Evelina Santangelo
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Riflessioni
#FestivalLetteratureMigranti 12 -16 ottobre 2016
Dopo i risultati della Classifica di Qualità sui libri usciti nel 2015 realizzata dall'inserto «la lettura» del «Corriere della sera», UNA PROPOSTA FRUTTUOSA, SPERO...
SCRIVERE - La grammatica dell'immaginazione
Quattro scrittori creano per «Repubblica» una storia ambientata in Sicilia per una stagione («La repubblica», giovedì, 1 ottobre 2015)
La Tonnara è di tutti. Su storia e bellezza non c'è il copyright (la Repubblica - Palermo, venerdì 14 agosto 2015)
Ecatombe nel Mediterraneo... ecatombe nel Mediterraneo...
Tra le pagine più belle del «Tamburo di latta» di Günter Grass
Per ricordare esattamente cosa accadde alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 (2001).
Accade in Sicilia... come potrebbe accadere solo in Sicilia
COSA FARE. COME FARE Iolanda Romano (Chiareletere)
Scrivo dunque sono (Evelina Santangelo)
Trittico Andreotti
Un tratto dello spirito nazionale: Fingere di non sapere… Ovvero dell'ingenuità e del candore del senatore Andreotti (e non solo)
Chiusa nella mia stanza in un'abissale solitudine («il Fatto Quotidiano» 10/12/2012
A Terramatta; di Costanza Quatriglio l'Efebo d'argento 2012
IL PROFILO DEL POTERE IN ITALIA - DATI EURISPES 2012
L'ultima bicicletta di Evelina Santangelo su «Doppiozero» (6 novembre 2012)
Perché il processo (Pier Paolo Pasolini «Corriere della Sera» 28 settembre 1975)
Se una città sa riconoscere i suoi narratori (La Repubblica - Palermo 14/09/2012)
STORIE PARALLELE DAI QUARTIERI DI PALERMO
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Aspettando Palermo. La voglia di rinascere di noi sopravvissuti (La Repubblica - Palermo 12 giugno 2012)
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
Studio 2 - TRM
Maestri (di valori) senza cattedra in una Palermo vista con occhi bassi.
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
PALERMO PRIDE 2012 (col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, dell’Università di Palermo e del Comune di Palermo)
Workshop sul self-publishing
Sandro Bonvissuto «Dentro», Einaudi
Quello che, tra le altre cose, mi ha insegnato mio padre.
Palermo. Ci si continua a dilaniare «a sinistra»...
Booksweb tv
Roberto Andò ed Evelina Santangelo dialogano su Palermo. Due scrittori, una città in crisi. «Tra le rovine segni di vita»
Delirio elettorale...
PRESENTAZIONE «COSE DA PAZZI» ALLA VICARIA.
Una sedia per il Teatro Garibaldi Aperto
Ricordando Primo Levi
Palermo mai vista (da «Grazia» 9/4/2012)
UNA CITTÅ DA ROMANZO (intervista di Salvatore Ferlita a Evelina Santangelo)
Massimo Maugeri: intervista a Evelina Santangelo.
Il 3 aprile in libreria
Una riflessione su TQ dal sito di Michela Murgia
È morta Agota Kristof...
Ma è decrescita o trionfo del bestseller?
Su “Elisabeth” di Gilda Policastro
Tutti arancioni per mandare a casa questo governo
Voto alla Camera sul fine vita... 278 sì, 205 no, 7 astenuti
APPELLO ARANCIONE lanciato da Roberto Vecchioni, Daria Colombo e altri cento firmatari.
Sono libera di dire: ora devono pagare (da «il Fatto Quotidiano» domenica 10 luglio 2011)
IL POPOLO NON DEVE AVERE PAURA DEI GOVERNI
I blog italiani più seguiti - Classifica giugno 2011
L’anima, nel concreto... (Goffredo Fofi incontra Alice Rohrwacher)
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Vita della albero L'
Scrivono in tanti, sulla soppressione a Marsala del Festival "A Chiare Lettere"
Referendum 12-13 giugno: DIAMO UN SEGNALE CIVILE FORTE E SONORO.
Protestano i detenuti all'Ucciardone di Palermo. Da giorni. Nessuno se ne accorge.
Né apatica indifferenza né invettive ingiuriose né narcisismi ombelicali. Dovere di critica.
Il Dio impassibile di Malick (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 1 giugno 2011)
Il vento del nord, il vento del sud...
Ricominciamo da qui
APPELLO AI MILANESI
Intelligenza e umanità - Un pensiero prima di partire pe il salone del libro di Torino.
Cosa importa alla Nato? certo non le vite umane...
Questo referendum è una battaglia civile!!! In rai non se ne deve parlare. Ecco la lettera ai cittadini di Mariachiara Alberton
In questa Pasqua...
Le nostre comuni sorti repubblicane e democratiche
Asor Rosa: Non c'è più tempo.
Chi c'è dietro la morte di Vittorio Arrigoni? Perché è morto Vittorio Arrigoni?
In questo giorno di lutto...
Il cappio è chiuso...
Ma se un governo...
Pace a responsabilità limitata
Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini (da «il Fatto Quotidiano», 22 marzo 2011)
Io ce l'ho...
In guerra contro Gheddafi
Non sempre si riesce ad essere lucidi...
«L’Italia senza inconscio. E senza desideri» di Massimo Recalcati
8 marzo 2011...
L’uomo dei segreti tra tangentopoli, santi e Santanchè (da «il Fatto Quotidiano» del 5 marzo 2011)
L'8 MARZO 2011 A PALERMO
La scuola, a casa mia
Il paese dei burattini e dei balocchi...
Oggi, a Oslo, è morto un nostro «antico» poeta.
«Accade a Palermo, la mia città» (da «il Fatto Quotidiano» - mercoledì 23 febbraio 2011)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari...
Caro Maroni, ecco che succede appaltando gli immigrati alle dittature
Teledurru. Lettera aperta di Fulvio Abbate a Nichi Vendola
Piccola riflessione marginali su certi disguidi con la stampa.
Perché sarò in piazza («il Fatto Quotidiano - giovedì 10 febbraio 2011)
Jennifer, che ha perso tutto, persino la traccia esile di un nome... nella mia città.
Aasma, la più coraggiosa ( «il Fatto Quotidiano» - 8 febbraio 2011)
Se non ora quando... nelle città d'Italia
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Il dissenso di Asmaa Mahfouz e il ruolo delle donne degiziane nelle proteste contro Mubarak
La conversazione globale al tempo dei citizen media: Global Voices Online
RUBY: SANTORO-TRAVAGLIO-SPINELLI, AVANTI PER LEGITTIMA DIFESA
Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano - sabato 29 gennaio 2011)
Scrittori e Battisti. La censura non è mai una buona idea (da «il Fatto Quotidiano - mercoledì 26 gennaio 2011)
Tutti contro la censura degli autori "pro-battisti" (Simonetta Fiori)
Una firma per Jafar Panahi
Libertà e giustizia sociale...
Vi prego, non «rivoltiamoci»... nella melma.
«L'agonia del teatro italiano» si potrebbe intitolare questa analisi spietata e quest' appello accorato del baritono Alfonso Antoniozzi
