«Siamo tutti feriti» di Evelina Santangelo
Prima di tutto, cito Francesco Forlani (da NI): «chi ha gioito di quel gesto oltre ad essere un irresponsabile, è un idiota».
Una riflessione. «Non sono io. Io non sono nessuno», ha detto subito dopo Tartaglia. «Ho paura della mia autocensura, presentimento di una pesante censura», scrive Beppe Sebaste su Nazione Indiana. In questa terribile intersezione di frasi spezzate (in cui si riflette il drammatico senso della propria irrilevanza) e paure impronunciabili si definisce, credo, il sentimento di molti. «Io non sono nessuno e ho paura della mia autocensura… dei miei stessi presentimenti…» mi verrebbe da dire
Perché, a quanto pare (e speriamo di sbagliarci) a «“a causa” di quel volto (post hoc ergo propter hoc), il governo sta pensando di varare leggi speciali: divieto di manifestazioni e oscuramento di siti internet. Ecco, di questo vertiginoso, arbitrario passaggio, cosa ne pensiamo? vogliamo dire qualcosa, o aspettare che succeda il peggio? e possiamo parlare delle nostre paure, così evidenti che né il mio né il giornale di riferimento d belpoliti hanno ripreso i nostri ragionamenti?» dice amaramente Sebaste.
E, in verità, anche io temo (sperando di sbagliarmi) che oggi il punto sia questo. Un gesto inconsulto sta finendo per legittimare parole «inconsulte», che sembrano adombrare, o anticipare, o preparare atti «inconsulti», democraticamente inconsulti, e questo proprio mentre tutti si è pieni di sconcerto, uno sconcerto che si traduce in autocensura, per timore che le proprie parole possano essere equivocate, strumentalizzate, o anche deturpate (da chiunque, anche, e soprattutto, dagli idioti cha hanno gioito). Perché quel che, a mio parere, è davvero drammatico, quel che è sconcertante è non solo il valore simbolico che assume quel viso umano (semisacro, mistico, mediatico… come ha notato Belpoliti sempre su NI) sfregiato da una mano assurda, folle, ma la sostanza di quello che incarna: oggi, in Italia, il corpo delle istituzioni (nella figura istituzionale del capo del governo) mostra in tutta la sua evidenza quanto sia stato sfregiato… da chi lo ha aggredito dall’interno, da chi non lo ha difeso abbastanza o non ha saputo difenderlo, da chi non se ne è nemmeno curato, da chi ha pensato di poterlo difendere con atteggiamenti disinvolti, parole e comportamenti sbagliati… da chi lo ha addirittura dichiarato morto... morta la costituzione, morte le garanzie democratiche, morti i cittadini...
Per me è questo il punto: tutti i corpi sfregiati di quest’Italia. Accanto al corpo istituzionale deturpato, il corpo sociale, il corpo politico, il corpo della società civile… tutti questi corpi offesi e violati, anche dall’insipienza, dall’ambiguità, da doppiogiochismo di chi finge di curarsene o ancora dalla sostanziale noncuranza di quanti sembrano «incapaci di giudicare», come dice la Arendt, o forse disinteressati al giudizio o intiressati alla mancanza di giudizio.
Se è vero che «siamo contemporanei fin dove arriva la nostra comprensione», (cito ancora la Arendt) allora cerchiamo tutti di capire verso cosa stiamo andando, con intransigente lucidità. Forse è davvero arrivato il tempo della intransigente lucidità, ecco, e dell’assunzione di responsabilità. Perché si può «essere colpevoli», anche «senza essere minimamente responsabili», ma si può essere colpevoli anche per esser venuti meno alle proprie responsabilità. Ognuno… le sue. «Siamo tutti coinvolti», ricominciamo da qui. (E siamo tutti «feriti»). Evelina Santangelo Link Nazione Indiana: Intervento di Beppe Sebaste http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/se-questo-e-duomo/ Intervento di Marco Belpoliti: http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/
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