le questioni poste da chi – in un certo numero di giornali, in numerosi appelli di giuristi come Gustavo Zagrebelsky o Valerio Onida– difende lo stato di diritto, la separazione il più possibile armoniosa di poteri che esso comporta, il pensiero critico che esso deve favorire e custodire, la molteplicità di scelte di vita privata che il potere pubblico è chiamato a rappresentare,vietando a se stesso il ruolo di Stato etico uniformatore. Se l’antagonismo è oggi così intenso, e si è esteso alla stampa, è perché queste domande fondamentali sono eluse, e perché le accuse del capo del governo, spesso accompagnate da minacce e appelli al boicottaggio, non sono prontamente arginate da uno schieramento compatto di chi, nei giornali, dovrebbe esser cosciente e fiero del potere di controllo che la stampa indipendente impersona.

La singolare mancanza di solidarietà nel mondo dell’informazione (la minaccia al singolo giornalista non è considerata una minaccia che incombe su tutti) è un’altra patologia italiana che non ha eguali nelle democrazie ed è legata a due fattori: la completa assenza di editori puri nella proprietà delle maggiori testate, che diano a queste vera autorevolezza, e la tendenza di molti giornali indipendenti a interiorizzare gli attacchi e il linguaggio del potere, in nome di un presunto disinteresse dei lettori per le vicende riguardanti diritto, giustizia, etica dell’uomo pubblico. Accade così che le voci critiche vengano accusate, da giornalisti concorrenti e in anomala sintonia con il governo, di far parte di partiti semi-militari, di eserciti ostili che assoldano i lettori invece di servirli, di forze che sviliscono l’immagine italiana all’estero, di contiguità –appunto– con il terrorismo e il clima d’odio degli anni Settanta. Chi lancia invettive così pesanti finge di ignorare che le voci cosiddette anti-italiane difendono in realtà le istituzioni, la costituzione, e uno Stato non trasformato in comitato d’affari di una persona o una classe ma organizzato come reticolato di autorità che si bilanciano l’una con l’altra, e che consentono alla democrazia di vivere e farsi governare senza che nessun potere diventi esagerato, compreso il potere del dèmos.

I DUE CORPI DEL RE
Il senso delle istituzioni, delle leggi, degli equilibri interni allo Stato sono il nutrimento e il farmaco di cui la democrazia ha bisogno per correggere le proprie tendenze prepotenti e non distruggersi. Sono secoli che il pensiero liberale sostiene che la sovranità del popolo può divenire un dispotismo: Montesquieu, Tocqueville a John Stuart Mill lo dicono a chiare lettere. La sovranità del popolo e l’unto delle urne hanno tutti i difetti che Montesquieu attribuisce al potere (“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti”) ed è il motivo per cui l’organizzazione di una disciplina s’impone: “Perché non si possa abusare del potere, bisogna che il potere freni il potere; una Costituzione deve essere tale che nessuno sia costretto a compiere le azioni alle quali la legge non lo costringe, e a non compiere quelle che la legge gli permette”.

Questa è la democrazia non suicida: un regime che diffida a tal punto di se stesso, delle proprie naturali tendenze totalitarie, da costituire accanto alla sovranità del popolo un sistema di regole che precede il voto, che non muta con il cambiare delle maggioranze, che perdura nel tempo, indipendentemente dal colore e dal carisma popolare dei capi. Tale è l’obiettivo che si prefiggono le costituzioni: sono come la corona del re, che dura più del suo corpo fisico. Per questo i canonisti e teologi del Medio Evo parlavano di due corpi del re: uno durevole, personificazione mistica della politica, che vive nel corpo del sovrano sotto forma di corona o di deus absconditus; uno transeunte, che dura la vita o il mandato del governante. Anche la democrazia ha due corpi: il corpo dell’esecutivo che raffigura la maggioranza elettorale, e il corpo più durevole racchiuso nello spirito della legge e nelle regole della costituzione. Leggi e costituzioni sono la corona della democrazia.

Propongo a Bruno Tinti e agli amici del Fatto di iniziare una conversazione sulla crisi non della democrazia bensì dello Stato italiano, di chiedersi se non siamo arrivati a questo punto perché abbiamo coltivato il solo corpo fisico del re, uccidendo la corona. Se non valga la pena pensare i pericoli della democrazia fondamentalista. Se abbiamo dimenticato che regole, magistrati, giustizia, legge, vengono prima della nascita della democrazia e anche prima delle nazioni. È inutile parlare di radici ebraico-cristiane, se un ingrediente essenziale di tali radici –il senso della legge –viene svuotato o mutilato.
Riflessioni
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