Il BUONSENSO...
BATTISTI, LE VITTIME, LO STATO di Giacomo Sartori (da Nazione Indiana)
Maghreb. L'umanità che brucia...
Rodotà: l’Italia laboratorio di totalitarismo (El Pais)
«I cento padroni di Palermo» di Pippo fava
«Scrivere è un lavoro», Josè Saramago
Che sia un buon inizio 2011 un po' dipenderà anche da ciascuno di noi...
Il metodo Marchionne & company... come importare il modello di lavoro cinese, dopo essersi sbarazzati di tutto il resto...
Un augurio, più che gli Auguri di Natale. Un controcanto di amore civile.
L’assalto ai palazzi del potere «fantasma»
Dettagli di... potere
A NATALE PUOI... UCCIDERE LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
Caro Saviano
B, Mangano e la sottomissione
Cultura fuori dalla cultura (da «il Fatto Quotidiano)
Foto di gruppo senza piazza (da «il Fatto Quotidiano»)
Omaggio al Maestro Monicelli
Matteo Renzi e il Cavaliere
«La resistenza al presente» di Chiara Valerio (L'Unità, 26 ottobre 2010)
Joubran Khalil Joubran (traduzione del narratore iracheno Yousif Latif Jaralla)
Nichi Vendola: Elogio della bellezza.
Rizzoli e il romanzo dedicato all'epica dei giovani di Casa Pound...
LIBERTA' D'ESPRESSIONE...
«Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?» (da Nazione Indiana)
Pasolini e gli Italiani
piccole patrie, distretti economici (da Nazione Indiana)
Sarah, un orrore domestico
Perché l’intellettuale ha perso l’aura? (da Europa - 5 ottobre 2010)
Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene (Nazione Indiana)
Le recensioni delle scrittrici secondo lo scrittore Ottavio Cappellani...
Incredibili scuse a Dell'Utri («il Fatto quotidiano», martedì, 20 luglio 2010)
Bossi, il dottor «ce l’ho duro» (da «il Fatto Quotidiano» - martedì 10 agosto 2010)
Oro nero, ultimo nemico dell'Amazzonia («il Fatto Quotidiano» - giovedì 5 agosto 2010)
Mondadori, il coraggio di parlare (da "il Fatto Quotidiano" - mercoledì 1 settembre 2010)
Dopo dieci anni di collaborazione con la casa editrice Einaudi, dichiaro che io oggi più che mai non me ne vado.
«L'Eguaglianza uccisa dal Progresso» di Marco Revelli
«Così muore una Mamma Coraggio» di Paolo Sapegno
Pietro Mirabelli è morto, in miniera
Negato l'uso delle intercettazioni a carico di Cosentino. Il lutto della giustizia e la nostra vergogna.
A PROPOSITO DEI RISULTATI DEI TEST INVALSI. NORD, SUD E STRANIERI di Fiorella Farinelli
«Il senso di Vespa per le tette» («il Fatto Quotidiano», 7 settembre 2010)
DITE A TUTTO IL MONDO CHE HO PAURA DI MORIRE
Lavoro: Fantozzi era un dilettante («il Fatto Quotidiano», venerdì 16 luglio 2010)
Articolo 21 della Costituzione Italiana Riformata in base al diritto inalienabile alla «distrazione di Stato»
Cari lettori, gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera...
Addaura, nuova verità sull'attentato a Falcone (di Attilio Bolzoni - La Repubblica)
Siete tutti invitati alla: FESTA DI NAZIONE INDIANA (nel Castello Malaspina di Fosdinovo in Lunigiana)
Gianni Biondillo racconta Nazione Indiana: « a fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa»
VISIONI D'ITALIA / MARSALA «Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo. Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi » di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
La responsabilità dell’autore: Biagio Cepollaro (da Nazione Indiana)
IL SILENZIO COMPLICE di Evelina Santangelo (Pubblicato su Nazione Indiana)
SCIASCIA, IERI, OGGI E DOMANI di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - giovedì 25 marzo 2010)
La responsabilità dell’autore: Marcello Fois (Da Nazione Indiana)
Antonio Albanese: le sette parole chiave...
«Faccette verdi, tifoseria e cinepanettoni. Metafore elettorali per il Piemonte» di Gaia Rayneri
La responsabilità dell’autore: Nicola Lagioia (da Nazione Indiana)
Intervista a Evelina Santangelo (webzine: Sul Romanzo)
Intervista inedita di Fabrizio De Andrè
T.R.S.T me! (Trieste vista dalla Luna) di Azra Nuhefendic (da Nazione Indiana)
NON TOCCARE IL MIO AMICO. Manifesto contro il razzismo in Italia.
«Palermo, quando la vita è un Gratta & Vinci» di Evelina Santagelo (il Fatto Quotidiano, sabato 27/02/2010)
Altri articoli su Mafia a Milano (da Nazione Indiana)
Nella bocca di Milano di Giuseppe Catozzella (da Nazione Indiana)
La responsabilità dell’autore: Michela Murgia (dall'inchiesta di Nazione Indiana)
«I meridionali sono meno intelligenti» da «il Corriere della Sera.it» (16 febbraio 2010)
«Lo scrittore solo» di Evelina Santangelo (il Fatto Quotidiano - sabato 13 febbraio 2010)
È morto J. D. Salinger... di cui non restano immagini recenti... a uso della stampa, almeno... ma ci restano intatti nella loro forza i suoi racconti e romanzi.
Gianni Lannes: libertà di stampa, navi dei veleni e... «leggerezze» o «distrazioni» di Stato
«Ascoltando “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoenberg», di Orsola Puecher (da Nazione Indiana)
«Morire nel deserto» di Fabrizio Gatti (da L'espresso)
«Terroni parassiti. Odio e identità di Radio Padania» di Evelina Santangelo (Il Fatto Quotidiano, sabato 23 gennaio 2010)
«Pubblicare per Berlusconi?» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
Ipocrisie e pregiudizi leghisti... conditi di somma arroganza e ignoranza crassa e... potere politico.
«Vite maledette»... vite da Insân... Uomini.
Rosarno: parlano gli stranieri, e sono parole che dovrebbero solo farci provare vergognare...
Rosarno e la rivolta degli schiavi: due pezzi pubblicati su NI degni di nota. Autori degli articoli: Marco Rovelli e di Biagio Simonetta
Kids On Rainbows... a tutti!
Orrore... in Iran...
Roma, Camera dei Deputati 3 gennaio 1925 (perché oggi è davvero tutto diverso, ma le parole non sono vergini)
«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Rivoluzione verde. Ayatollah Kamenei: «gli oppositori sono cme la schiuma sull'acqua. Quello che rimane è il sistema. L'opposizione sarà eliminata»
Una delle venti capitali mondiali dei veleni: Linfen (Cina)... «la città morta» abitata dagli «spettri del mondo»
12.12.1969 Strage di Piazza Fontana - 12.12.2009 La giustizia non abita qui...
Scala - Carmen backstage
Io sto con i magistrati (Evelina Santangelo)
Firma anche tu l'appello di Roberto Saviano contro il cosiddetto «processo breve» sul sito di La Repubblica.it
da Wikipedia: La Banca Rasini (Berlusconi, Andreotti, Sindona, Calvi, Provenzano, Riina, Magano...)
«Berlusconiani ma compagni. A Einaudi la lotta continua» di Francesco Borgonovo (Libero 1-12-2009)
Alberto Asor Rosa: «Perché si spara su Einaudi» La Repubblica (30-11-2009)
«Letteratura come filosofia naturale» di Marco Belpoliti (da La Stampa)
«Il coro degli aspiranti scrittori, intellettuali, scrittori-intellettuali del nostro tempo... » (di Evelina Santangelo)
No-B Day
Walter Siti «Troppi paradisi» (2006).
«Coccodrillo amoroso. Ricordo di Alda Merini a pochi giorni dalla morte» di Marco Simonelli (Nazione Indiana)
«Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo» di Barbara Spinelli
Primarie Pd: chiunque vinca...
«Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)» di Marco Rovelli (Nazione Indiana)
L’emergenza estetica nell’Italia maschilista di Maria Laura Rodotà (Corriere della Sera - 14 ottobre)
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano
Dopo la candidatura di Palermo alle Olimpiadi 2020...
Il pedinamento del giudice Mesiano... un tipo da tenere sotto stretta sorveglianza... come chiunque di noi... (verrebbe da dire, vista la natura delle stranezze che gli vengono contestate)
Il Fatto Quotidiano - venerdì 16 ottobre: un bell'articolo di Barbara Spinelli sulla cultura dell'anti-stato.
Il re di «Pointlandia, «Esso»... lancia la sua rivoluzione...
«È l’animale, questo, che non c’è» di Orsola Puecher (Nazione Indiana)
Pensiero eversivo... in tempi di «crisi».
«L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic» di Tiziano Scarpa
Scorte negate.... Un articolo pubblicato su Agoravox. Autore: Sergio Bagnoli
«Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)» di Evelina Santangelo (Nazione Indiana)
Mario Cervi e la sua «stanza» del manganello, nel Giornale diretto da Feltri
Negrita: Il libro in una mano, la bomba nell'altra
«La rivolta delle figlie» di Renzo Guolo (la Repubblica, giovedì 17 settembre 2009)
«Miraggi (ovvero, contrappunti ironici) di Sicilia» di Evelina Santangelo
LEGA LADRONA: a Renzo Bossi (figlio del senatùr Umberto Bossi) incarico da 12.000 euro al mese
«Frontiere erranti della letteratura» di Gianni Celati (Alias, 12 settembre 2009)
«VIDEOCRACY o del fascismo estetico» di Andrea inglese (da «Nazione Indiana»)
Berlusconi, presidente di turno al Parlamento Europeo (2003): «i turisti della politica...». Una pagina che ancora umilia.
E ora querelaci tutti (reazione - NI)
«Il salto di qualità...» di Evelina Santangelo
«La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese» di Evelina Santangelo (pubblicato in NI)
Non si tratta solo di «sbavagliarsi»... Si tratta di uscire da questa sorta di spaventosa ipnosi in cui sembra caduto (o ricaduto) il nostro paese.
«Fatima e il Brembo» di Helena Janeczek (da Nazione Indiana)
«Una gabbia per Calderoli» (di Maria Novella Oppo); «Calabria, Acquaformosa si deleghizza» (di Enrico Fierro)
Hamid Ziarati (scrittore iraniano, autore de' «Il meccanico delle rose»): «Lo slogan più bello in Iran: Dio è con noi, oscurate anche Lui!»
Roberto Saviano: «Perché Pecorella infanga don Peppe Diana?»
UN NASTRO VERDE AL POLSO. Appello dello scrittore Hamid Ziarati per la causa iraniana
25 luglio 2009, Roma: Global Day of Action - giornata di solidarietà per il popolo iraniano
Memorie eversive in tempi di ronde... Leggete «Quando i clandestini eravamo noi» di Aldo Maturo (Agoravox)
«Quando i cladestini eravamo noi» di Aldo Maturo
Message to the Young People of Iran by Bernard-Henri Lévy
«I ragazzi di Teheran...» di Evelina Santangelo
L'onda verde... Se il mondo ci chiama...
«Stazione Cumana di Montesanto... Come muore ognuno di noi», di Evelina Santangelo
Firmiamo l'appello di Repubblica contro la legge-bavaglio
«Teoremi... Riflessioni a margine dell’articolo di Carla Benedetti» Evelina Santangelo
«Scurati, una teoria per ogni stagione», di Carla Benedetti
Il nuovo sentimento che serve alla Sicilia. La città e la mafia (La Repubblica-Palermo, 2 giugno 2009)
Marco Belpoliti «Senza Vergogna». Intervento letto a Officina Italia
23 maggio 1992. Per non dimenticare...
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa (di Elysa Fazzino)
La libertà su Internet è in serio pericolo ! (di Salvo Fundarotto)
La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici
«Se qualcosa è accaduto... (incontro con i ragazzi del Malaspina)» di Evelina Santangelo
«Attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione?» di Evelina Santangelo
Italia: a rischio la ibertà di stampa. Global Press Freedom 2009.
Il grande inganno del dopo terremoto (Da Il Messaggero.it - 3 maggio 2009)
Stand by me (di Jack Nitzsche)
«Se ogni gesto ha un peso e un valore che dipendono dai gesti precedenti... Memorandum dei 25 aprile del premier Berlusconi» di Evelina Santangelo
Prove di «equilibrismo»
«Ma io per il terremoto non do un euro» di Giacomo Di Girolamo (in www.marsala.it)
Kandahar: uccisa l'attivista per i diritti delle donne Sitara Achikzai.
Ray Bradbury «Fahrenheit 451»
Il treno del desiderio (foto inviata da Sabah Benziadi)
Vincenzo Pirrotta mette in scena «Terra matta».
«We will not go down» (Song for Gaza) by Michael Heart
«Stranieri... (alcune riflessioni che stanno alla base dell'idea di «straniero» in «Senzaterra»)» di Evelina Santangelo
«Vi racconto come una Senzaterra vive il suo rapporto con la Terramadre»
La lettera di Oscar Wilde recitata da Roberto Benigni
«Se non ora, quando...» di Evelina Santangelo
Nel 40° anniversario della morte di Jan Palach
In ricordo dell'amico fragile...
Forse sarebbe il caso di ricominciare tutto da qui...
Quel che vorrei augurare ai miei corregionali... e ai miei connazionali
L'Italia s-paesata... (una voce s-paesata)
Quando i lettori ti danno la sensazione di aver scritto proprio il libro che desideravi scrivere... (una lettera di Maria Adele Cipolla)
Torniamo un po' a pensare
Un gesto di civilità - di Roberto Casati (ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA - Centre de Recherche en Epistémologie Appliquée)
"Polar Express", destinazione: l'incubo
Alcune riflessioni sul romanzo "La lucertola color smeraldo" di Ambra Carta (università degli Studi di Palermo. Facoltà di Lettere e Filosofia)
Incontro con i ragazzi della Scuola media Di Vittorio allo Sperone
Riflessioni
«Dialogo con Giorgio Vasta» di Alessandro Garigliano

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Il tuo romanzo d’esordio Il tempo materiale, minimum fax, è stato recensito dappertutto, dal Corriere della Sera a Vanity fair, dal Sole 24 ore a Marie Claire. E’ stato finalista del Premio Dedalus, nella cinquina del Premio Berto, selezionato al Premio Fiesole, primo nella classifica di qualità indetta da Pordenonelegge Dedalus e, per finire, a coronamento del gradimento diffuso, è stato candidato alla Selezione del più popolare premio italiano: il Premio Strega. Hai scritto un libro commerciale?

Sì, è commerciale nel senso che ho scritto un libro che esiste nel mercato librario, in quel contesto commerciale attraverso il quale ogni libro cerca un dialogo con chi legge. Sì, è commerciale nel senso che questo libro – come del resto ogni libro – commercia, negozia, propone una storia in cambio di un po’ di tempo e di qualche euro. No, perché questo libro esiste nel commercio ma non è pensato per il commercio (se per commercio, o meglio per commerciale, si vuole intendere una narrazione che divora onnivora ogni tipo di lettore, identificandosi, di fatto, nella commerciabilità), nel senso che scrivendolo ho cercato prima di tutto di costruire una forma – linguistica e immaginativa – che fosse il più possibile compatta e coerente, senza pormi più di tanto il problema di chi lo avrebbe letto. Il che non significa essere ostili al lettore che verrà – sarebbe inverosimile e ridicolo; significa concentrarsi prima di tutto sulla forma augurandosi che a quella corrisponda l’interesse di un po’ di persone.

 

Il tempo materiale è la storia di tre eroi tragici, i compagni Nimbo, Volo e Raggio, che nel 1978, l’anno del sequestro di Aldo Moro e della sua condanna a morte, si scagliano contro la propria provincia, Palermo, e contro il proprio Stato, compiendo attentati, emulando il terrorismo nazionale. Hanno undici anni. Dalle prime pagine, dall’inizio del libro, subito, sbalza un’anomalia stilistica: la parole della voce narrante.

La voce di Nimbo è la pelle del romanzo, il suo involucro linguistico, ed è in buona parte anche il suo midollo. Mi viene in mente il nastro di Moebius, la figura del dentrofuori naturale. La voce di Nimbo chiarisce subito che non si sta lavorando sulla mimesis, del resto la prospettiva di far parlare un ragazzino di undici anni nel modo in cui si ritiene parli un ragazzino di undici anni non mi piaceva, anzi devo dire che nella maggior parte dei casi, quando in un libro o in un film ci sono bambini o ragazzini che parlano – più esattamente: che vengono fatti parlare – come si pensa parlino davvero, mi sento in imbarazzo, mi sembra di trovarmi davanti a qualcosa di stucchevole. Dunque nessuna idea di imitare la voce di un undicenne: il che porta subito alla rottura di un patto, quello della verosimiglianza, o meglio a un suo slittamento di piano. “È verosimile che accadano anche cose contrarie al verosimile.”, scrive Aristotele nella Poetica. E quindi è possibile che durante la lettura, dopo aver opposto resistenza a una serie di abitudini percettive, all’improvviso chi legge ammetta la paradossale verosimiglianza della voce di Nimbo. Che, credo, da quel momento in poi sarà una voce-Moebius, contemporaneamente pelle e midollo, dentro e fuori la storia narrata.

 


Nel tuo testo il dialetto è modulato sempre in maniera mostruosa, deforme o comunque è percepito così da Nimbo, che lo argina catalogando le cose con la precisione di un enciclopedista. Domando: la lingua locale è solo la spia di un caos primordiale al quale si contrappongono i tre puri terroristi oppure serve a rivelare un’identità siciliana primigenia selvaggia e brutale?

 

Se per Nimbo, Bocca e Scarmiglia l’italiano è un luogo di condivisione, la materia da trasformare in ordigno per far esplodere il presente, il dialetto è invece l’esperienza dell’esclusione. Quelli che loro chiamano “palermitani dialettali” sono intrinsecamente nemici perché esistono in un mondo, il dialetto, che non è solo lingua ma è anche comportamento. Ed è un luogo specifico della città. Per chi è assillato dal bisogno di penetrare la storia e nella storia, il dialetto, concepito a torto o a ragione come preistoria, non può che essere un oltraggio al quale reagire. Del resto il dialetto è una lingua viscerale e selvatica che non accetta la razionalizzazione che Nimbo e i suoi compagni pretendono di imporre all’italiano. In quanto residuo ingovernabile il dialetto è, nell’economia del romanzo, un ignoto profondamente attraente e al contempo repulsivo.


L’intero romanzo è attraversato da un’idiosincrasia armata, da una ripulsa contro la rappresentazione di un’Italia piccolo-borghese oleografica, da cartolina, da carosello. Il protagonista sembra voluttuosamente e ideologicamente aderire alla malattia, all’infezione. Cosa sarebbe stato però questo libro senza la sua storia d’amore?

Semplicemente, senza questo livello di esistenza del romanzo, senza cioè quello che possiamo giustamente chiamare “storia d’amore”, non credo avrei avuto motivazioni sufficienti a scrivere. La storia del legame tra Nimbo e la bambina creola è per me l’origine e il senso di tutto il romanzo. Perché se il livello storico-politico è di fatto riassumibile nell’angoscia dei tre protagonisti incapaci di trovare (o di inventarsi) una collocazione nel tempo italiano, e se il livello linguistico serve a far sentire il linguaggio come un prodigio carnivoro e tentacolare che però in realtà non riesce mai a compiere un’azione umana, è nel legame tra Nimbo e la bambina creola che queste incapacità storico-politico-linguistiche si annodano inestricabilmente facendosi collasso. Nimbo chiede alla storia e al linguaggio di amare al suo posto, o meglio di essere luoghi sentimentali, e infatti ha con la storia e con il linguaggio un rapporto sensuale. In questo modo immagina di potersi defilare, domanda di non esistere come figura deliberante. Solo alla fine, attraverso l’implosione di storia e politica e linguaggio nel pianto (attraverso una vera e propria liquidazione), Nimbo riesce ad azzerare tutto. Se poi sarà in grado di ripartire da lì, da questo zero liquido, direi proprio che non lo so.


Perché la bambina creola, la bimba amata, è muta?

Perché a un certo punto, a metà del romanzo, ho deciso di sfruttare drammaturgicamente qualcosa che non avevo pensato fin dall’inizio ma che stava prendendo forma. Nel senso che al principio non avevo scelto che la bambina creola sarebbe stata muta ma rileggendo i primi quattro-cinque capitoli mi sono accorto che in effetti non c’erano mai scene nelle quali la facevo parlare. Questa sottrazione di parola, fin lì casuale (nel modo in cui possiamo credere sia casuale), ho pensato potesse diventare funzionale e necessaria. Quindi mi sono documentato sulla Lis, la Lingua italiana dei segni, e sono andato a riscrivere una serie di scene dei primi capitoli facendo affiorare, nella bambina creola, una gestualità misurata che però, in quel momento, poteva non essere percepita dal lettore come significativa. Il suo mutismo volevo diventasse noto più in là, quando il personaggio si era già guadagnato quote di esistenza nell’immaginazione del lettore.

Al di là di questo, la bambina creola è muta ma è più espressiva, persino più parlante, di quanto sia mai Nimbo in tutto il romanzo. Perché Nimbo moltiplica alfabeti ma li sperpera tutti; la bambina creola ha una sola lingua a disposizione e la usa in modo vivo e sano.


Mi è sembrato di capire che i tre eroi del libro, maestri di eleganza e perfezione, ossessionati dalla disciplina, dal calcolo, aspiranti strateghi, in realtà soffrano di precisi analfabetismi sociali, emotivi. Per esempio, Nimbo è incapace di amare.

Come detto, Nimbo ama il linguaggio e vorrebbe che fosse il linguaggio ad amare per lui. Nimbo è facondo e infecondo, nel senso che è attratto dal mito del logos spermatikòs, affida alle parole il compito di percorrere il mondo e farlo fertile. Soltanto che questo è un abbaglio disperato, un modo per far passare il tempo scivolando sullo smalto compatto dell’alfabeto, senza mai correre il rischio di tacere e amare. Dunque Nimbo non è propriamente incapace di amare: è incapace di stare zitto, di far cessare il linguaggio e di scegliere di amare al di fuori del linguaggio.

Non ne ha parlato nessuno, e invece io me ne sono innamorato, parlo di Cotone, il fratello piccolo di Nimbo, solido senza aggressione, silenzioso senza ostilità, trasparente all’apparenza, capace però di rappresentare in modo intenso il dramma per l’aborto della mamma, e di farlo attraverso una cognizione del dolore orale. Me lo presenteresti? Riflette, tra l’altro, parti dell’identità di Nimbo? O ne è l’alter ego?

Il Cotone è, con la bambina creola e Morana – ognuno con le sue specificità – uno dei personaggi silenziosi di un romanzo che invece è ininterrottamente parlato. In un certo senso il Cotone, la bambina creola e Morana esistono agli antipodi di Nimbo, Bocca e Scarmiglia. Ognuno con le sue specificità, dicevo. Perché se la bambina creola è il silenzio fiero e Morana è la parola incerta che preferisce rifugiarsi in un silenzio animale, il Cotone è invece portatore di un silenzio morbido e bianco (il Cotone non è “cotone” per caso), un personaggio che, scrivendo, mi serviva a contrastare Nimbo, nel senso di distinguerlo, delimitarlo, facendo esistere sulla pagina un sentimento differente. Perché se Nimbo è afflitto da una volontà proclamata che nella maggior parte dei casi è evidente velleitarismo, il Cotone contiene invece una volontà salda e serena, che non cerca di confliggere con il mondo ma lo attraversa con pacifico stupore. Mangia il suo pane, guarda ogni cosa ma è del tutto estraneo al giudizio. È creaturale, e questo lo rende di nuovo parente strettissimo della bambina creola.

Vorrei parlare di Storia. Io sono un appassionato di storia patria, per anni ho seguito storici dire che il nostro popolo dopo avere toccato il fondo riesce a riemergere con una forza unica, ho imparato da piccolo che ad ogni Caporetto segue per reazione una Vittorio Veneto, che siamo gente colma d’inesauribili riserve d’orgoglio. Dalla miseria, dalla disfatta sappiamo risorgere come nessun altro, alla fine del tunnel vediamo la luce. E ti dirò la verità, mi ero convinto, ci avevo creduto. Poi, leggendo Il tempo materiale mi è sorto un dubbio, si è affacciata una resipiscenza. Per te, anzi per il narratore, infatti, mi pare che non sia così, se ricordo bene la reazione alla disperazione da parte degli italiani nel libro è considerata isterica, scomposta, confusamente arrembante.

Le letture della storia italiana alle quali ti riferisci sono legittime ma condizionate da una logica da montagne russe che si risolve in un atteggiamento autoconsolatorio. L’idea per la quale se si scende poi si risale – e poi si precipiterà di nuovo ma ancora più in là un orgoglioso colpo di reni ci rimetterà nelle condizioni di reagire e di risalire ancora la china, e così via all’infinito tra nadir e nuovi zenith – è quella di una ciclicità nella quale crolli e riprese si equiparano o per lo meno si bilanciano. Come detto, dal mio punto di vista – che chiaramente è a sua volta condizionato da altri modelli a loro volta opinabili – queste letture tendono a essere autoconsolatorie e rischiano di risultare deresponsabilizzanti. Perché se esistiamo in balìa di una struttura (l’immenso telaio delle montagne russe con le sue furibonde curve paraboliche) sempre e comunque più forte di noi – della nostra famigerata identità, della nostra storia – allora, e credo che questa sia un’attitudine mentale molto italiana, noi non siamo altro che ospiti, viaggiatori occasionali, clienti della grande macchina delle vicende umane, una macchina regolata da leggi inconoscibili e assolute, da una forza di gravità (e di inevitabilità) degli eventi che, come accade per le montagne russe, impone determinati andamenti e non ammette obiezioni. In ogni caso – e qui il teorema si fa perfido e definitivo – non siamo quelli che possono assumersi una responsabilità. Accettare di essere i clienti della nostra storia, quelli che non possono essere contraddetti perché hanno sempre ragione, continua a essere la tentazione grandissima alla quale nella maggior parte dei casi, costruendoci una cultura complice, abbiamo scelto e scegliamo di cedere.

Ancora sulla storia. Secondo me la tua è una delle migliori interpretazioni storiche del fenomeno delle Brigate Rosse. Nimbo, il protagonista, ha intuizioni acute sul loro linguaggio e quindi sulle loro azioni. Scorrendo sui giornali i comunicati delle Br dice:
Leggendo perdo la concentrazione, non riesco né ad andare avanti né ad andare indietro, come quando in piscina non ho più fiato, sento male all’addome e alle gambe e devo fermarmi a centro vasca a fare il morto.
Le frasi delle Br fanno il morto. Le frasi delle Br
sono il morto. Le frasi delle Br fabbricano il mondo a forma di morto facendo finta di immaginare il futuro, la vita che verrà.
La lingua delle Br, penso, è un animale mitologico inservibile, un unicorno degradato: il suo corpo è rachitico, il sangue è melmoso, il corno sulla fronte è un fallo posticcio. E’ una lingua in cui convivono impulsi opposti, come dentro di me convivono sempre – per quella lingua e per tutto – entusiasmo e delusione.
Ti chiedo: che tipo di opposizione ideale immagineresti oggi in Italia?

Più concreta che ideale, l’opposizione che ho in mente passa per la spietatezza. Fine delle letture consolatorie e delle giustificazioni: ognuno mette a fuoco la propria intelligenza e cerca di capire che cosa ne ha fatto, individualmente e collettivamente, e che cosa ne sta facendo. L’obiettivo è quello di venire fuori da un impasse che non è soltanto generazionale bensì epocale, il fatto di permanere divertiti e ironici nello stallo delle nostre intelligenze. Le nostre intelligenze sono diventate potentissime, ustorie e implacabili. Capiscono tutto e lo fanno con sottigliezza, con una plasticità di toni che è il risultato felicissimo dell’introiezione – in parte consapevole e in parte inconsapevole – della miriade di codici con i quali c’è dato entrare in contatto. Il problema è che le nostre intelligenze sono infeconde, si limitano a capire ma non si continuano in azioni concrete, in comportamenti profondamente attivi. In questo modo, interrotto il legame tra analisi e comprensione delle cose da una parte e azioni conseguenti dall’altra, ci ritroviamo qui, adesso, in compagnia delle nostre lucidissime intelligenze, e passiamo il tempo a comprendere le cose. Nel momento in cui la nostra intelligenza non è più al servizio di un’azione, siamo noi che siamo al servizio della nostra intelligenza. Letteralmente, andiamo a servizio: la teniamo pulita, la rendiamo brillante. La rendiamo intrattenimento. Venire fuori da questa ennesima complicità negativa, da questa specie di paradossale collusione, credo sia disperatamente necessario; e un modo per riprendere contatto con le azioni – tornando a quanto si diceva prima – passa per la ricostruzione di un legame solido con la pratica della responsabilità. Assumersi responsabilità senza aspettare che siano gli altri a farlo, concepire il proprio percorso come una miccia lungo la quale di continuo si accendono e proliferano scintille di responsabilità, è un modo per riconnettere a questa pratica – che è prima di tutto una lettura del mondo – il sentimento dell’orgoglio.

 

In un intervento su la Repubblica del 10 giugno 2009 argomentando sulla tua generazione di scrittori hai scritto: Se il nostro connotato è l’incertezza – lo spaesamento non come anomalia ma come costante sentimento del reale – allora diventa fondamentale non fare dell’incertezza un alibi ma uno strumento di conoscenza. Avere il coraggio dell’incertezza. Potresti esplicitarmi il senso di questo bellissimo proclama? Che tipo di percezione e di rappresentazione culturale del mondo ne risulta? Relativista?

Sì, potremmo considerarla una percezione relativista, relativizzante. Mi viene in mente un discorso di John Berger che ho ascoltato di recente durante un suo intervento pubblico. A un certo punto Berger ha mostrato un disegno fatto da lui, un nudo di donna. Nel disegno si riconosceva la sagoma di un corpo femminile seduto ma questa sagoma era imbrigliata in un reticolo di segni, di linee curve e di sporcature che erano i vari tentativi fatti da Berger per arrivare a tracciare il segno che considerava più giusto. La permanenza dei tentativi, delle linee di avvicinamento alla forma esatta, creava un dinamismo interno e una specie di riverbero intensissimo, la percezione di un corpo reale immerso in uno spazio reale. Scegliere di non cancellare i segni imperfetti e di far coesistere le prove con il risultato finale, dava luogo a una particolarissima perfezione, a un’immagine che traeva forza e credibilità proprio dal suo stesso essere luogo di sperimentazione. Pensarsi portatori di tentativi nella maggior parte dei casi non riusciti, di incertezze inevitabili se non necessarie, sapersi pensare inclusi in un riverbero continuo fatto di esitazioni orgogliose e disperate, può essere una riformulazione credibile di ciò che si intende per essere umano.

 

Tag: aldo moro, brigate rosse, giorgio vasta, il tempo materiale, john berger, la repubblica, minimum fax, storia d’italia

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